Il Tirreno

Toscana

Morte di Duccio il Gip: «Sapevano di poter uccidere»

di Matteo Leoni
Morte di Duccio il Gip: «Sapevano di poter uccidere»

Confermata l’accusa di omicidio volontario per i due arrestati dopo il folle inseguimento

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FIRENZE. Un altro uomo ha rischiato di morire prima di Duccio Dini, il ventinovenne morto dopo essere stato travolto il 10 giugno nel corso di un inseguimento tra alcune auto guidate da nomadi del campo rom del Poderaccio a Firenze.

Pochi istanti prima dell'incidente infatti un'altra potenziale vittima, uno scooterista, è riuscito a scansare una delle vetture che aveva invaso la sua corsia a folle velocità. Lo rivelano i video girati dalle telecamere cittadine.

Lo sa il gip Angelo Antonio Pezzuti, che proprio in base a questo, e ad altri elementi, ha confermato per i due arrestati, Amet Remzi di 65 anni e il nipote Mustafa Dehran di 36, l'accusa di omicidio volontario per dolo eventuale avanzata dal pm Tommaso Coletta della procura fiorentina.

I due sapevano che potevano uccidere qualche malcapitato, un pedone, un motociclista o un automobilista che avesse intralciato la loro folle corsa dietro al parente da punire per un affronto. Ma hanno accettato il rischio, disposti a tutto, anche a uccidere, pur di vendicarsi del torto subito.

Due uomini arcinoti alle forze dell'ordine, uno di loro anche per un reato particolarmente odioso come la riduzione in schiavitù di minore. Due malviventi non comuni, secondo il gip Pezzuti, che mercoledì li ha interrogati nel carcere di Sollicciano: caratterizzati da un'altissima propensione al crimine, tanto da essere incapaci di rispettare le più elementari regole di convivenza del vivere civile.

Per il gip i due nomadi hanno dato prova di essere senza scrupoli. Lo dimostra il fatto che prima dell'incidente avevano già urtato altre vetture, tra cui una in sosta, ferendo anche in modo lieve uno dei conducenti. Avevano ignorato un semaforo rosso percorrendo un incrocio a tutta velocità. E poi anche costretto uno scooterista a scansarsi, evitando di un soffio un impatto che per lui sarebbe stato quasi certamente mortale. A farne le spese è stato Duccio, che ha pagato il prezzo più caro per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era fermo al semaforo, domenica alle 12, stava andando a lavoro. Le auto gli sono piombate alle spalle, una l'ha travolto facendogli fare un volo di molti metri. Lui, a differenza del primo scooterista, non ha avuto il tempo di scansarsi. Perché è successo tutto alle sue spalle, e lui forze neanche se n'è accorto.

Ieri mattina, nella chiesa di Santa Maria a Cintoia, si sono svolti i suoi funerali, officiati dal parroco Massimiliano Gabricci, anche cappellano della Fiorentina e della nazionale. Alle esequie ha partecipato anche il sindaco Dario Nardella, che per l'occasione aveva proclamato il lutto cittadino a Firenze.

«Oggi è il giorno del silenzio - ha detto il parroco durante l'omelia -, della vicinanza alla sua famiglia che in questi giorni ha dato una testimonianza meravigliosa».

«Poi verrà anche il momento della richiesta di giustizia - ha detto il sacerdote -, ma mai nella vendetta, mai nell'odio. Ciao Duccio - ha detto ancora il sacerdote -, ci rivedremo in paradiso con la tua prima maglia, quella del San Michele, e quella della Fiorentina».

E delle maglie di tanti colori, tante quante sono state le squadre in cui ha giocato Duccio, era coperta la bara, oltre a quella della Fiorentina di cui era grande tifoso. La sua canzone preferita, Viva la vida dei Coldplay, ha chiuso la cerimonia funebre, in una chiesa gremita e con tantissime persone, centinaia, rimaste fuori. La fiaccolata che era prevista per domani sera, organizzata nel suo quartiere dai più stretti amici di Duccio, è stata poi annullata per rispettare il dolore e dare il giusto risalto solo ai funerali.

«La famiglia e gli amici più stretti di Duccio - si legge su Facebook - in questo momento di dolore stanno pensando solo a ricordarlo e a commemorarlo. Per questo si dissociano da qualsiasi tipo di iniziativa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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