Il Tirreno

Toscana

«Progetto adeguato: la maxi darsena si fa»

di Mauro Zucchelli
«Progetto adeguato: la maxi darsena si fa»

Il sindaco M5S difende (dai tagli) l’ampliamento del porto

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LIVORNO. «Macché a rischio, anzi semmai è un esempio: il progetto della Darsena Europa del porto di Livorno, ma in versione light, rientra pienamente in quel che dice il ministro Toninelli sull’analisi costi-benefici. Ora il secondo progetto è meno inutilmente faraonica di quello iniziale». Filippo Nogarin, sindaco di Livorno e figura-simbolo del M5s di governo, ce la mette tutta per salvare la porta – anzi, il porto di Livorno – dal rischio di autogol da parte del capogruppo pentastellato in consiglio regionale Giacomo Giannarelli.

È stato proprio quest’ultimo, in una dichiarazione a Il Tirreno, a scatenare la tempesta prendendo al volo la “spending review” dando di fatto lo stop al progetto di espansione del porto livornese. Apparentemente in forma soft: chiedendo di risparmiare così che il contributo della Regione (12,5 milioni all’anno per vent’anni a copertura parziale del mutuo dell’Authority) potesse esser dirottato verso qualcos’altro, come ad esempio le opere anti-alluvione. Quanto basta per far rizzare i capelli in testa a tutto un vasto arcipelago di forze: Confindustria, artigiani Cna e Camera di Commercio ma anche il Pd con il consigliere regionale Francesco Gazzetti e perfino Potere al Popolo. Non c’è chi non ritenga indispensabile questo progetto per evitare la decrescita infelice dello scalo labronico.

Sindaco Nogarin, appena si sente odor di infrastrutture, sembra che inevitabilmente scatti il riflesso pentastellato: vade retro, grandi opere…

«Non dica così. Abbiamo fatto tante battaglie e ottenuto un più adeguato dimensionamento del progetto: e ora si fa».

Belle parole ma le dichiarazioni di Giannarelli parlano da sole. E chiunque sa che senza i soldi della Regione l’espansione del porto livornese non si fa.

«Giannarelli è giusto che esprima quel che ritiene opportuno, devo dire che quelle parole non erano concordate con chi tutti i giorni lavora sul territorio. E aggiungo che oggi i fatti ci danno ragione: è stata sconfitta la vecchia impostazione di un progetto kolossal, anche i mercati l’aveva respinta al mittente. Si è passati a un progetto bis perché sono stati i mercati a rifiutarla. Lo vede che avevamo ragione?».

In realtà, siamo qui a parlarne solo perché, in un consiglio comunale surreale, le opposizioni votarono al suo fianco per il sì alla maxi-Darsena e il M5s si astenne (con anche tre no espliciti)…

«Quella posizione del gruppo consiliare M5s respingeva non l’idea della Darsena ma quel dimensionamento assurdo, sbagliato, inutile. Ripeto: bocciato dai mercati, i tentativi sono andati deserti a ripetizione. Volevamo dire: questa Darsena così com’è votatevela voi».

E quel suo “sì” invece…

«Lei sbaglia strada se pensa che vi sia stata una spaccatura fra sindaco e gruppo consiliare. Nient’affatto, il mio è stato un voto istituzionale: condividevo le ragioni del gruppo consiliare, e non lo dico solo ora. Anzi, io in vari comitati portuali l’ho ribadito».

Se però capisco bene, lei ora anzi rivendica quasi la paternità di questa Darsena light…

«Siamo riusciti a ottenere un ripensamento che ha portato a una soluzione migliore. Noi Cinque Stelle non siamo “contro”: leghiamo le opere a una analisi dei costi comparati ai benefici».

La vostra lotta anti-Tav pare dire qualcosa di diverso.

«Si sbaglia: anche lì il nostro “no” nasce dall’analisi costi-benefici: non sta in piedi il piano economico reale di quell’opera che è una straordinaria stupidaggine. Invece…».

Invece cosa?

«Voglio dire che, al contrario, là dove gli effetti sono positivi, l’infrastruttura si fa. E il caso della Darsena Europa versione light è proprio uno di questi: non solo dà slancio all’esistente ma offre finalmente una prospettiva. Dunque, è giusto che lo Stato investa. Anzi, sono io il primo a dire che va fatta e rappresenta la strada per il rilancio. E non parlo solo del porto ma dell’intera città, della Toscana e forse del sistema Paese».

In realtà, ci si potrebbe immaginare che al Nord i governatori della Lega possano contenere la foga no-Tav di voi M5s, che dunque presumibilmente si scaricherà sull’Emilia che va alle urne il prossimo anno o sulla Toscana che voterà fra due…

«Balle, questo discorso non regge per niente. La invito a guardare “dentro” gli ingranaggi parlamentari, a cominciare dalle commissioni. Noi Cinque Stelle faremo il bello e il cattivo tempo: lì dentro abbiamo il doppio dei parlamentari della Lega, di cosa stiamo parlando? E poi c’è un contratto di governo che è assai chiaro».

Anche sulle infrastrutture?

«Sui porti ci sarà un avanzamento di quelle opere strategiche com’è sicuramente la Darsena Europa, ma ripeto con questo secondo progetto. E abbiamo perso un sacco di tempo: l’avevamo detto tre anni fa, però allora tutti a darci addosso e chi ne fa le spese sono i cittadini…».

Dipende anche del fatto che allora non c’erano le nuove regole sui dragaggi che hanno consentito di svincolare dal quantitativo di metri cubi dragati il dimensionamnto dei piazzali…

«Non è esatto. Già ai tempi del primo progetto, si poteva scegliere di portare via i sedimenti».

Via dove?

«Semplicemente in un altro posto che non fosse quello: a costi maggiori, è chiaro. Ma mi chiedo se e quanto abbia inciso. Teniamo presente, lo dico di nuovo, che il primo progetto è andato a sbattere e l’altolà gliel’ha detto anche il mercato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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