Il Tirreno

Toscana

«Euro decisivo per l’export non si può tornare indietro»

di Fabio Calamati
«Euro decisivo per l’export non si può tornare indietro»

A Pistoia il presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia Stoccate ai leader di Lega e M5S senza nominarli: «Ora vanno moderati i toni»

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PISTOIA. L’urgenza più grande è quella di avere un governo, certo, ma a Confindustria non va bene un governo purchessia. L’Europa e l’euro devono essere al centro del programma, su questo non si discute. E l’altro cardine deve essere il lavoro, non toccando quei provvedimenti che hanno già avuto effetti positivi sull’economia reale.

È netto nelle sue valutazioni Vincenzo Boccia, presidente nazionale di Confindustria, che ieri mattina ha concluso i lavori dell’assemblea annuale degli industriali di Lucca, Prato e Pistoia (la cosiddetta “Confindustria Toscana Nord”), riuniti per la prima volta proprio a Pistoia. Tra l’altro, in uno splendido centro fiere ricavato da un capannone industriale dove la Breda di Pistoia aveva costruito treni fino a cinquant’anni fa.

E l’impressione è che se Luigi Di Maio o Matteo Salvini per sbaglio si fossero presentati davanti alla platea di Pistoia, sarebbero stati accolti da diverse bordate di fischi. Vincenzo Boccia non li nomina mai, nella mezz’ora scarsa del suo intervento. Ma di stoccate ne mette in fila diverse e tutte dirette ai leader dei partiti vincitori delle elezioni politiche di marzo.

«L’euro è una scelta imprescindibile e non negoziabile per l’Italia, che è un paese ad alta vocazione di export, dove i tassi di interesse sono determinanti e ritornare a dimensioni semplicistiche della chiave economica non è un vantaggio per il paese». Altro che i “piani B” del professor Savona.

E poi: «Bisogna moderare i toni, perché quando all’estero sentono parlare di impeachment hanno paura, e noi siamo il secondo paese industriale d’Europa, anche se in Italia pochi ne sono consapevoli, con una forte propensione all’export, e non dobbiamo creare incertezze, ne va della credibilità del paese».

Invece ci vorrebbe una politica che mettesse al centro Europa e lavoro e che fosse capace di essere autorevole, senza alzare la voce, senza delegittimare l’interlocutore e senza rivolgersi di continuo ai sondaggi on line. E soprattutto, che non scambiasse gli effetti con le cause: «Il nemico da combattere è il debito pubblico e la disoccupazione, non i mercati. I mercati sono un effetto dei nostri comportamenti, non sono il nemico».

L’unica concessione arriva proprio sull’Europa. Che è fondamentale, ma che comunque va riformata, perché «è la crescita che crea stabilità, non viceversa».

Boccia ribadisce la necessità di mettere al centro dei programmi di governo il lavoro e specifica che questo significa anche «non toccare i provvedimenti che hanno avuto effetti sull’economia reale».

Non chiarisce quali, ma non ce n’è bisogno. Solo pochi minuti prima, il direttore operativo di Hitachi Rail Giuseppe Marino – coinvolto in un mini talk show condotto dal giornalista di Radio 24 Luca Telese – aveva illustrato i frutti positivi di “Industria 4.0” nello stabilimento ferroviario di Pistoia, dove si è investito per innovare ma si sono anche fatte nuove assunzioni. Non solo: il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi, aprendo i lavori dell’assemblea, aveva tra l’altro sottolineato la crescita di occupati (10.000 persone nelle tre province) tra il 2014 pre-Jobs Act e decontribuzioni e la fine del 2016 .

Insomma, dal punto di vista di Confindustria non ci sarebbero molte ragioni di guardare con fiducia all’immediato futuro. Ma ai giornalisti che prima del suo intervento, gli chiedevano se fosse o meno ottimista su una soluzione immediata della crisi, il leader di Confindustria ha risposto di «contare nel buon senso e nel pragmatismo della politica».

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