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Toscana

Bimbi dimenticati in auto, l'esperto: «Un’interferenza nella nostra routine e la mente va in tilt»

Mario Neri
Nicola Artico
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Nicola Artico

Nicola Artico, psicologo a capo del dipartimento di Salute Mentale dell’Asl, prova a spiegare come può succedere di lasciare un figlio sul seggiolino dell'auto

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LIVORNO. «Per la quotidianità la nostra mente funziona in modalità automatico». Alzarsi, fare colazione, portare i bimbi al nido, tutto lo stress giornaliero, il nostro carico di impegni, incombenze ed obblighi di pianificazione è gestito da «funzioni esecutive» che permettono alla memoria di lavorare «in economia». Ma per Nicola Artico, psicologo a capo del dipartimento di Salute Mentale dell’Asl, «basta un suono, una preoccupazione imprevista, una piccola interferenza cognitiva per spezzare ogni automatismo e perfino una vita».

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Dottore, come può succedere, come si può dimenticarsi di un figlio sul seggiolino?

«Be’ le rispondo dicendo che ho già dovuto commentare un episodio simile a quello di Pisa, ad Arezzo, nel giugno scorso. Non è passato nemmeno un anno. La nostra mente è intrisa di limiti».

Perché la nostra memoria può subire un reset così sconvolgente?

«Perché funziona in termini molto economici. Dobbiamo processare, tutti i giorni, centinaia di stimoli e richieste. Ma per fare tutto questo, per rispondere alle mille domande giornaliere che la vita ci pone, e spesso in fretta, la nostra mente attiva processi automatici. Se per esempio dovessimo riflettere su ogni singolo gesto che facciamo in auto per guidare, con il piede, le mani, lo sguardo, saremmo lentissimi. Noi invece guidiamo in automatico. Ma questo, come scopre ogni tanto chi guida, presenta anche rischi. Così, tra le principali funzioni al servizio della nostra vita psichica ci sono le "funzioni esecutive".

Di cosa si tratta?

«Sono complesse modalità con cui la nostra mente cerca di far fronte ai compiti, agli impegni; che devono essere percepiti, memorizzati, elaborati in modo da pianificare una corretta risposta comportamentale. Per gestire l'enorme mole di questo lavoro quotidiano in modo economico, la nostra psiche automatizza molti dei nostri schemi abituali di vita. Purtroppo, portare un bambino al nido e poi andare di corsa a lavorare è uno degli schemi più tipici. Per spezzare uno di questi tipici schemi abituali basta una qualunque piccola interferenza cognitiva. Una telefonata inattesa, una preoccupazione improvvisa annunciata sul lavoro, qualunque cosa sposti quel tanto quanto basta sul piano del pensiero o dell'emozione, un circuito comportamentale assodato, ma automatizzato, che può deragliare».

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Metodi pratici per riparare ai vuoti di memoria?

«Come facciamo partire un suono che ci obbliga a ricordarci le cinture, dovremmo avere un dispositivo per i seggiolini con un peso sopra».

Cosa succederà alla mente, al cuore, alla vita di questi genitori?

«È la domanda più difficile. Nessuno può prevederlo. Ma sappiamo anche che gli esseri umani sono costruiti per affrontare anche le tragedie più immani. A patto che si diano alcune condizioni. Condizioni fatte di accoglienza relazionale, di supporto autentico, di interessamento solidale, di rispetto. A patto che il dolore della condizione umana ci riguardi. Tutti».

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