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Licenziati i carabinieri del caso stupro

Licenziati i carabinieri del caso stupro

Indagati per la violenza su due studentesse Usa a Firenze. L’avvocato: «Convinto dell’innocenza, la dimostrerò»

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PRATO. L’esito era praticamente scontato ed è arrivato puntuale: hanno perso il posto i due carabinieri indagati dalla Procura di Firenze con l’accusa di aver stuprato due studentesse americane nella notte tra il 5 e il 6 settembre, dopo averle riaccompagnate a casa con l’auto di servizio.

L’appuntato Marco Camuffo, residente a Prato, e il carabiniere scelto Pietro Costa, entrambi fino a ieri in servizio al Nucleo radiomobile di Firenze, sono stati destituiti dal ministero della Difesa. Affronteranno il processo penale senza gradi sulle spalline di quella divisa che, a sentire le due studentesse di 20 e 21 anni, ha rappresentato un elemento intimidatorio in quella notte di alcol e sesso.

Esito praticamente scontato, si diceva, perché era impensabile che nei confronti dei due militari non venisse preso un provvedimento esemplare dopo il clamore mediatico suscitato dalla vicenda, per la quale a un certo punto si è mosso anche il Dipartimento di Stato Usa. Non è d’accordo l’avvocato Giorgio Carta, che difende Costa (mentre Camuffo è difeso da Cristina Menichetti). «Il famigerato articolo 1.393 del Codice dell’ordinamento militare - scrive Carta su Facebook - dal 2016 consente di licenziare un militare prima di qualsiasi sentenza e finanche prima del rinvio a giudizio, con buona pace della presunzione di non colpevolezza stabilita dalla Costituzione. È una potestà, però, non un obbligo, e infatti la stessa norma ben consente di sospendere l’accertamento disciplinare in attesa della verifica dei fatti. Ma così non è stato».

Il nocciolo della questione, però, è un altro. Qui non si tratta di stabilire se i due carabinieri abbiano abusato delle due studentesse. Il Ministero evidentemente ha ritenuto che bastasse quanto i due indagati hanno già ammesso, perché non potevano negarlo: la violata consegna, l’uso improprio dell’auto di servizio, i rapporti sessuali con le due giovani americane durante l’orario di servizio (rapporti che i due definiscono consenzienti). Certo, nel provvedimento di destituzione si parla anche dell’accusa di violenza sessuale e i difensori fanno notare che per la violata consegna non è prevista la perdita del posto, ma è il quadro complessivo della vicenda che ha convinto il Comando generale ad adottare la sanzione più dura, senza attendere la fine del procedimento penale o di quello militare, per tentare di riparare in parte un danno di immagine che è stato enorme per l’Arma.

Il sostituto procuratore Ornella Galeotti ha inviato gli avvisi di chiusura indagini a metà marzo, ma ancora non è stata fissata una data per l’udienza preliminare nel corso della quale il giudice deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio e i difensori valuteranno se chiedere riti alternativi. Per il 30 maggio è invece fissata l’udienza del procedimento militare.

«Io rimango convinto della loro innocenza per ciò che concerne l’accusa di stupro - ha commentato l’avvocato Carta - e mi batterò senza risparmio per dimostrarlo davanti a un giudice e non sui giornali». La testimonianza delle due studentesse è stata raccolta già a novembre nel corso di un incidente probatorio che ha suscitato qualche polemica per le domande rivolte alle ragazze dai difensori e non ammesse dal giudice Profeta («Lei trova affascinanti, sexy, gli uomini in divisa?», «Lei indossava solo i pantaloni quella sera? Aveva la biancheria intima?»). Tra gli elementi sottoposti alla valutazione del Tribunale ci sarà anche la circostanza secondo la quale una delle due studentesse ha conservato nella memoria del cellulare il numero di uno dei due carabinieri: la difesa sostiene che il numero è stato salvato dopo il presunto stupro.

Paolo Nencioni

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