Gioco
Il ritorno al Vangelo nelle città dei fratelli
Il Papa a Nomadelfia e Loppiano, una giornata in una famiglia
GROSSETO. Papa Francesco è in Toscana. Stamani alle otto e cinque l’atterraggio a Nomadelfia, “paese - comunità” alle porte di Grosseto: poi, alle dieci, l’approdo a Loppiano, “cittadella permanente” nel comune di Figline e Incisa Valdarno. Due visite brevi e ufficialmente private, ma dense di significato. Perché Loppiano e Nomadelfia non sono due posti qualunque, né per la geografia istituzionale, che fatica a definirli, né tantomeno per le geografie della fede cattolica: da sempre tenacemente ancorate alla parola del Vangelo e vicine agli ultimi, entrambe le comunità non sono mai state del tutto dentro la Chiesa ufficiale, eppure mai del tutto ne sono state fuori.
Il viaggio di oggi di Papa Francesco, sulle orme di Giovanni Paolo II e forse con un passo che si spinge ancora qualche centimetro più in là, ribadisce allora il cammino di ritorno al Vangelo che il Pastore Jorge Mario Bergoglio indica alla Chiesa di Pietro. E lo fa mentre per Don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia, e per Chiara Lubich, fondatrice della cittadella di Loppiano e del movimento dei Focolari, è aperto il processo di canonizzazione.
Di questo, di questo messaggio, si discute ormai da settimane, sin dall’annuncio della visita di Papa Francesco in terra di Toscana. E come sempre accade con le scelte di questo Pontefice, è un messaggio che divide, dentro e fuori la Chiesa.
Le due comunità che oggi accolgono Bergoglio sono profondamente diverse, eppure hanno molte cose in comune. A cominciare dall’etimologia dei rispettivi nomi, entrambi di radice greca: il nome per esteso della cittadella di Loppiano è infatti Mariapoli di Loppiano, ovvero semplicemente città di Maria, città di donne che – nel dopoguerra – lasciano le loro famiglie per vivere insieme, dedicarsi ai poveri e “realizzare l’unità delle persone”; Nomadelfia invece significa “legge della fratellanza”, perché qui – dove non circola moneta – la fratellanza è legge.
Il movimento dei Focolari, nato nel 1947, ha dovuto attendere il 1990 per vedere riconosciuti i suoi statuti dal Vaticano. E Nomadelfia dalla Chiesa ufficiale fu addirittura a lungo osteggiata: costretto alla fuga dalla prima “casa” di Fossoli, in Emilia, don Zeno approdò in Maremma nel 1952 con i suoi piccoli apostoli “profughi” e solo nel 1980, un anno prima di morire, poté incontrare e abbracciare un Papa.
Quel Papa era Carol Wojtyła: Giovanni Paolo II visitò Nomadelfia nel 1989, ricucendo una frattura lunga e dolorosa; e lui stesso, l’anno dopo, riconobbe ufficialmente il movimento di Chiara Lubich.
Ora qui torna Papa Francesco. Il rapporto di Bergoglio con i figli di don Zeno è ormai lungo e consolidato. E la visita a Nomadelfia è prima di tutto la visita a una famiglia di amici: il Papa, non a caso, incontrerà in privato un “gruppo familiare”, con il quale condividerà la colazione, caffè e torta fatta in casa; e una parte importante del suo breve passaggio la dedicherà a una preghiera sulla tomba di don Zeno. Infine l’incontro pubblico nel salone della comunità, con poco più di seicento persone: tutti i nomadelfi, i giornalisti arrivati da ogni parte d’Italia, le autorità.
Ad accogliere Papa Francesco in Maremma ci saranno però migliaia di persone, grazie alla volontà di Nomadelfia che ha deciso di spalancare le sue porte a tutti coloro che fisicamente possono trovare posto negli spazi della cittadella. Gli ingressi disponibili erano cinquemila e le prenotazioni on line sono andate esaurite in poche settimane. I tantissimi che non avranno accesso al salone potranno vedere e ascoltare l’incontro in diretta da un maxischermo, e comunque salutare il Pontefice durante il suo passaggio per le vie del “paese della fratellanza” a bordo della Papamobile fatta arrivare appositamente da Roma. I bimbi di Campagnatico, paese limitrofo a Nomadelfia, saluteranno il passaggio dell’elicottero papale con un lancio di palloncini colorati.
Insomma, la Maremma e la Toscana accolgono Francesco con entusiasmo. Il Papa della giustizia sociale, degli ultimi, della fratellanza, dell’accoglienza. Concetti, si sa, di questi tempi non popolarissimi. Neppure in Toscana, la Toscana del Granduca illuminato e sempre meno “rossa”. Che un tempo mangiava i preti pensando a Marx e oggi non li digerisce guardando alle frontiere. Una nuova Toscana nella quale, ancora una volta, un Papa arriva a far sentire la sfida del Vangelo.
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