Il Tirreno

Toscana

Torna in campo l’allenatore aggredito, è ancora sotto choc

di Mario Neri
Un allenamento di Pulcini (foto d'archivio)
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Un allenamento di Pulcini (foto d'archivio)

Il tecnico dei Pulcini preso a pugni dal padre di un bambino non convocato. La società di Levane, Valdarno aretino, è al suo fianco e forse scatterà la denuncia

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AREZZO. «È il più forte, non puoi lasciarlo fuori». Bum, un tonfo. Lo hanno sentito anche fuori dagli spogliatoi. No. Più sordo dei rimbalzo di un pallone calciato contro il muro. Nessuna eco. Poi è scoppiato il parapiglia, le grida dei bambini, uno che piangeva. E quel babbo ancora rabbioso, un toro in un recinto. E lì, ai suoi piedi, Alessandro Sani, 50 anni, da dieci anni il mister dei Leoni bianco verdi di Levane. Disteso a terra, svenuto, stordito, le pupille che galleggiavano negli occhi. «Gli ha dato un pugno», ha urlato qualcuno. «Proprio sulla tempia, tant’è che è ancora sotto choc a casa, ne avrà per sette giorni», racconta ora Andrea Baldi, dg dell’Atletico Levane, società dilettanti di Bucine, nel Valdarno aretino. «Non era mai successo – dice il direttore generale – Stiamo valutando, probabilmente promuoveremo un’azione legale. Così non va, nessuno da noi si era mai permesso di arrivare a tanto».

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Tanto è un babbo di un bimbo che martedì è arrivato al campo e ha steso l’allenatore del figlio di 10 anni con un cazzotto. La sua colpa? Non averlo convocato per l’ottava edizione del torneo “Leone bianco verde”. Sfide a sette, quattro campi dove si gioca in simultanea. Per i baby calciatori classe 2008, una piccola Champions League toscana della categoria “pulcini”, dove ogni anno i leoni di Levane affrontano le big: Fiorentina, Empoli, Prato, Sestese, Entella. «Una festa dello sport», dicono dalla società.

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E invece si è trasformata in un’altra di quelle “domeniche bestiali”, quando i genitori fanno gli ultrà, e ruggiscono alle reti se il piccolo resta in panchina, urlano arbitro quando esci t’ammazzo, mister non lo vedi che quello è una schiappa. Quando insomma i genitori pensano di avere campioni già fatti, «e le sconfitte non sono accettate, e men che mai che i bambini possano ruotare, saltare una partita e fare spazio ai compagni», dice Paolo Mangini, oggi presidente della Figc Toscana, per anni alla guida del comitato regionale delle giovanili per la federazione. «Questi non sono casi così frequenti come un tempo, per fortuna - aggiunge Mangini - . Negli ultimi anni abbiamo fatto tanto, ma poi c’è la variabile incontrollabile, l’uomo».

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Allo stadio di Levane succede tutto intorno alle 9. «All’inizio c’è stata una discussione - racconta Baldi - un alterco. Poi quell’uomo è scattato, e ha dato un pugno all’allenatore. Non avevamo mai assistito ad una aggressione del genere. La nostra è una scuola calcio “élite”, abbiamo ottenuto un riconoscimento dalla federazione per i progetti educativi, gli incontri fra genitori e psicologi concepiti proprio per far capire quali sono i veri valori dello sport da insegnare ai bambini. Ma quell’uomo era alterato. Alessandro ha provato a dire che aveva applicato soltanto un principio di rotazione, e che il figlio sarebbe stato impiegato un’altra volta. Niente. Ha spaventato tutti, perfino suo figlio, dopo, si è messo a piangere».

Per calmarlo, i dirigenti dell’Atletico hanno deciso di farlo giocare. Al campo sono arrivati i carabinieri, e adesso il padre, un albanese di 30 anni, rischia una denuncia per lesioni e il daspo. «Alessandro è stato portato al pronto soccorso - spiega Baldi - è tornato a casa oggi (ieri, ndr) dall’ospedale. Ma ha ancora un forte mal di testa. Ed è sotto choc. Ripeto, non possiamo che condannare un gesto del genere. E nei prossimi giorni presenteremo denuncia».

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Sani ieri è tornato al campo per rasserenare il clima a tranquillizzare i suoi baby calciatori. Ma non ha ancora sporto querela, fanno sapere i carabinieri. L’episodio solleva però nuovi interrogativi su uno sport in cui l’agonismo matura troppo presto, e dove sembrano proprio i genitori a trasferire sui figli ambizioni frustrate, aspettative alimentate da tv e dalla speranza di carriere fulminanti. «Solo dal 97 al 2016 - dice Mangini - abbiamo organizzato oltre 800 incontri fra i nostri tecnici, gli psicologi, gli allenatori e i genitori delle giovanili in giro per la Toscana. Tutti con lo stesso scopo: spiegare che lo sport, fino a una certa età, è finalizzato solo all’educazione, alla partecipazione dei bambini. Che il calcio insegna ad accogliere l’altro, il bravo e il meno bravo. Che deve far crescere senza pressioni. La violenza non è accettabile, in nessun modo. Ma è importante che anche le società imparino a comunicare alle famiglie le scelte che fanno, e gli allenatori spieghino le loro decisioni».
 

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