La manifestazione
Pisa, l'accesso all'aeroporto vietato ai pullman: multe e veleni
Il Comune obbliga i passeggeri a servirsi della navetta. Ma «è un divieto unico al mondo»
PISA. Nella città della Torre è ormai conosciuta come “la guerra dei bus”, quella che vede contrapposti Toscana Aeroporti, il gestore degli scali toscani Galilei e Vespucci, e il Comune di Pisa a causa di una ordinanza comunale che dallo scorso 19 aprile vieta a tutti i mezzi di trasporto superiori a 9 posti di transitare lungo le strade che portano all’aeroporto. Ufficialmente per ridurre l’inquinamento legato al traffico nei quartieri limitrofi allo scalo pisano. Nei fatti per obbligare i bus turistici a utilizzare il parcheggio scambiatore, che dista un chilometro dal Galilei, e la navetta del Pisamover, il trenino elettrico inaugurato poco più di un anno fa per collegare la stazione all’aeroporto, che anche di quel flusso di passeggeri ha bisogno per far quadrare i conti del proprio bilancio.
E siccome salire sulla navetta, per gli utenti dello scalo, è più costoso (2,70 euro a corsa a persona) e più scomodo (prima i bus privati facevano sosta proprio di fronte al Galilei adesso i passeggeri devono scendere dai pullman per prendere un trenino fino allo scalo) l’ordinanza “tende” a non essere rispettata. Con due risultati: decine e decine di multe ai pullman che violano l’ordinanza o, viceversa, decine e decine di proteste dei passeggeri quando invece l’ordinanza viene rispettata. Con grande disagio, oltre che per i viaggiatori, per chi lavora con i bus: prevalentemente le compagnie di trasporti Autostradale e Caronna, entrambe titolari di una concessione regionale che consente loro di effettuare il collegamento Firenze- Pisa e ritorno per i passeggeri del Galilei.
Le ragioni della società. Ma a farne le spese, sul piano economico e di immagine, è ovviamente anche Toscana Aeroporti che, dopo aver senza successo provato a bloccare l’ordinanza al Tar e al Consiglio di Stato con una richiesta di sospensiva, da qualche giorno ha messo in campo una campagna di comunicazione anti Comune senza precedenti. Con lo slogan “#isoliamolo! Il mondo si apre a Pisa, il Comune di Pisa chiude al mondo” la società nata dalle ceneri della vecchia Sat è quotidianamente sui giornali per ribadire che «le decisioni del Comune di Pisa rendono sempre più difficile raggiungere o lasciare l’aeroporto per 5 milioni di passeggeri che ogni anno portano valore alla Toscana». Lo stop ai bus riguarda sia i trasporti, per così dire, di linea anche se privati come quelli effettuati da Caronna e Autostradale sia le navette su gomma che fino a qualche giorno fa accompagnavano i turisti dai parcheggi più lontani dallo scalo all’ingresso del Galilei. E lo stesso vale per le agenzie di viaggio che organizzano bus per l’aeroporto e che, ormai da giorni, si trovano costrette a scaricare passeggeri e bagagli nel parcheggio del Pisamover. Inutile dire che le proteste fioccano copiose se non altro per la difficoltà che i passeggeri hanno nel comprendere come mai quello pisano sia «l’unico scalo al mondo – ripetono come un mantra – dove non si può arrivare in autobus».
Le ragioni del Comune. «Il Pisamover è stato costruito per l’aeroporto». E questo l’assioma, il fondamento, che ispira le scelte dell’amministrazione guidata da Marco Filippeschi. Quindi l’ordinanza, in questa logica, non è che lo strumento che obbliga Toscana Aeroporti a rispettare i patti. E il mancato rispetto dell’ordinanza è, per il Comune, un fatto grave. «Il rispetto dello stato di diritto non può avere limiti, non c’è qualcuno che possa pensare di avere il privilegio d’esserne estraneo» tuonava nei giorni scorsi il sindaco. Che ricorda: «Lo sviluppo dell’aeroporto, negli ultimi venti anni, è dovuto alla condivisione con il Comune, praticata insieme alla Regione e a tutti gli altri soci, pubblici e privati. Con consenso sulle scelte strategiche e mettendo a disposizione le risorse in autofinanziamento, sempre concordando le modalità attuative. Ciò è accaduto anche per la realizzazione del people mover». Ma Toscana Aeroporti sembra averci ripensato.
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La legge e le sentenze fino ad ora sembrano dare ragione al Comune che si dichiara ispirato dall’unica volontà di tutelare l’interesse pubblico. Ma visti i toni e le dimensioni che la vicenda il partito del sindaco, il Pd, non sembra più così sicuro delle scelte fatte e chiede, a firma della segreteria provinciale, di valutare anche un passo indietro rispetto all’ordinanza.
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