Il Tirreno

Toscana

«Mi violentava da bimba e l’ha fatto di nuovo»

di Alfredo Faetti
«Mi violentava da bimba e l’ha fatto di nuovo»

La ragazza va in tv per denunciare un cinquantenne. Lui nega: si è inventata tutto. Aperta indagine

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ROSIGNANO. Il male è arrivato quando ancora era irriconoscibile ed è germogliato dentro di lei fino a plagiarla, prosciugandone emozione e capacità di decidere. È una storia per stomaci forti quella di Annamaria, classe ‘95, vittima di abusi sessuali sin da quando era solo una bambina per mano di un amico di famiglia. Un 50enne, residente a Rosignano Solvay. È un capitolo orribile che la ragazza credeva di aver chiuso alcuni mesi fa, quando la Cassazione ha confermato la condannato per l’uomo. Ma il male non appassisce. Così all’inizio di marzo Annamaria è tornata nelle grinfie del 50enne, che l’ha afferrata - racconta lei- in un distributore di benzina caricandola a forza sui sedili posteriori della sua auto, mentre un secondo uomo alla guida ha pensato a portarli lontano. Lì l’incubo è tornato quello di un tempo: breve per quanto terribile. Ne è nata una nuova denuncia, per cui la Procura di Livorno ha aperto un fascicolo per violenza sessuale.

Annamaria ha raccontato la sua storia a “Le Iene”, non solo per denunciare l’accaduto ma anche per lanciare un appello. «Se qualcuno il 5 marzo del 2018 era presso il distributore vicino piazza del Cavallo ed ha visto qualcosa e può aiutarmi lo ringrazierò con tutto il cuore», scrive sul suo profilo Facebook la ragazza, sperando di poter trovare dei testimoni. «Purtroppo - scrive ancora - è la mia parola contro la sua». Impossibile scollegare i fatti recenti con quelli di vent’anni fa. Ne sono convinti anche gli investigatori che stanno cercando di far luce sul caso. Allora occorre partire dal racconto di Annamaria a Le Iene. «Avevo solo cinque anni», spiega davanti la telecamera. In quegli anni i suoi genitori la lasciavano dalla nonna quando dovevano andare al lavoro. Al piano superiore del solito condominio abitava l’amico di famiglia, all’epoca trentenne, insieme ai suoi genitori. Capitava così che la bambina venisse accompagnata in quella casa per trascorrere qualche ora. Ed è in quelle stanze che il male si è impadronito di lei. «Credevo fosse una cosa normale - racconta Annamaria - Sua madre sapeva cosa avveniva: lui teneva la porta di camera aperta e lei sentiva tutto». La ragazza nasconderà il male dentro di sé per molto tempo, decidendo di denunciare il tutto solo dopo aver compiuto 16 anni. La causa percorre i tre gradi di giudizio, trovando in Cassazione la condanna definitiva a carico dell’uomo a 4 anni e 8 mesi di reclusione. «Non è stata abbastanza alta, e per questo abbiamo provato ad opporci, perché i giudici hanno ritenuto che fossi in parte consenziente», dice Annamaria al Tirreno. Per sua stessa ammissione, la ragazza - che intanto si è trasferita nell’entroterra pisano - spiega di essere rimasta plagiata da questa persona, fino a pensare di poterne essere anche attratta. Sensazioni da ricercare nelle ripercussioni psicologiche della vittima.

L’incubo però non è finito. Nel tardo pomeriggio del 5 marzo una macchina avvicina la ragazza lungo via Allende, vicino a un distributore. Lì «mi sono sentita afferrare sul collo e spinta con violenza sull’auto», racconta lei agli investigatori. È di nuovo lui e di nuovo è pronto ad abusarne. «Te lo meriti», le dice. Annamaria non conosce l’uomo alla guida: spiega solo che aveva un accento toscano e la voce roca. Alla fine, il 50enne chiede all’amico - che intanto lo invitava a smettere - se «vuole approfittarne anche lui», sentendosi rispondere che lui non ne vuole «sapere nulla di questa storia». Questa è la versione data da Annamaria agli investigatori, ma non subito. Solo tre giorni dopo la giovane avrà il coraggio di confidare tutto ad un’amica, che a sua volta racconterà tutto al ragazzo di Annamaria. È lui ad allertare le forze dell’ordine e la denuncia scatta il 9 marzo. C’è anche un referto dell’Asl, legato a una ferita sul braccio di lei provocata nella lotta per non salire sull’auto. La Procura ha indagato l’uomo per violenza sessuale, concentrata nel ricostruire i legami e gli eventuali rapporti ancora in essere tra la giovane e il 50enne, scavando negli abissi di una storia ai confini dell’umano. Per la cronaca, Le Iene sono andate a intervistare anche l’uomo in questione. «Si è inventata tutto», ha detto ai microfoni rispetto agli eventi passati. Senza negare però la condanna subita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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