Il Tirreno

Toscana

Guerra alle sagre estive «Durata massima 10 giorni»

di Samuele Bartolini
Guerra alle sagre estive «Durata massima 10 giorni»

I paletti della Regione contro le finte feste di paese che danneggiano i ristoranti Nel mirino le gestioni date a terzi e chi non porta in tavola i prodotti tipici

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FIRENZE. Associazioni sportive, Pro-loco, partiti. Dal prossimo anno dimenticate i duecento giorni di sagre e feste paesane da aprile a ottobre a Massarosa e dintorni. Stesso discorso per la sfilza di eventi che impazzano a Cecina nel periodo estivo. È la Regione che dichiara guerra alla “finte” sagre. Col nuovo codice del commercio non potranno più superare i dieci giorni di attività. Ma cosa intende la Regione per “finte” sagre? Sono quelle dove la gestione è affidata a soggetti terzi che incassano parte dei proventi della sagra.

C’è il friggitore di pesce che passa l’estate a cucinare calamari e gamberetti sotto i tendoni della festa e incassa un mezzo stipendio a fine evento. C’è il pizzaiolo improvvisato che sforna pizze e calzoni per gli avventori della festa e toglie il lavoro alla pizzeria lì vicino. E lo fanno nascondendosi dietro l’associazione sportiva o il partito politico che organizza la sagra. Senza un vero e proprio contratto e lavorando in ambienti che non rispettano le norme igienico-sanitarie. Col nuovo codice del commercio questa attività verrà limitata.

Si potrà continuare a svolgerla, ma per un massimo di dieci giorni. Negli altri casi sono gli stessi organizzatori che gestiscono la fiera e i proventi devono essere usati esclusivamente per fini statutari. Allora la Regione sarà di manica larga e permetterà la durata della sagra oltre i dieci giorni. Facciamo un esempio. Prendiamo un’associazione sportiva della Versilia. Vuole organizzare nel mese di luglio una sagra paesana e il suo obiettivo è dichiarato: utilizzerà i proventi per comprare il pulmino che porta i ragazzi della squadra di calcio in trasferta. Quella manifestazione potrà durare più di dieci giorni.

Ma c’è un altro freno che mette la Regione. Fai la sagra del culatello che non è un prodotto tipico della Toscana? Non avrai il permesso di superare i dieci giorni. Verranno premiate solo le manifestazioni finalizzate alla promozione delle tradizioni enogastronomiche toscane. Soddisfatto il presidente regionale di Confcommercio Franco Marinoni, portavoce dei ristoratori che da anni chiedono una stretta: «Erano anni che chiedevano alla Regione di intervenire. Troppa la concorrenza sleale registrata nei confronti dei pubblici esercizi regolarmente sottoposti al rispetto della norme fiscali e igienico-sanitarie. In certi casi gli incassi calano anche del 50%. Ma non si tratta di criminalizzare le sagre – specifica Marinoni –, se rispondono a finalità corrette perché servono all’animazione di un territorio che ne ha bisogno, sono le benvenute. Ma troppe sagre sono degenerate in altro facendo concorrenza sleale a ristoranti, bar, alberghi sottoposti a tutti i controlli del caso». Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore al commercio della Regione Toscana Stefano Ciuoffo: «Dovevamo intervenire perché la situazione era sfuggita di mano. In questo modo si separa la politica e il volontariato dalle attività di impresa. O si fa l’una o si fa l’altra». Ma l’effettiva entrata in vigore del codice del commercio non è dietro l’angolo. La limitazione delle finte sagre rientra in una proposta di legge che dovrà passare al vaglio del parlamentino toscano. L’esame del provvedimento dovrebbe chiudersi entro l’estate. Poi, se tutto fila per il verso giusto, ci vorranno sei mesi per approvare il regolamento attuativo. Quindi per vedere i primi effetti del regolamento si dovrà aspettare l’estate 2019.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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