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Strage in auto, il sopravvissuto era l’unico ad avere le cinture
CARRARA. «Ho visto sei morti in dieci giorni. Sei vittime in meno di due settimane. È terribile. E sa come ci si sente? Si sente di aver fallito nella prevenzione e nella educazione stradale. Si...
CARRARA. «Ho visto sei morti in dieci giorni. Sei vittime in meno di due settimane. È terribile. E sa come ci si sente? Si sente di aver fallito nella prevenzione e nella educazione stradale. Si fanno tante cose, con le istituzioni si organizzano controlli, test con l’etilometro, multe per la velocità. Passiamo da cattivi quando firmiamo i verbali: ma non serve a nulla. Tutto questo non serve a nulla quando in dieci giorni muoiono sei persone».
Il giorno dopo la strage, il giorno dopo l’impatto violento della Lancia Y azzurra contro il muretto accanto alla curva di viale Zaccagna a Carrara, parla la dirigente della polizia stradale Serafina Di Vuolo. Parla con amarezza e con dolore, lo stesso dolore di queste ore di lutto che uniscono una provincia intera. Per la provincia apuana un bilancio pesante di vittime della strada. Due pensionati sono morti sulle strisce pedonali di Romagnano, dieci giorni fa, mentre aspettavano il pullman per la gita a Praga. L’automobilista che li ha presi in pieno è risultato positivo alla cocaina. All’alba di sabato sono morti quattro giovani: il conducente andava a velocità sostenuta e non indossava le cinture di sicurezza. Non ce le aveva nessuno. Le aveva allacciate solo Stefano Bozzini l’unico dei cinque che viaggiavano in macchina che si è salvato. «Ringrazio Dio di averlo salvato», ha scritto la madre su Facebook.
«Noi spendiamo parole, ci sono campagne nazionali. Ma bisogna ammettere che è necessario fare di più - dice la Di Vuolo - Perché le cinture di sicurezza salvano la vita e deve diventare abitudine allacciarle anche nei sedili posteriori. Sono preoccupata perché questi messaggi non passano». Nella curva “avvolgente” questa è la definizione tecnica, di viale Zaccagna ieri c’erano fiori freschi. Nessun segno dello schianto. Perché Marco Crea, il 21enne alla guida, non ha nemmeno provato a frenare. «Da una prima ricostruzione il conducente era distratto, ha imboccato la curva a velocità sostenuta. Si è trovato il muro davanti e non ha frenato».
A fornire ulteriori elementi per le indagini che sta svolgendo la polizia stradale saranno gli esami autoptici che domani verranno eseguiti sui corpi dei quattro morti: oltre a Marco Crea, lo ricordiamo, hanno perso la vita nell’incidente in viale Zaccagna la 19enne Irene Bellulovich e i due operai inglesi del Pignone Oliver Kemp, 35 anni e Thomas Haycock, 29. Da chiarire sembra ci sia davvero molto poco: l’autopsia servirà a stabilire se Marco guidava sotto l’effetto dell’alcol. Sulla velocità e la “distrazione” non ci sarebbero invece dubbi.
Alessandra Vivoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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