Il Tirreno

Toscana

Quelle acque sulfuree in cui si tuffavano principi e papi: tornano a splendere le terme di Petriolo - Video

Francesca Ferri
Bagnanti a Petriolo sul fiume Farma
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Bagnanti a Petriolo sul fiume Farma

Parte il progetto di recupero degli antichi bagni lungo il fiume Farma. C’è il sì della Soprintendenza di Siena e Grosseto, è finanziato da Unipol-Sai–Sgr. Noti già al tempo dei romani, frequentati da Pio II, dai Medici e dai Gonzaga. La sorgente resterà ad uso pubblico

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PETRIOLO (SIENA). Ai piedi dei giganteschi pilastri in cemento armato del nuovissimo viadotto del Farma, che unisce le province di Grosseto e Siena attraverso la E78, c’è uno scrigno di storia, seminascosto nella valle: una cittadella medievale con mura e torri, locande e taverne, sorgenti spontanee di acqua sulfurea a 42° che alimentavano terme pubbliche in cui si bagnavano papi e principi, da Enea Silvio Piccolomini ad Alessandro Gonzaga. Intorno, rigogliosi boschi che si arrampicano sui colli oltre i quali si spianano antiche vie di pellegrinaggio: la Francigena, la Romea, la strada dei Monasteri.
 
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Sono i Bagni di Petriolo, nel comune di Monticiano (Siena), un sito pressoché unico nel patrimonio del Belpaese, da secoli inghiottito dalla vegetazione e dalla trascuratezza dell’uomo, che sta per tornare alla luce. E promette di brillare.
 
La Soprintendenza di Siena e Grosseto ha appena approvato un progetto di recupero proposto da Italia Nostra, su stimolo del comitato spontaneo degli Amici dei Bagni di Petriolo, e finanziato con 4 milioni di euro da Unipol-Sai-Sgr, proprietaria del sito. Guida il progetto Adriano Paolella, per Italia Nostra nazionale, mentre le università di Milano, Firenze e Siena sono impegnate nelle indagini storiche. 
 
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Il primo lotto di lavori partirà nei prossimi mesi e sarà l’inizio di un recupero che consentirà di far tornare così in funzione un'antica locanda chiusa da anni, di proprietà dell'Unipol, che sarà restaurata, così come saranno restaurate le mura, organizzati la viabilità e i parcheggi, sistemate le antiche vasche. Insomma, il Petriolo tornerà ad avere i suoi Bagni termali all’altezza della loro fama.
 
Chi oggi esce dalla E78 e scende giù nella valle, tra i comuni di Civitella Paganico (Grosseto) e Monticiano (Siena) vi trova una stretta stradina che attraversa il torrente Farma. Ai lati, auto, camper, furgoncini dei tanti che vengono qui per bagnarsi nelle vasche ricavate lungo il corso del fiumiciattolo che captano le acque in eccesso del vicino stabilimento termale, realizzato negli anni Novanta secondo un progetto, a detta anche della stessa Italia Nostra, poco rispettoso della bellezza dei luoghi (un secondo impianto è il lussuoso resort Petriolo, accessibile dalla E78, lato provincia di Grosseto).
 
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Anche lo stabilimento costruito negli anni Novanta rientra nel progetto di recupero, che prevede di mitigarne la presenza, rendendola più organica alla qualità dei luoghi. Ma, soprattutto, i lavori consentiranno di mantenere l’identità del luogo: l'acqua termale libera. I Bagni del Petriolo sono forse le terme libere più famose della Toscana dopo le Cascate del Gorello a Saturnia (Grosseto). E da sempre sono frequentatissime.
 
Ma cosa prevede il progetto? «Si tratta solo di recuperare l'esistente. Non c'è niente da ricostruire», spiega nell'introduzione al progetto Mariarita Signorini, presidente regionale di Italia Nostra. Da un lato saranno consolidate le antiche mura, che presentano un'elevata fragilità, e saranno reintegrati i tratti crollati. Per fare i rilievi sono già state ripulite dalla vegetazione. Poi si passerà a recuperare l'antica torre e la locanda. «L'intervento sulla locanda – spiega Massimo Bottini, presidente di Italia Nostra Valmarecchia – restituirà all'edificio, pesantemente maneggiato negli anni Settanta, la sua identità. Le sette stanze saranno luoghi di rigenerazione per i viaggiatori ma allo stesso tempo dialogheranno anche con ciò che è fuori». L'obiettivo è intercettare “un tipo di turismo sostenibile e attivo – spiega ancora –_ capace di valorizzare e tutelare il compendio termale».
 
L'intervento, però, non si ferma qui. Bagni del Petriolo si trova a breve distanza da San Galgano, Sovicille, Chiusdino e altri paesi gioiello della Toscana. La Via Francigena è ad appena 25 chilometri di bicicletta, otto ore a piedi, e ad altrettanta distanza passa il Treno Natura (Buonconvento). Inoltre l'intreccio di strade bianche, tra campagne e boschi, fa di questo posto una meta dall'enorme potenziale per il turismo ambientale. Tant'è che se i Comuni di Civitella Paganico e Monticiano, come tutti quelli della valle del Merse, a partire da Sovicille e Chiusdino, guardano con attenzione al recupero dei Bagni di Petriolo, è innegabile che il progetto attiri anche promotori turistici, ristoratori e agriturismi. E strizza l’occhio all’Unesco.
 
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LA STORIA
 
I primi a immergersi nelle acque sulfuree del Petriolo sono stati i romani. Di questo sito si trova traccia nell’Orazione per Marco Coelio di Marco Tullio Cicerone pochi decenni prima della nascita di Cristo. 
Nel corso del Duecento si hanno notizie di almeno cinque vasche di acqua sulfurea e nel basso Medioevo i Bagni di Petriolo sono una delle più importanti stazioni termali in Italia, nota in tutta Europa. La stazione termale era una cittadella circondata da mura e torri. All’interno, locande e taverne, il mercato, la chiesa (restaurata nel 1304 e nel 1713), esempio più unico che raro in Europa di edificio di culto cristiano con annesse vasche termali.
Tra il 14° e il 15° secolo le proprietà terapeutiche delle acque sono citate nei principali trattati medici. Nel 1325 il medico Gentile da Foligno ne descrive le proprietà medicamentose. Lo stesso fa Michele Savonarola, nonno di Girolamo, nel tardo Trecento. Tra gli ospiti illustri di ogni epoca ci sono stati Jacopo Piccinino, Giovanni e Bernardo dei Medici, i Gonzaga, il Duca di Urbino. Ma tra tutti spicca Enea Silvio Piccolomini, Papa Pio II che si recò alle Terme di Petriolo per la prima volta il 2 giugno 1460 per curare la sua artropatia e da qui emanò molte bolle papali.
 
L’acqua sulfurea sgorga a 42° ed è particolarmente indicata nella cura della psoriasi, tanto che nel 2015 l’allora Asl 9 di Grosseto, l’Asl 7 di Siena e le Terme di Petriolo hanno stipulato un accordo per un progetto sperimentale del trattamento di questa malattia dermatologica, che affianca ai farmaci i fanghi e i bagni termali in acqua sulfurea. Di recente i Bagni di Petriolo sono balzati alle cronache perché, nelle prime ore di giovedì 8 marzo, l’acqua si è improvvisamente annerita. Le analisi condotte dall’Arpat hanno dimostrato che si è trattato di un fenomeno naturale, dovuto alla presenza massiccia, ma transitoria, di ferro. L’acqua è tornata subito pulita e balneabile. 
 

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