Il Tirreno

Toscana

IL CORAGGIO DI UN SINDACO OCCASIONE DA NON SPRECARE

di EMILIO GUARIGLIA

Andrea Benini, sindaco di Follonica, ha compiuto un atto di coraggio. Ha detto parole precise che se non saranno lasciate cadere nel vuoto potrebbero contribuire a fermare la metastasi della quale in...

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Andrea Benini, sindaco di Follonica, ha compiuto un atto di coraggio. Ha detto parole precise che se non saranno lasciate cadere nel vuoto potrebbero contribuire a fermare la metastasi della quale in Maremma ormai da tempo si avvertono sintomi inequivocabili.

In provincia di Grosseto, così come nel resto di Toscana e in quasi tutto il nord Italia, le criminalità organizzate stanno facendo affari. Ci ripuliscono il denaro sporco.

Sospette “lavatrici”, come si chiamano in gergo le persone addette al compito, da anni spuntano come funghi. E non solo a Follonica. Il meccanismo, qui come ovunque, è sempre lo stesso. D’improvviso sul “mercato” compaiono personaggi che mostrano e vantano grandi disponibilità di denaro. Rilevano fondi sfitti per avviarci attività (negozi, bar, ristoranti, locali), ma soprattutto puntano alle aziende “decotte”, quelle in difficoltà, gravate da debiti. Una merce, quest’ultima, che oggi in provincia di Grosseto abbonda. Contattano gli imprenditori e propongono l’intervento salvifico: noi un po’alla volta saldiamo i tuoi debiti, dicono, e in cambio entriamo in società o ne rileviamo la gestione per un po’. Soffocati dalla crisi, molti accettano. Spesso (se non sempre) nascondendo sotto il tappeto paure e perplessità.

Chiunque abbia occhi e orecchie, anche a Grosseto ha visto e sentito dire del vorticoso giro di nuove aperture e di nuove gestioni che da anni si susseguono in città. Piccoli imperi che nascono e muoiono in un batter di ciglia; soggetti comparsi dal nulla e nel nulla pronti a scomparire. Attività rilevate, “uccise” e in fretta abbandonate, o redditizie per società ignote al territorio. Al termine di questi giri di ruota qualcuno comunque incassa, l’economia del territorio comunque perde: i debiti restano dov’erano, si sviluppano attività al di fuori di ogni regola della libera concorrenza e che quasi sempre tornano irrecuperabili in mano a chi le ha cedute.

Tutti, anche a Grosseto, da anni mormorano. Ma nessuno pubblicamente parla. Lo ha fatto il sindaco di Follonica, incapace di continuare a “mormorare e basta” dopo l’orrore di via Matteotti: un episodio – come sembra emergere dalle indagini – non direttamente legato a cose di mafia, ma che testimonia una volta per tutte la presenza in Maremma di “normali imprenditori” che hanno a disposizione armi illegali e sono pronti a usarle per sistemare le cose, fossero anche – “le cose” – un banale diverbio tra vicini. “Dinamiche mafiose”, appunto, come ha detto il sindaco.

Benini ha alzato il tappeto, ora spetta alla comunità fare il resto. Ciascuno assumendosi le proprie responsabilità. Tutti, nessuno escluso. Perché chi vede, sente e non parla è colpevole, senza se e senza ma. Procure e forze dell’ordine hanno certamente un compito importante, ma qui è l’intero tessuto sociale a essere chiamato in causa.

In primis le istituzioni locali. Che – oltre il mantra delle videocamere e dello stop ai migranti – devono avere il coraggio di guardare in faccia il vero problema. Bisogna aiutare gli imprenditori grandi e (soprattutto) piccoli a sopravvivere oggi e a crescere domani. Bisogna progettare strategie per il rilancio di un sistema economico sano. La sicurezza di tutti, quella vera e duratura, comincia da qui. Solo così sottrarremo il pane agli interessi oscuri. Solo così la metastasi potrà essere fermata.



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