Il Tirreno

Toscana

Spazzini con il braccialetto elettronico

Il congegno introdotto a Livorno, i sindacati protestano: «Non crediamo che non serva per il controllo»

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LIVORNO. «Mi metterò anche a fare bip bip come Rosie, il robot casalinga dei Pronipoti di quando eravamo ragazzini».

Ha pulito centinaia di chilometri di strade e svuotato migliaia di volte i cestini dell’immondizia: nient’altra attrezzatura tecnologica che una scopa, un giubbetto arancione shocking e la forza delle braccia.

Non sarà più così: avrà al polso un braccialetto elettronico che manda un bip tutte le volte che svuoterà un cestino. Come?

Grazie a un “dispositivo di prossimità” che, applicato a ciascun cestino, “dialoga” con l’apparecchiatura che ogni lavoratore ha al braccio.

Quando è saltato fuori che Amazon aveva acquisito un brevetto per qualcosa del genere, è esplosa una polveriera di polemiche che ha incendiato per giorni il mondo politico e quello sindacale: in campo il premier Paolo Gentiloni, i ministri Carlo Calenda e Giuliano Poletti, il leader dell’opposizione M5s Luigi Di Maio.

Eppure ora il braccialetto controlla-lavoratori sbarca alla chetichella in provincia: a Livorno, nell’indotto dell’ex municipalizzata Aamps che si occupa di rifiuti.

Non solo: stiamo parlando dell’azienda a totale capitale pubblico (100% Comune) che, nella città-simbolo del governo a Cinque Stelle, è diventata a sua volta l’emblema di quello che il M5s sbandiera come la propria via al risanamento dei guai altrui.

Beninteso, il braccialetto è destinato non ai dipendenti diretti di Aamps bensì agli addetti della società che a Livorno ha in appalto i servizi di pulizia stradale: come si vede dal logo sui furgoncini, la capofila è Avr, il colosso romano della famiglia Nardecchia (10 milioni di capitale sociale, servizi in mezza Italia) in alleanza con Manutencoop Pontedera.

«Ma è stata Aamps a spingere perché si arrivasse a dotare i lavoratori di questo congegno personale», ne è convinto Giovanni Golino, dirigente sindacale Cgil funzione pubblica.

E questo benché, poche settimane fa, fossero proprio i Cinque Stelle, per bocca del candidato premier Luigi Di Maio, ad accusare il Pd e Renzi di aver spianato la strada - attraverso le normative collegate al Jobs Act – a questo ulteriore azzoppamento dei diritti degli operai.

I sindacati promettono battaglia.

«Non ce l’ha fatta Amazon, figuriamoci se accettiamo che la spunti Avr», afferma Filippo Ferrari, esponente del sindacato autonomo Fiadel: «L’azienda ha deciso di punto in bianco di dotare i lavoratori di questo apparecchio: niente confronto con il sindacato, nessuno sa se sono state chieste autorizzazioni o no, se è provvisto di Gps o no. Dicono che non serve per il controllo, ma chi ci crede?».

Mauro Zucchelli

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