Gioco
Hanno gli Iban, sui call center indaga la Procura
Livorno, accertamenti affidati alla Finanza Esposto di Enel sulle denunce de Il Tirreno
LIVORNO. «I carabinieri in Italia stanno tutti al bar. E non hanno tempo da perdere con te per la luce e il gas». Questa volta Eugenio Lupetti, falso nome per l’operatore di call center si sbaglia. Le forze dell’ordine in Italia ce l’hanno il tempo per occuparsi di chi tenta di truffare le persone attraverso le telefonate moleste. La Guardia di Finanza di Livorno indaga per conto della Procura. L’inchiesta scatta per un esposto presentato da Enel contro ignoti: la società si muove dopo le denunce de Il Tirreno sui call center che tentano di vendere contratti a nome della società dell’energia, utilizzando Iban e altri dati (sensibili) reperiti non si sa come.
IL MIO NUMERO È PRIVATO
Due le vicende segnalate da Il Tirreno che attirano l’attenzione di Enel e poi della procura. Avvengono a pochi giorni di distanza nella prima metà di ottobre. Si tratta di chiamate moleste di call center che si spacciano per emissari di Enel. Entrambe sono documentate da video e audio. La prima risale al 4 ottobre. Arriva da un numero di Milano (almeno in apparenza): 02/87189097. L’operatore, dall’accento straniero, si presenta come Giulio Barbieri. Quando gli si fa notare che non parla correttamente italiano e che non può essere italiano, ammette di essere «tedesco». Si rifiuta, però, di fornire numero di identificazione (di cui sono dotati gli operatori dei call center delle aziende di servizio). Indignato risponde: «Ma lei sta scherzando? Il mio numero è privato». Anche il cellulare degli abbonati lo è. Per il falso Giulio Barbieri è questa la bestialità: il numero dell’utente è pubblico. «Io non chiamo per cambiare il contratto: voglio solo sapere come si trova con il nostro servizio». Ma “nostro di chi?”. «Nostro di Enel. Chiamo da ufficio centrale di Enel». Peccato che Enel abbia cessato le chiamate di telemarketing dal 1° giugno 2017, proprio come anticipato da Il Tirreno.
CI HA DATO LEI IL NUMERO
Quindi ci viene difficile capire come l’operatore (non meglio identificato) si sia procurato il nostro numero di cellulare: «Ce lo ha dato lei» è la risposta standard. Il copione questo prevede: «Impossibile. Io non sono vostra cliente». «Ma una volta è stata nostra cliente». Il tentativo estremo. Prima di attaccare senza ulteriori spiegazioni. Né risposte. Che ora, però, Enel cerca attraverso la Procura. Soprattutto dopo l’inchiesta lanciata nelle settimane scorse sempre dal nostro giornale sul commercio illecito di dati in Albania.
IL MERCATO ILLECITO DEI DATI
Un commercio che viaggia attraverso il web: compravendita di numeri di telefono e dati anche a 8 centesimi l’uno. A volte meno. Se, però, oltre al cellulare, il mercante fornisce anche il consumo medio di gas e di luce e l’Iban allora il valore del dato dell’abbonato sale fino anche a 50 centesimi: ovviamente dipende da quanto il dato sia aggiornato. Se è del 2017 o addirittura del 2018 vale di più. E ci sono liste così aggiornate. Il Tirreno è stato in grado di trattarle e ha potuto pure documentare, sempre con video e audio, telefonate di call center in possesso di questi dati.
NUMERI MOLESTI
ANCORA ATTIVI
Una di queste chiamate, del 14 ottobre 2014, stanno alla base dell’esposto di Enel alla Procura di Roma, poi girato per competenza alla Procura di Livorno. In questo caso il sedicente operatore che contatta Il Tirreno millanta di essere barese. Si presenta come Lupetti Eugenio (prima cognome e poi nome), malgrado l’accento straniero. Il numero dal quale chiama è di Savona e a distanza di sei mesi risulta ancora in attività per il telemarketing aggressivo: 019 924 6744. Non solo per le telefonate moleste, segnalano gli utenti sul web «ma anche per le truffe».
ECCO IL SUO IBAN
Di sicuro ha l’aspetto di una truffa che a ottobre documenta e filma Il Tirreno: l’operatore parla (in modo confuso) della possibilità di ridurre la tariffa «da 9 centesimi a 6 centesimi » e promette «per ogni fattura bimestrale di scalare 15 euro: quindi se paga 40 euro, ne paga 25». Poi, passa a declinare l’Iban bancario: «Aspetti glielo leggo, ce l’ho qua». E via lettere, numeri e banca. Tutti dati - dice - forniti per conto di Enel. Che questa volta non si limita ad assicurare di non essere titolare della numerazione: «Enel Energia conferma che quel numero non è mai stato di partner né call center della società del Gruppo Enel, che opera sul mercato libero di elettricità e gas. ..Inoltre - prosegue la nota di ottobre - fa sapere anche di aver attivato verifiche per tutti i controlli del caso ed eventuali denunce per il ripetersi di gravi episodi ad opera di terzi che danneggiano i clienti e l'azienda». Così è stato. Enel ha presentato l’esposto contro ignoti non essendo stato in grado di ricollegare la numerazione a un soggetto fisico. La Finanza ha avviato le indagini su delega della Procura. Il Parlamento nel frattempo ha puree approvato una legge contro il telemarketing selvaggio. In compenso il governo non ha mai risposto all’interrogazione sui ladri di Iban presentata da Lorenzo Basso, relatore alla Camera della legge contro le chiamate moleste.
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