Sicurezza
Primi congedi dal lavoro per le vittime di violenza
Applicata a due donne toscane la norma che è stata introdotta con il jobs act Laura Adorni (Codice Rosa): «Tre mesi in tre anni, ma servono a tornare a vivere»
LIVORNO. Le botte. La violenza fisica, quella psicologica. Poi la richiesta di aiuto. E il provvedimento. Il congedo da lavoro per violenza di genere. Il primo nell’Azienda sanitaria della Toscana Nord-Ovest. Anzi i primi. Due donne vittime di violenza, due dipendenti (una nel Livornese) con il permesso di stare a casa, riscuotendo lo stipendio, per potersi riappropriare della propria vita. Per rimettersi in piedi, fisicamente e psicologicamente, senza doversi preoccupare di perdere il lavoro.
NOVITÀ DEL JOBS ACT
Fino a poco tempo fa, questa possibilità non sarebbe stata possibile. Poi, nel Jobs act è stato introdotto un articolo - il 24 - che consente alle donne vittime di violenza di genere di ottenere un congedo dal lavoro. Tre mesi, in tutto nell’arco di tre anni. Può non sembrare molto, ma è sempre qualche cosa. Anche perché il congedo «si può ottenere tutto insieme, oppure si può centellinare: a settimane, a giorni. A seconda del percorso scelto, delle necessità che si hanno», spiega Laura Adorni, responsabile del Codice Rosa a Livorno. «Per poter accedere a questo congedo, infatti, una donna deve essere inserita in uno dei percorsi di protezione della violenza, debitamente certificati dai servizi sociali del comune di residenza o dai centri anti-violenza o dalle case rifugio riconosciute per legge». Ed è quello che è accaduto alle dipendenti dell’Asl Toscana Nord Ovest, che riunisce le ex aziende sanitarie di Massa Carrara, Versilia, Lucca, Pisa e Livorno.
IL PROVVEDIMENTO PER UNA LIVORNESE
Il provvedimento più recente (firmato dalla dottoressa Daniela Murgia e dal dottor Fabio Tedeschi) è del 27 marzo 2018. Di pochi giorni fa. Riguarda una dipendente del settore amministrativo che ha intrapreso un percorso di protezione da ottobre del 2017, secondo quanto ha certificato il servizio Psicologia e il Servizio Sociale dell’Asl Toscana nord all’ufficio personale. E così l’Asl, con effetto immediato, stabilisce che la dipendente «fruirà dei permessi retribuiti preventivamente comunicati agli uffici competenti con la specifica fruizione a giornata intera o per la metà dell’orario giornaliero, fino al raggiungimento massimo richiedibile. Al termine dei periodi richiesti produrrà certificato, rilasciato dall’istituto, nel quale si attesta la partecipazione al percorso intrapreso per i periodi richiesti».
SOSTEGNO DOPO LA VIOLENZA
In apparenza c’è molta burocrazia dietro a queste parole. In realtà c’è una prospettiva. Una possibilità concreta di recupero «senza doversi preoccupare di mantenere il posto di lavoro. Finora - ammette Laura Adorni - le vittime di violenza che avessero avuto necessità di assentarsi dal lavoro vivevano con stress l’assenza. Rischiavano, infatti, di perdere il posto e aggiungevano così stress a stress. Oggi, questo congedo speciale consente alla lavoratrice vittima di astenersi per il periodo di cui ha bisogno e di godere al tempo stesso di un sostegno psicologico, legale e di un percorso di uscita dalla violenza».
In sostanza, la donna che abbia subito violenza non è più sola «e può contare su un elemento di sicurezza (l’indennità che riscuote pur non lavorando) in un momento di insicurezza generale». Tanto più importante se il suo reddito magari è l’unico reddito familiare in presenza di figli. Ma anche in assenza di figli. «E non c’è stata difficoltà ad applicare questa disposizione - assicura Laura Adorni - anche se per l’Asl è stata la prima volta. Di fronte al riconoscimento della violenza, l’azienda ha subito attivato le pratiche. L’ufficio personale si è messo a disposizione. E come le colleghe di altre aziende sanitarie toscane sono state informate di questo procedimento ci hanno chiesto informazioni. Si sono subito interessate e ci hanno pure ringraziato perché è uno strumento importantissimo. Certo interviene quando la violenza è già stata agita e purtroppo non è uno strumento di prevenzione, ma almeno è garantisce un’assistenza concreta. E quando lo abbiamo scoperto lo abbiamo subito utilizzato. Senza indugi».
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