Il Tirreno

Toscana

La memoria dei nostri dolori - l'editoriale

di Luigi Vicinanza*

Coltivare la memoria. Impegno faticoso in un tempo concentrato in modo quasi ossessivo solo sul presente. La memoria invece è la nostra identità, sia in quanto individui che come comunità

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Coltivare la memoria. Impegno faticoso in un tempo concentrato in modo quasi ossessivo solo sul presente. La memoria invece è la nostra identità, sia in quanto individui che come comunità. Sono stato coinvolto venerdì sera in un esercizio collettivo di ripercorrere il passato per guardare con un pizzico di fiducia al futuro in occasione del nono anniversario del terremoto che il 6 aprile 2009 devastò L'Aquila e i suoi dintorni. A Onna, borgo simbolo di un dolore indelebile, tre direttori di quotidiani sono stati riuniti da Giustino Parisse, il giornalista cui il sisma rapì i due figli e il padre. Eravamo Paolo Boldrini direttore della "Gazzetta di Mantova" (il suo libro "Mille lire a colonna" è dedicato proprio a Parisse), Piero Anchino attuale direttore del quotidiano abruzzese "Il Centro" ed io che quel giornale diressi all'epoca del terremoto. Mi ha fatto piacere ricordare che proprio a Onna una suora ci stupì dicendo a Giustino e a me che il giornale era considerato "la Bibbia dei terremotati, la preghiera laica del mattino" per migliaia di persone segnate dalla tragedia.


Dopo nove anni L'Aquila comincia a ritrovare a fatica le forme architettoniche del passato ma non la vita che fu. Dopo nove anni è ancora sospesa la questione del rimborso delle tasse esentate allora. Nel corso di questi nove anni tanti altri traumi, dal sisma in Emilia nel 2012 al disastro di Amatrice e dell'Italia centrale nel 2016. Ma dall'esperienza abbiamo imparato poco o nulla. Procedure confuse, norme cambiate di continuo, sovrapposizione di poteri, lungaggini esasperanti, incertezza sui fondi disponibili trasformano i lutti in rabbia per le ricostruzioni al rallentatore. Per noi in Toscana è ancora sanguinante la ferita di Livorno con i nove morti del 10 settembre. Emerge dovunque, purtroppo, un'incapacità cronica a pianificare e programmare per tempo così da evitare che ai disastri della natura si aggiungano quelli, a volte peggiori, prodotti dagli essere umani. Buona domenica.

*direttore de Il Tirreno
 

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