Il Tirreno

Toscana

Tenta di strangolare e stupra la compagna

di Ilaria Bonuccelli e Matteo Leoni

Firenze, la donna si salva implorandolo: «Non mi ammazzare»

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FIRENZE. «Ti prego non mi ammazzare. Ti prego». La voce è debole. Esce per disperazione. La donna è sul letto. Intorno alla gola i pantaloni del pigiama. Il suo compagno glieli ha strappati di dosso poco prima. Ora sta tentando di strangolarla. Come siano arrivati fino lì non riesce a capirlo. Non si capisce mai. Si apre la porta, si acconsente a parlare. A dare un’altra possibilità. L’ultima. C’è sempre un’altra possibilità per le donne. Per gli uomini, invece, l’ultima è quella definitiva. Quella mortale.

Questa volta, però, il compagno (già quasi ex) - un uomo italiano di 42 anni - sembra ascoltare la preghiera. Molla la presa. Ma è un’illusione. Va in cucina, afferra un coltello, torna in camera, glielo piazza alla gola e poi stupra la compagna. Quella alla quale pochi minuti prima ha deciso di risparmiare la vita. Non la ammazza, quando ha finito di fare i suoi comodi. Se ne va. Lascia l’appartamento di Signa, in provincia di Firenze. Però, la donna, 49 anni, lo denuncia. E ieri l’uomo è stato sottoposto a fermo da parte dei carabinieri: gli contestano il tentato omicidio e violenza sessuale. Con la minaccia del coltello. Violenza su violenza.

La situazione - secondo quanto ricostruiscono i carabinieri - sembra precipitare all’inizio della settimana. Martedì, subito il ponte pasquale, la donna decide di cacciare il compagno di casa. Fra i due, infatti, sarebbe scoppiata una lite piuttosto accesa. La motivazione: i soldi. La donna, infatti, si sarebbe accorta che l’uomo avrebbe effettuato alcuni prelievi dal suo conto corrente senza avvertirla. Visti gli ammanchi avrebbe chiesto spiegazioni che non sarebbero arrivate. Da lì la scelta di dividersi.

In un primo momento, l’uomo se ne va. Ma la decisione non viene accettata in modo pacifico. Tanto che il compagno si ripresenta alla porta della donna mercoledì sera. La donna non se la sente di mandarlo via. Accetta di farlo entrare e di ascoltare quello che ha da dire. Presto, però, la conversazione degenera. Le parole diventano una discussione e poi un litigio. All’improvviso, l’uomo le si sarebbe avvicinato e, con una mossa a sorpresa, sarebbe riuscito a immobilizzarla e a sfilarle i pantaloni del pigiama. A quel punto, glieli avrebbe avvolti attorno al collo e avrebbe iniziato a stringere forte, sempre più forte.

Alla donna inizia a mancare l’aria. Le forze vengono meno. Riesce solo a ripetere le stesse parole. Non parla, implora: «Fermati, smetti. Non mi uccidere. Ti prego, ti prego». Forse è il tono di implorazione che sortisce qualche effetto. Anche se l’uomo vuole ancora fare male. Deve dimostrare di dominare. Quindi si affretta verso la cucina, afferra un coltello da un cassetto e torna a finire. Questa volta, punta il coltello alla gola della ex e la costringe a un rapporto sessuale. Poi, quando ha finito, la lascia ferita.

La donna, però, non si è spezzata. Ieri mattina si presenta dai carabinieri e denuncia l’ex compagno. Scattano gli accertamenti e alla fine il 42enne (disoccupato) viene fermato. Non è uno sconosciuto per le forze dell’ordine: avrebbe precedenti per reati di droga, mentre non avrebbe precedenti per violenza contro le donne. Neppure nei confronti di altre donne. Almeno fino a ieri. Quando la ex lo ha denunciato per lo stupro con il coltello: il senso di una violenza alla quale non ti puoi ribellare. Tanto più dopo che hai deciso di troncare la relazione. Atteggiamento non così infrequente. Proprio ieri anche nell’Aretino è stato denunciato per atti persecutori un marito che non ha accettato la fine del matrimonio. Dopo la separazione, l’uomo ha iniziato a tempestare di telefonate e sms la ex : così è stato denunciato per stalking. Secondo i carabinieri di Loro Ciuffenna, il 60enne da due mesi perseguitava la ex, recandosi anche sul posto di lavoro e a casa sua per riprendere la relazione. La moglie, impaurita, ha presentato denuncia ai carabinieri.



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