Il Tirreno

Toscana

Cascina, ecco il dossier che accusa la sindaca

di Mario Neri
Cascina, ecco il dossier che accusa la sindaca

Ceccardi rimuove l’assessore forzista del caso-tettoia. Ma lui in una relazione: «Fu il capo di gabinetto ad occultarlo»

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CASCINA. Una laurea in economia alla Ca’ Foscari di Venezia, un corso di perfezionamento alla Bocconi in management per le amministrazioni pubbliche, un trascorso da funzionario parlamentare per i gruppi della Lega dal 2010 al 2014, un passato da vicesindaco nel suo paese di origine, Piove di Sacco, e pure da capo di gabinetto a Padova. Ha appena 37 anni Andrea Recaldin eppure è già un veterano delle macchine governative. È un caterpillar della burocrazia sovranista il giovane che Matteo Salvini a dicembre 2016 ha catapultato alla guida dell’ufficio di gabinetto del Comune di Cascina al fianco della sua sindaca preferita.

Secondo Gino Logli, l’assessore forzista rimosso dalla leonessa del Carroccio, il giovane paduan è invece l’uomo che ha occultato l’abuso edilizio a casa di Susanna Ceccardi imboscando per 21 giorni la lettera con cui un anonimo denunciava quello che poi sarebbe diventato il “caso-tettoia”, l’affaire deflagrato con la defenestrazione di Logli. Il Tirreno è in grado di documentare il dossier con cui l’ormai ex titolare dell’urbanistica il 21 marzo ha ricostruito il canovaccio di lettere, date, testimonianze, incontri andati in scena negli uffici del municipio inviato poi alla segretaria generale Rosa Priore.

È la storia di un piccolo intrigo di palazzo, una House of Cards cascinese. Per raccontarla dobbiamo fare un passo indietro al 22 febbraio. È il giorno in cui viene recapitata la missiva anonima alla responsabile dell’ufficio dell’edilizia privata, Elena Pugi. Dodici righe con dati catastali, mappe e fotografie aeree tratte da Google. Nessun commento, nessun giudizio. Il corvo è cauto perfino nel titolo: «Abuso edilizio molto probabile del sindaco di Cascina». Di quella segnalazione Logli - almeno a stare alla sua relazione - viene a conoscenza solo il 14 marzo. Il 23 febbraio, invece, ritira la corrispondenza Francesco Giusti, dirigente della macrostruttura del governo del territorio. Da quel momento «si assume lui l’onere del procedimento», scrive l’ex assessore. Logli è tagliato fuori, non ne sa nulla. Scopre di una tettoia abusiva a casa Ceccardi, in via Cammeo, frazione di Zambra, solo il 14 marzo perché nessuno ha protocollato l’anonimo, l’ha messo agli atti del Comune. Ne viene informato dall’architetto Pugi, che chiede a Giusti (e a lui per conoscenza) «l’azione da svolgere» a seguito della segnalazione. Insomma, sono passati 21 giorni dal messaggio del corvo e nessuno ha mosso foglia. Pugi fa partire un alert. Non è una cosa da poco: per legge, dice Logli, le segnalazioni di abusi vanno protocollate. Giusti non può più temporeggiare: chiede ai vigili urbani un sopralluogo a casa Ceccardi. Ma a quel punto della tettoia-garage - ancora oggi documentata dalle foto satellitari - non c’è già più traccia. «Il 15 marzo - scrive Logli nella relazione - convocavo il responsabile della macrostruttura e i responsabili dei servizi del mio assessorato per verificare lo stato delle pratiche in lavorazione e chiedevo per prima cosa notizie della vicenda della lettera anonima».

La narrazione che ne fa Giusti - è convinto Logli - non può più restare confinata all’urbanistica: si scopre che la sindaca nel frattempo ha presentato una Cila, una comunicazione di inizio attività per lavori proprio nella resede: una gazebo in legno e una piattaforma in porfido. È datata 12 marzo. Ma «non segue un percorso ordinario», scrive Logli. Perché viene recapitata ad un geometra in quel momento in ferie (ci resta fino al 22 marzo) e protocollato solo il frontespizio. In una busta sigillata c’è il progetto, e sul sigillo le iniziali della responsabile dell’ufficio protocollo. L’assessore di Forza Italia chiede un incontro urgente con la segretaria comunale Priore. E «nel corso della discussione - scrive Logli - Giusti riferisce che il mancato protocollo della lettera anonima è avvenuto a seguito di invito del capo di gabinetto del sindaco, Andrea Recaldin». Oltre alla segretaria, è testimone anche Pugi. Non solo. Viene convocata anche la funzionaria responsabile del Protocollo Marinella Passetti. Il giorno prima, ha detto a Logli di aver chiuso la busta per espressa volontà del progettista. Di fronte a Priore - scrive Logli - invecec rivela che è stato ancora il capo di gabinetto a «chiedere l’anomala procedura». Troppe anomalie. Tanto che l’assessore il 16 marzo chiede una relazione sulla tettoia-story a Giusti. Lui ne consegna una (anche alla sindaca) il 19 marzo. Ma lì «manca ogni ricostruzione e datazione - conclude Logli - Né viene data spiegazione del mancato protocollo, del ritardo del sopralluogo, della Cila anomala e del perché l’architetto abbia preso disposizioni dal capo di gabinetto». «La relazione di Logli non è Vangelo, verrà querelato - si difende Ceccardi - Giusti non entrò nello specifico con Recaldin. Gli chiese genericamente se le lettere anonime dovessero essere protocollate. E lui disse: “Secondo me no”. Fu l’architetto a tenerla lì per giorni. L’ha protocollala perché lo volle Pugi. A me quella lettera è arrivata due mesi fa, ho demolito il garage molto prima che giungesse in Comune. Ho sbagliato? Mi sanzionino. Ma le cose che dice Logli sono gravi perché sono cazzate».

Ceccardi ha rimosso Logli. Motivazione ufficiale: non si è presentato in giunta, dove la leonessa di Cascina ha fatto passare una delibera con cui il Comune rinuncia ad una causa avviata dalla vecchia amministrazione Pd per sanzionare proprietari e residenti di un complesso abitativo per abuso edilizio e che Logli avrebbe voluto proseguire. La Ceccardi ha anche chiesto ai forzisti di aprire un negoziato. Vuole dare agli azzurri la possibilità di indicare un nuovo assessore. Nell’attesa le deleghe sull’edilizia se le è prese lei.
 

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