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Morti in porto: il “guerriero” tatuato che amava Benedetta - Video
Quel guerriero sulla schiena tutta tatuata era in realtà un arcobaleno di colori, un arcobaleno che illuminava d’amore la sua Benedetta
LIVORNO. Quel guerriero sulla schiena tutta tatuata era in realtà un arcobaleno di colori, un arcobaleno che illuminava d’amore la sua Benedetta. Quell’aria da livornese vero, con la battuta sempre pronta e lo sguardo che cattura, si scioglieva davanti agli occhi della sua bimba. Era cambiata la vita di Lorenzo, e lo raccontano le foto, i post, i baci che ora ti divorano il cuore guardando le loro immagini sui social. «Perché? Non me lo so spiegare... Mio e per sempre mio», ha scritto su Facebook la sua fidanzata, Benedetta Testi, 21 anni, anche lei livornese, pubblicando una foto dell’ultima vacanza a Roma, dove la coppia aveva appena passato qualche giorno per festeggiare il 25esimo compleanno di Lorenzo. La foto di un bacio, di un amore ancora tutto da vivere, di una complicità spezzata da una tragedia terribile.
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Lorenzo Mazzoni lavorava da circa sei anni alla Labromare, azienda che si occupa di bonifiche ambientali al porto di Livorno. Anche il padre Valsilo, oggi in pensione, aveva fatto lo stesso lavoro per circa 35 anni: martedì pomeriggio, fuori dal cancello dei depositi costieri Neri, nascondeva il dolore e le lacrime dietro a un paio di occhiali scuri, tra la disperazione e le urla della moglie Carla, la madre di Lorenzo. Una famiglia unita, molto conosciuta in città (la zia ha una gioielleria in centro, Bracci Cambini) e in particolare alla Scopaia, quartiere periferico dove i tre vivevano da tempo, tra l’altro a poche centinaia di metri dalla casa di Benedetta e dei suoi genitori. Ed entrambe le famiglie, quando i figli erano piccoli, frequentavano i Bagni Roma, storico stabilimento balneare di Livorno: Lorenzo e Benedetta si erano conosciuti proprio lì, al mare, tra le cabine e gli ombrelloni, ritrovandosi un anno e mezzo fa e iniziando una storia d’amore che era nel loro destino. Un destino tremendo, purtroppo.
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Benedetta e i tatuaggi, le vacanze in Spagna e gli aperitivi sul lungomare con gli amici, il rap e la musica da discoteca. E poi il calcio, la grande passione fin da quando era piccolo. Mazzoni aveva giocato anche nel vivaio del Livorno, passando poi nel settore giovanile dell’Armando Picchi - storica società livornese intitolata al capitano della Grande Inter - e arrivando a un passo dalla prima squadra. E in mezzo il tifo sfegatato per la Juventus, la sua squadra del cuore da sempre.
Aveva studiato ai Geometri, Lorenzo, iniziando a lavorare a neanche vent’anni e firmando poi un contratto a tempo indeterminato con la Labromare. Figlio unico con la voglia di divertirsi e la testa sempre sulle spalle, con mille progetti per il futuro e mille avventure ancora da vivere, con tanti sogni nel cassetto e un nuovo tatuaggio da fare. «La schiena - scrisse su Facebook sotto la foto del guerriero tatuato - è quella parte del tuo corpo che non puoi vedere, quella che lasci agli altri. Sulla schiena pesano i pensieri, i problemi e le preoccupazioni... Ma noi abbiamo schiene forti!». Forti sì, ma non abbastanza per una morte sul lavoro. Quello è inaccettabile.
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