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Toscana

Bimba morì d’appendicite, i medici la scambiarono per influenza: condannati

di Ilaria Bonuccelli
Bimba morì d’appendicite, i medici la scambiarono per influenza: condannati

Scambiarono la patologia per qualcosa di meno gravee negarono il ricovero. Il pubblico risarcì i familiari, ora rispondono di danno erariale per 535mila euro 

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FIRENZE. Non hanno diagnosticato per tempo l’attacco di appendicite acuta. Sono responsabili della morte di una bambina di 11 anni dopo 40 giorni di ricovero al Meyer di Firenze e ora i due medici - condannati per omicidio colposo dalla Cassazione in via definitiva nel 2015 - devono rimborsare all’Asl 10 di Firenze oltre mezzo milione: in due devono restituire i 535mila euro che la sanità pubblica ha pagato alla famiglia della bimba per la perdita subita.

LA VISITA PER TELEFONO

Così stabilisce la magistratura contabile, accogliendo la richiesta del procuratore capo della Corte dei Conti. L’azione contro i medici (per danno erariale) viene promossa il 2 gennaio 2017, a quasi dieci anni dalla morte della bambina. Il procedimento interessa Laure Kontcou Monthe, sostituta del pediatra di base, e Vat Mhill Marashi, in servizio alla guardia medica di Pontassieve dieci anni fa, quando la bimba muore.

A entrambi i medici, la magistratura contabile contesta «la colpa grave» in quanto «valutata la condotta in concreto, può ritenersi accertata la mancanza del livello minimo di diligenza, prudenza o perizia» richiesto dalla circostanza. In pratica, secondo quanto ricostruito sia in sede penale sia in sede di procedimento contabile, né la pediatra né la guardia medica hanno assistito la bimba come avrebbero dovuto. La pediatra perché l’ha visitata per telefono, insistendo per diagnosticare un’influenza; la guardia medica perché non ha disposto il ricovero d’urgenza, malgrado la visita. Da qui l’ingiunzione alla pediatra a risarcire all’Asl 321mila euro e l’ordine al dottore della guardia medica a rifondere 214mila euro. Oltre agli interessi fino al momento del pagamento. Cosa succederà non si sa: in questa fase del giudizio contabile, infatti, i due medici non si sono costituiti.

È INFLUENZA

Tutto inizia - secondo la ricostruzione della Corte dei conti - 10 anni fa. Il 20 marzo 2008 la pediatra viene informata per telefono dei disturbi «insorti durante la notte, accusati dalla bambina: dolori addominali e ripetuti attacchi di vomito». La dottoressa formula «senza procedere a visita diagnosi di sindrome influenzale virale. Nuovamente contattata e informata della persistenza dei sintomi e della difficoltà di camminare della paziente - prosegue la Corte dei conti - la pediatra conferma la precedente diagnosi con prescrizione di farmaci anti-influenzali. Inoltre ribadisce la stessa diagnosi il giorno successivo nonostante il quadro si fosse aggravato.... escludendo espressamente che i sintomi fossero ascrivibili a una diagnosi di appendicite».

RICOVERO ECCESSIVO

Infatti - sottolinea la Corte dei Conti - la sostituta del pediatra di base - si limitava «a prescrivere un clistere non ravvisando la necessità di sottoporre la bambina a visita, anzi sconsigliandone il ricovero prospettato dalla madre perché ritenuto non opportuno ed eccessivo».

Tuttavia la famiglia si rivolge alla guardia medica. Alle 20 del 21 marzo, viene contattato il dottor Marashi che visita la bimba ma «non dispone alcuni ricovero d’urgenza in ospedale, consigliando il ricovero nel caso di non miglioramento nelle ore o nel giorno successivi». Alla fine, la bimba arriva all’ospedale pediatrico Meyer per appendicite acuta «in seguito complicata da peritonite diffusa con conseguente choc multi-organo, causa della morte dopo 40 giorni di ricovero». E scatta l’inchiesta.

IL DANNO ERARIALE

La Cassazione, in sede penale, usa parole molto dure nei confronti dei due medici. Della pediatra perché definisce «cogente la visita domiciliare, dopo il progressivo aggravamento delle condizioni della bimba e l’inefficacia delle medicine anti-influenzali: l’omissione della dottoressa, quindi, diventa inescusabile». Rispetto al dottore di guardia medica, la Cassazione pone l’accento sulla sua «trascuratezza», perché «avrebbe dovuto vigilare sulla bimba, disponendo direttamente il ricovero». Invece così non è stato. E la bimba è morta. L’Asl ha risarcito la famiglia. E ora la Corte dei Conti pretende che i medici risarciscano l’Asl anche se i pediatri di base non sono dipendenti dell’azienda sanitaria «ma fanno parte integrante del sistema sanitario nazionale».


 

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