Il Tirreno

Toscana

M5s, frondisti e scontenti: i grillini divisi sui sindaci in Toscana

di Mario Neri
M5s, frondisti e scontenti: i grillini divisi sui sindaci in Toscana

A Pisa I Cinque stelle spaccati: ci sono due liste con due candidati. A Siena la delusione dopo le liti con i vertici: "Azzoppati da candidature sbagliate, faremo presenza". Compatti a Massa, dove il Movimento sente odore di vittoria. Nogarin: «Non sprecheremo il successo del 4 marzo» 

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LIVORNO . L’ultima spiaggia a Pisa è fissata per venerdì sera. Non in città ma in territorio neutro. Pontedera. Per sopire quella che si preannuncia come una riunione di fuoco. Estremo tentativo dei vertici regionali di siglare una pax, anche se nessuno nutre grandi speranze. «Mi sembra che l’unica soluzione sarà il voto online sul portale Rousseau. Chi vince esprime candidato e squadra», ne è già convinta Elisabetta Zuccaro, consigliera comunale alla testa di uno dei due meetup cittadini in cui all’ombra della Torre da mesi, anzi anni, si è spaccato il Movimento. Due liste, due candidati sindaci, due fazioni in guerra e un bottino di voti che rischia di volatilizzarsi in una faida intestina. A Siena, il problema inverso: lo tsunami giallo non è mai arrivato. I grillini si sono fermati al 19%, minati da fratture fra la base e lo staff sulla scelta dei candidati per le politiche. Così, mentre il Pd sprofonda in tutta la Toscana e le truppe anti-sistema diventano primo partito in 74 Comuni, la classe dirigente locale 5 Stelle rischia di non riuscire a salire sull’onda. E seppure le città capoluogo in vista del voto sembrino ormai tutte contendibili, solo a Massa i pentastellati sono allineati e compatti.

IL FORTINO MALASPINA

Solo la rocca Malaspina sembra pronta a diventare un’altra roccaforte dopo Carrara e Livorno. Lì i grillini hanno già un candidato sindaco, Luana Mencarelli, consigliera comunale e tecnica di riabilitazione. Da lì soprattutto è decollato Riccardo Ricciardi, anche lui consigliere uscente appena eletto deputato. Non uno a caso. È il “guevarista” del Movimento massese, l’interprete di una strategia con cui le truppe 5 Stelle hanno eroso voti ai dem anche in regione. Trentasei anni, amicizie nei centri sociali, regista e sceneggiatore, ha salutato l’aula del consiglio con un omaggio alla Resistenza. È lui, insomma, uno degli artefici del 30% rastrellato alle politiche. «Siamo pronti per governare», ha detto pochi giorni fa al Tirreno. «No alla cementificazione, gestione comunale dell’acqua per abbassare le bollette». Ricette con cui sfidare il boom della Lega (volata al 20%). Così sabato, al comitato per i festeggiamenti, fra gli attivisti sono sbucati ex di Rifondazione, delusi rimasti a galleggiare a sinistra per anni, e pure ex Msi. Ed è chiaro che tutti adesso preconizzino un effetto Carrara. Nella città del marmo, dopo un anno di governo, l’egemonia grillina sembra consolidata. Il Movimento è volato al 33%. Da lì in fondo arrivano i big: la senatrice e Laura Bottici e Giacomo Giannarelli, il consigliere regionale a cui Luigi Di Maio ha affidato il coordinamento regionale della campagna.

DUE TRIBÙ SOTTO LA TORRE

Sarà lui che proverà a pacificare Pisa, dove il M5s ha rastrellato il 23,6%, a un soffio dal 24,1 del Pd. L’ultima volta, a inizio dicembre, finì malissimo. Dopo una riunione andata avanti ad accuse e contro accuse, scazzi senza esclusione di colpi, Giannarelli, fiaccato, adottò uno schema rudimentale. La resa dei conti si chiuse con un’alzata di mano. Chi era in maggioranza nella stanza avrebbe dovuto ottenere il via libera. Quelli del Meetup storico, la falange dei duri e puri, fedeli al verbo del comandante Dibba (l’imprenditore ed ex editore de l’Unità, Maurizio Mian, diventato attivista, ne ha pure comprato la moto all’asta), erano il doppio. Doveva essere la consacrazione di Gabriele Amore, 40enne avvocato, e del gruppo in cui milita anche Valeria Marrocco, candidata sull’uninominale. Arrivò perfino l'investitura del capo politico. «Mi sembra un buon candidato», dice ai giornalisti Di Maio a gennaio da Livorno. Macché. È esploso il caos. La tribù rivale, quella degli Amici a 5 Stelle, a fine gennaio, ha presentato una propria lista. Candidato sindaco: Giulio Lisanti, 30 anni, ingegnere aerospaziale e figlio di Michele Lisanti, ex primario di ortopedia a Cisanello scomparso un anno fa. Così ora si attende di capire a chi, dopo il 20, la Casalgrillo affiderà il marchio. A guidare i frondisti c’è proprio Zuccaro, bocconiana e a capo di un gruppo di prof e professionisti. Gente pacata, ateneo a 5 Stelle. Che pacatamente ha chiesto la testa di tre attivisti avversari. Motivo? La bocconiana li ritiene di destra, demagogici, «leghisti». Insomma, a Pisa si teme invece un effetto Cassimatis, un terremoto modello Genova. Per questo c’è chi dice che Di Maio si sia tenuto alla larga. «Comunisti», dicono i gemelli diversi, fra cui cresce il timore che il leader abbia cambiato idea dopo aver imbarcato Andrea Roventini, il prof del Sant’Anna che cita Marx immaginato come ministro dell’Economia e certo più affine alla tribù rossa. «È successo anche a Livorno - dice il sindaco Filippo Nogarin - tutti pensavano che non saremmo riusciti a presentarci a causa delle divisioni. Discutere è salutare ed è normale. Vedrete, non disperderemo il bottino delle politiche»

I RIBELLI DI SIENA

Altra storia all’ombra di Rocca Salimbeni. Lì c’è un gruppo solo ma è terremotato. Scottato dallo scontro con i vertici. Un gruppo che provò a ribellarsi, per dire, alla candidatura di Leonardo Franci. Gli attivisti a febbraio scoprono che è un ex forzista e ancora un tesserato della Lega, ed esplodono con un comunicato di fuoco. Sui social, nel mirino della base, ci finisce Alfonso Bonafede, il fiorentino che Di Maio vorrebbe alla Giustizia, e l’altro colonnello toscano, Giannarelli. Il comunicato dopo pochi minuti sparisce dal blog. Oggi alla batosta danno una lettura diversa: «A dicembre eravamo pronti con una lista ad andare alla guerra - confessa Michele Pinassi, portavoce comunale - ma la candidatura di Salvatore Caiata, indagato per riciclaggio qui a Siena ed espulso, ci ha azzoppati. La base non l’ha capita. Credo che faremo presenza. Facciamo fatica a trovare un candidato».
 

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