Il Tirreno

Toscana

Il meteorologo che inventa scarpe per rilassarsi

M. Antonietta Schiavini
Il meteorologo che inventa scarpe per rilassarsi

Due piccoli laboratori e tanto impegno all'alba: "Voglio recuperare antiche fibre tessili"

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Ha fondato l'Istituto di Biometeorologia (Ibimet) del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Conosce come pochi altri le complesse alterazioni climatiche del pianeta. Ma ha una... vita parallela. GiampieroMaracchi, fiorentino, noto al grande pubblico per i suoi interventi sui giornali e in tv, fa, da sempre, anche l'artigiano. Dal padre - avvocato che nel tempo libero si occupava di bricolage - ha ereditato l'abilità nel lavorare il cuoio, il legno e il ferro; così, negli anni il climatologo ha trasformato in secondo lavoro il suo hobby, diventando consigliere della Fondazione di Firenze per l'Artigianato Artistico, carica che ha ricoperto fino a maggio.

«Tutto è incominciato grazie a un calzolaio amico di babbo che a 17 anni mi prese a fare esperienza nel suo laboratorio», racconta Maracchi che dal 2009 è anche vicepresidente dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Confessa con orgoglio il suo amore per l'artigianato e spiega che si diverte moltissimo a fabbricare i mobili di casa, a produrre oggetti in ferro battuto ma, ancor di più, a confezionarsi da solo le scarpe che indossa. «Come Linneo, Winkelmann, papa Urbano IV che prima di diventare protagonisti della storia, per sopravvivere facevano i calzolai», dice aggiungendo una battuta da toscanaccio: «Meglio farsi le scarpe che farsele fare... no?». Per non smentire la sua propensione verso i vecchi mestieri nell'Ibimet, ai tempi della sua direzione, ha creato, in collaborazione con il ministero del Welfare, un gruppo di ricerca per lo studio sullo sviluppo rurale. «L'obbiettivo era il recupero della produzione di antiche fibre tessili come la canapa, il lino e la ginestra, per contribuire alla nascita di piccole aziende. E, di conseguenza, all'occupazione».

A chi gli chiede se è più portato per il fai da te o per la scienza, il professore risponde deciso che considera tutte e due alla stessa stregua. «Avere un hobby - spiega- ha un senso se lo si approfondisce fino a trasformarlo in occupazione come ho fatto io, mettendo nelle mie opere artigianali tutto l'impegno possibile». Ma lo fa in solitudine o in compagnia? Aiutato dalla musica o in silenzio? Chiediamo.

«Non amo la musica o le intromissioni mentre lavoro», risponde Maracchi, che come “regno del bricolage” si è ricavato un piccolissimo laboratorio nel centro di Firenze, cui hanno accesso pochissimi amici, rivelando che, recentemente, è riuscito a ricavarsi anche uno spazio più tranquillo, ancora in fase di restauro, in una casa di campagna poco lontana dalla città. «L'oggetto artistico oggi- spiega l'artigiano-metereologo, autore di libri come “L'arte di fabbricare gli zoccoli” “Fabbricare cappelli” “ Fabbricare pantofole e pianelle” “L'arte dell'intrecciare spiegata ai ragazzi”- sostituisce in un certo senso quello della pittura di un tempo: invece di un bel quadro, c'è chi si compra la scarpa, il vestito fatto a mano o il gioiello. E in un periodo di forte crisi economica, quella di sviluppare produzioni di qualità, è una delle poche cose su cui si può far presa per cercare di abbattere la concorrenza straniera, specialmente quella cinese, vincente sui grandi numeri».

Fra le sue passioni artigianali quella per le scarpe è la più forte... Le confeziona soltanto per sé o anche per altri? «Solo per me, e talvolta per mia figlia, ma oggi i giovani hanno gusti diversi e preferiscono la calzatura commerciale!». Per cucirne un paio occorrono «circa 45 ore, naturalmente non consecutive, usando pelli conciate al naturale, che durano per sempre». E per il suo hobby-lavoro predilige un particolare momento della giornata. «Mi alzo da sempre alle cinque e vado a letto la sera alle dieci, perciò se gli impegni me lo permettono, scelgo l'alba, periodo al quale sono legati i miei bioritmi e in cui riesco a dare il meglio».

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