Il Tirreno

Toscana

Stalker libero, lei trasloca

di Ilaria Bonuccelli
 Stalker libero, lei trasloca

Chiama il 113: «Senza divieto di avvicinamento non possiamo intervenire»

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LIVORNO. Viola trasloca. Lo stalker non la lascia. E lei abbandona la casa. «Mi sposto. Spero che non mi segua. Ho pregato i vicini di non dire a nessuno di me». La voce è incrinata dal pianto. È lo stress. Il 10 aprile inizia il processo contro l’ex. Il 22 aprile 2016 Ha tentato di ammazzarla, in Toscana, con una pistola calibro 38. Gli è sfuggita di mano e i 5 colpi sono rimasti nel caricatore. Si è fatto 3 giorni di arresti domiciliari, poi è tornato libero, denunciò Il Tirreno. Per arrivare a processo c’è voluto un anno e mezzo. Ora è rinviato a giudizio per atti persecutori, minacce e violazione di domicilio. «Tentato omicidio no», ripete in continuazione Viola.

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È l’8 marzo, ma Viola (nome di finzione) non ha nulla da festeggiare. Chi la perseguita continua a molestarla. «Vivo nel terrore, non sono protetta». Il divieto di avvicinamento che era stato imposto al suo stalker è scaduto a luglio 2017. La misura cautelare si è esaurita. «E comunque non l’ ha mai rispettata. Per un periodo è anche finito ai domiciliari proprio perché continuava a perseguitarmi, malgrado il divieto di avvicinarsi. Neppure questo è bastato a farlo smettere. Ho presentato altre denunce perché non mi lascia in pace, ma non serve a nulla. Anche le forze dell’ordine non lo fermano. Ci dicono di denunciare, ma poi le vittime non sono ascoltate».

L’ultima conferma è di pochi giorni fa. «Lui, ancora una volta era sotto casa. Stavo scendendo per andare a fare la spesa. L’ho visto e ho chiamato il 113. Ho chiesto aiuto. L’operatore mi ha risposto con una frase che mi ha agghiacciato: “Signora, ma la sta importunando personalmente?”. Ho fatto presente che se non mi fossi sentita in pericolo non avrei telefonato. L’operatore, però, ha insistito: “Ma questo uomo ha un divieto di avvicinamento nei suoi confronti? No? Allora non possiamo venire a prenderlo per mano e portarlo via”. Ma come si fa a rispondere così a una donna impaurita? Soprattutto se si trova di fronte l’uomo che ha già tentato di ammazzarla?».

Viola ha domande e non risposte. Per questo ora trasloca. Scappa. Va in un’altra casa «ma a poca distanza dalle forze dell’ordine». Una sorta di sicurezza surrogata. «Anche l’altro giorno, poi, dopo mi hanno richiamato. Volevano sapere se lo vedevo ancora. Dopo, però. Sempre dopo. Tardi. Tanto anche la giustizia è lenta». Già la giustizia. I politici - denuncia Viola - «assicurano che noi vittime di violenza godiamo di corsie preferenziali in tribunale. Ma dove sono queste corsie preferenziali? Io aspetto un processo da un anno e mezzo. E per la maggior parte del tempo sono stata costretta a convivere con il mio molestatore. A trovarlo dappertutto. Mi lasciava fiori sotto l’auto, mi inseguiva: ha pure tentato di speronarmi con l’auto e di buttarmi in un fiume, ma nessuno lo ha fermato. Lui sa sempre dove sono io. Io non so mai dove sia lui». Perché Viola non ha neppure ottenuto che il suo stalker venisse monitorato con il braccialetto elettronico. Non era il caso adatto, secondo la legislazione italiana. Il violento, infatti, non è convivente. Ed è accusato di atti persecutori. Quindi non ha i requisiti per la sorveglianza elettronica a distanza. In Italia - denuncia da un anno Il Tirreno - i braccialetti elettronici anti-stalker si possono richiedere solo: 1) per i conviventi; 2) per chi sia sottoposto ad allontanamento obbligatorio dalla casa familiare; 3) sia accusato di reati diversi dallo stalking, lesioni gravi e tentato omicidio. Un disastro, insomma. Per questo è poco usato. E l’unica donna che lo ha sperimentato si è risolta ad abbandonare la sua regione di origine e a trasferirsi a circa mille chilometri da casa. La magistrata che glielo aveva concesso glielo ha pure revocato dopo un mese. «Alla fine - conclude Viola - siamo sempre noi che scappiamo. Io trasloco perché non mi voglio più sentire in pericolo. Spero che lui non trovi le mie tracce. Perciò porto via le mie cose di sera, poco per volta, quando non lo vedo in giro. Ma è vita questa?». Né più né meno di quella di Margherita. In attesa di un processo, da un anno vive in una località segreta in Toscana. Deve sfuggire all’ex. Lui non ha tentato di ammazzarla. Le ha spezzato una gamba con un ferro da camino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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