Il dolore
Elezioni, l'ondata leghista in Toscana: i numeri del successo. Salvini: "E ora Pisa e Massa"
Il leader del Carroccio commenta gli ottimi risultati centrati in Toscana. L'economista Borghi: "Un percorso che inizia nel 2015"
PISA. Negli annali della politica toscana rimarrà un’immagine: quella di piazza Vittorio Emanuele II nella progressista Pisa piena di gente ad ascoltare il comizio del leader leghista Matteo Salvini. La foto è del 23 febbraio, lo stesso giorno degli scontri in centro tra gli antagonisti e la polizia, e a rivederla oggi è chiaro che quella marea di persone, con buona pace del vecchio detto di Pietro Nenni “piazze piene, urne vuote”, poteva essere la palla di cristallo dove guardare per prevedere cosa sarebbe accaduto alcuni giorni dopo, cioè domenica 4 marzo, quando si è scoperto che dire “Toscana rossa” è un luogo comune destinato a essere archiviato tra i ricordi.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:foto-e-video:1.16514480:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/foto-e-video/2018/02/23/fotogalleria/salvini-a-pisa-il-comizio-del-leader-leghista-1.16514480]]
«Emozionante», spiega Salvini a Il Tirreno commentando l’affermazione del centrodestra a trazione leghista in una regione dove prima il Pci, poi la filiera Pds-Ds-Pd hanno segnato la storia politica per decenni. La Toscana è contendibile, ecco il dato politico di maggior rilievo. Tanto che il segretario del Carroccio aggiunge: «Ora occhio alle comunali a Pisa, Siena e Massa». Quanto alla città della Torre pendente, «il merito del risultato è buona parte della sindaca di Cascina, Susanna Ceccardi, e della sua squadra. Tanto di cappello a Susanna che ha preferito rimanere a fare il sindaco invece di candidarsi al Parlamento perché per lei viene prima di tutto la sua città. Di tutto questo io mantengo buona memoria».
Che il 4 marzo avrebbe segnato uno tsunami nella ormai ex foresta pietrificata della politica toscana, Stefano Mugnai, coordinatore regionale di Forza Italia, spiega d’averlo capito durante la campagna elettorale.
«Io – osserva mentre si gode i risultati delle urne nel suo ufficio – vengo dalla Democrazia Cristiana e ho fatto tante campagne elettorali. Negli occhi dei miei avversari di sinistra si leggeva sempre arroganza. Ecco, stavolta non l’ho vista. Il sistema di potere della sinistra in Toscana è finito e noi siamo orgogliosi di essere la classe dirigente di centrodestra che ha saputo dare senso compiuto alla democrazia che vede nell’alternanza la sua maturità. Oggi anche la Toscana ha una democrazia matura. Dal 2015 a oggi abbiamo vinto tutto quanto era possibile e inimmaginabile vincere. Oggi amministriamo Arezzo, Grosseto, Pistoia. Lucca no, ma per una manciata di voti. E poi tanti comuni non capoluogo di provincia. A chi diceva che quel risultato fosse circoscritto alle amministrative, oggi possiamo dimostrare di no, perché viene suggellato dalla vittoria alle politiche. E in Toscana l’alternativa vincente al centrosinistra è rappresentata dal centrodestra unito, non dal Movimento 5 Stelle».
Unità, sottolinea il leader regionale degli azzurri. Intanto la Lega ha fatto il sorpasso su Forza Italia a livello nazionale e in Toscana tocca punte importanti (a Villa Collemandina, in Garfagnana, addirittura del 33,3%). «In Toscana il sorpasso c’era già stato nel 2015 – spiega Mugnai – Oggi la Lega conferma il risultato importantissimo ottenuto alle regionali, ma da quella tornata elettorale a ora l’incremento maggiore in termini numerici lo ha avuto Forza Italia».
Che adesso punta il radar sulle amministrative ormai vicine e, guardando più lontano, sulle regionali del 2020 dove «potremo andare al ballottaggio», afferma Mugnai. Quanto alle comunali, «siamo in ritardo con la scelta dei candidati, ma lo sono un po’ tutti i partiti. Al di là delle differenze di casacca, là dove individueremo un candidato forte e radicato, punteremo su quello: bando al manuale Cencelli».
L’affermazione del centrodestra in Toscana parte da lontano, sostiene l’economista Claudio Borghi, leghista: «Il percorso è iniziato con la mia candidatura alle regionali nel 2015, poi è proseguito con alcune vittorie alle amministrative che hanno fatto capire una cosa: non è vero che se vince il centrodestra, la città sprofonda nell’oceano. Poi il Pd ci ha messo del suo, lasciando spazio all’immigrazione clandestina e azzerando i risparmi di tanti cittadini».
C’è un libro che la lunga marcia verso una Toscana meno rossa l’aveva prevista: “Il popolo di Salvini”, uscito nel 2016 e scritto dal saggista Andrea Pannocchia con la sindaca Ceccardi. «Il sogno frustrato degli anticomunisti di almeno tre generazioni – osserva Pannocchia – si concretizza grazie, soprattutto, all’ex comunista padano Matteo Salvini, sotto la cui guida la Lega, ereditata ai minimi termini e saldamente ancorata al Nord, è diventata un partito nazionale, sovranista, popolare e, anche nella nostra regione, vincente. Il successo di Susanna Ceccardi a Cascina, con il senno di poi, si è rivelato la miccia capace di far esplodere la contraddizioni di un sistema non più rispondente ai bisogni diffusi di una popolazione più povera, più arrabbiata, più insicura».
Continuare a vincere in Toscana è ora lo scopo del centrodestra. E sarà possibile solo a un patto: rimanere uniti. Come sottolinea il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi, un passato in An, oggi in Fratelli d’Italia: «La formula vincente, l’unica strada possibile in questa regione è l’unità del centrodestra. È chiaro poi che il tentativo di delegittimare certi partiti definendoli populisti e fascisti è fallito».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.16559812:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/dossier/elezioni-2018/elezioni-2018-salvini-mantengo-le-promesse-l-impegno-e-governare-con-il-centrodestra/98569/100145]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
