Il Tirreno

Toscana

Ghiaccio sui binari, decine di treni fermi

di Stefano Taglione
Ghiaccio sui binari, decine di treni fermi

In tilt la linea Firenze-Prato-Pistoia. A Empoli 300 passeggeri al freddo per quasi 4 ore. Trenitalia ricorre ai bus

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PISA. Un treno diesel partito dopo ore. Ieri pomeriggio è stato l’unico fra Empoli e Firenze. E i pendolari? In autobus. Infuriati. Con la minaccia di adire un’azione collettiva contro Rete ferroviaria italiana per interruzione di pubblico di servizio. In America si chiama “ice storm” ed è abbastanza frequente. In Italia, invece, è il gelicidio. Due nomi, un risultato: binari sgombri. La paralisi di un popolo che viaggia. È scoccato il 2018 e ancora non c’è una soluzione al gelo che ferma i nostri treni. «Il problema – spiega Massimo Macucci, docente al dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’università di Pisa e pendolare da Montecatini – è la linea elettrica: si ghiaccia quando c’è vento e umidità. Succede in condizioni meteo particolari: il pantografo, con una pressione di 20-30 chili, non riesce a rompere il ghiaccio isolante. Mentre i binari si possono riscaldare, i fili elettrici no».

Il caos dalle 15 di ieri su due delle principali linee della Toscana: la Empoli-Firenze e da Prato al capoluogo toscano. È il ghiaccio sulla catenaria che alimenta i locomotori il nemico più grande dei viaggiatori. E ieri pomeriggio si è formato sia vicino Prato Centrale, sia a Signa, nel Fiorentino. Per tamponare la falla Rfi ha allertato il maggior numero di autobus possibili: sette. Tre sono stati mandati a Empoli, dove oltre 300 persone hanno atteso dalle 17.30 alle 21 la partenza del loro convoglio. Li hanno mandati al binario uno, poi al tre. Ma niente: a un certo punto hanno chiamato la Misericordia e Trenitalia ha inviato tre pullman con cui pian piano hanno raggiunto Santa Maria Novella.

Il gelicidio si è materializzato in una giornata di per sé già proibitiva per il nostro traffico ferroviario, con i convogli in alcuni casi già preventivamente dimezzati a causa dell’allerta meteo. Tagli che hanno provocato enormi difficoltà ai pendolari. Come allo stesso Macucci. «Il mio convoglio, il numero 3040 Firenze-Lucca-Pisa delle 6.03, lo avevano soppresso – spiega il docente dell’ateneo – e per arrivare a Pisa ci hanno fatto scendere a Viareggio, nonostante a Lucca ci fosse un locale in arrivo dalla Garfagnana. In Versilia, per fortuna, il macchinista di un regionale ci ha aspettato, altrimenti saremmo rimasti lì. Fondamentale è stata la telefonata del nostro controllore».

Gianluca Sacconi, invece, è rimasto a lavorare a casa. Ordini dell’azienda. «Meno male», dice lui. Perché da Castelfiorentino – in provincia di Firenze – avrebbe dovuto raggiungere proprio il capoluogo. E prima i tagli, poi il gelicidio gli avrebbero complicando la vita. Forse facendolo arrivare a casa solo dopo cena. «Rete ferroviaria italiana dovrebbe agire con più umiltà e alzare le mani quando non riesce ad assicurare i servizi – afferma – com’è possibile che nel Nord Europa i convogli viaggiano sempre e da noi appena c’è un po’ di neve o ghiaccio succede questo patatrac? I pendolari meritano più rispetto».



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