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Il lavoro nel turismo c’è «ma... mancano i lavoratori»

di Ilenia Reali
Il lavoro nel turismo c’è «ma... mancano i lavoratori»

Montecatini, gli imprenditori denunciano: «Candidati privi di conoscenze di base». Il colloquio dell’aspirante aiuto cuoco: «Che cos’è l’entrecôte? Un pesce»

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MONTECATINI. Giovanissimo, studente dell’Istituto alberghiero, appena diplomato si offre per un lavoro di aiuto barista al bar Crudelia di Pistoia. Non alza mai lo sguardo, snocciola qualche frase, forse suggerita a scuola: «Ho molta facilità nei rapporti con i clienti», quasi balbetta. «Quindi, sei anche fisionomista? » . Due minuti di silenzio. «In che senso?», riesce a dire. Avanti un altro.

Il salone del Tuscany Inn per la «Borsa mercato lavoro» di Montecatini Terme è pieno, l’occasione è ghiotta: una cinquantina di aziende della ricezione cercano personale stagionale ma in molti non disdegnano di trovare la persona da tenere a tempo indeterminato. Servono cuochi, camerieri e receptionist come acqua nel deserto. L’albergo di Montecatini è trasformato in un’Isola del tesoro per i disoccupati, il colpo d’occhio sconcerta: ogni azienda ha un cartello dove ci sono scritte le figure ricercate, spesso sono più di una. C’è un’azienda di animazione, Anima Vera, che cerca 150 persone mentre McDonald’s mette in palio dieci posti tra Montecatini, Pistoia e Montemurlo. «E non si pensi che siano posti precari», ripete come un mantra il licenziatario della multinazionale in quest’angolo di Toscana, Vincenzo Galliano.

«Non è facile trovare le persone giuste», esordisce Luciana Armento dell’Hotel Ercolini e Savi. «Chi arriva non sa neppure cosa fa un cameriere, ci sono cuochi che non riconoscono la cicoria e chiedono se l’entrecote è di pesce. L’inglese? Questa lingua misteriosa. Figurarsi servirebbero almeno tre lingue».

Ma certo, chiedere specializzazioni per cui servirebbero sette vite per una manciata di spiccioli... «Neanche per sogno», intercettano il retropensiero gli organizzatori. «Qui – si presta a fare da anfitrione il presidente dell’Ebtt Federico Pieragnoli con Massimo Giusfredi di Federalberghi e Tiziano Tempestini di Confcommercio – offrono tutti contratti a tempo determinato o tirocini. E la gran parte delle offerte hanno l’obiettivo di venir trasformate in lavori stabili».

È un coro: il lavoro c’è ma non ci sono le persone adeguate a ciò che si offre. O manca l’esperienza per lavori specifici o più spesso, anche davanti alla disponibilità a fare formazione non ci sono i requisiti di base. Stesso posto da vice barista (stipendio da 1.200 euro mensili): candidato numero 2. Donna brillante, con qualche esperienza, carina, determinata. Potrebbe essere la persona giusta ma non lo sarà, non si è lavata i capelli e non ha un buon odore. Pare incredibile ma è così. Avanti un altro.

Sfilano uno dopo l’altro i candidati più improbabili; per trovare le persone giuste (che alla fine ci saranno) c’è però da buttare molti curricula e resettare la testa dai colloqui inutili anche per chi chiede, dal punto di vista delle competenze, ben poco. Il mondo del lavoro sembra dividersi in due rette parallele, almeno nella maggioranza dei casi: una retta è quella di chi offre il lavoro, dall’altra i candidati a ottenerlo. Spesso impreparati, girano come biglie da un’offerta all’altra offrendosi per più posti contemporaneamente. «Sono disponibile a fare qualunque cosa», è la frase più pronunciata e quella che più fa scappare i datori di lavoro. La replica (pensata e non detta) è: «Quindi non sai fare nulla?». Ma nel tanto ci sta anche il poco e alla fine è questo che fa buon gioco all’organizzazione e fa tutti soddisfatti.

«C’è una disconnessione nel mondo del lavoro, è chiaro che le cose non funzionano», prova a fare una valutazione Pierluigi Giannassi, direttore di Toscana Fair, fila continua davanti al cartellone ricco di offerte: dal cameriere all’impiegato. C’è una giovane madre con la figlia piccola in braccio. Non mancano dei passaggi duri, magari ingenerosi nella loro generalizzazione, ma anche legittimi perché nascono da esperienze dirette. Chiosa Luciana Armento. «I giovani sono i peggiori... Vogliono lavorare in hotel e chiedono la domenica libera per il calcetto».

«Da una parte ci sono le imprese che sono disponibili anche a formare le persone in cui intravedono prima delle competenze almeno delle potenzialità, dall’altra ci sono numerosi disoccupati che non investono su se stessi, non si formano. Aspettano di trovare un lavoro facendosi schiacciare o dalle loro esperienze negative o in caso di giovani dalla non capacità di presentare le proprie capacità».

E poi c’è Annabelle. Chi ha molte esperienze, anche se varie e ha proprietà di linguaggio, brilla come una stella. Annabelle è straniera, parla cinque lingue, due le ha studiate solo un po’, è ingegnere informatico, ha conoscenze di grafica e nel suo paese lavorava come editor. Il sorriso parla per lei, una donna che incanta. Si offre come impiegata tuttofare in un ristorante: è così preparata e spontanea che quasi imbarazza il selezionatore. Eppure lei, forse, non sarà scelta proprio per questo: lei è “troppo” per una piccola struttura.

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