Sicurezza
Appalti statali con mazzettine da 500 euro
Firenze, la Finanza arresta 3 imprenditori: interventi in cambio di regali e soldi (pochi)
FIRENZE. Se eri un imprenditore edile e volevi lavorare per lo Stato dovevi ungere i meccanismi. Non le mazzette di una volta. Mini tangenti ai funzionari: potevano bastare anche 500 euro. Perfino regali, per esempio un condizionatore da installare a casa del dipendente pubblico che poteva “sveltire” la pratica. Funzionava così - secondo l’accusa - all'ufficio sezione operativa Firenze 2 del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche per la Toscana, le Marche e l'Umbria.
BLITZ PER CORRUZIONE
Ieri c’è stato il blitz della guardia di finanza, il secondo dell’inchiesta che il 3 novembre del 2016 ha portato all'arresto in flagranza del funzionario Francesco Saverio Marino, bloccato nel suo ufficio fiorentino mentre intascava una tangente dall'imprenditore Stefano Fani. Questa volta le manette sono scattate per una imprenditrice, Paola Stefani, 43 anni, residente a Lastra a Signa, socia della Heating System srl di Firenze; ai domiciliari sono andati il suo socio, Maurizio Stefani, e Matteo Michelagnoli, 41 anni di Signa, legale rappresentante della Tekna edilizia srl di Lastra a Signa. Altri due imprenditori sono stati interdetti dall'attività per otto mesi. Interdetto dal suo ufficio anche un altro funzionario del Provveditorato alle opere pubbliche, di 60 anni, originario della Campania ma residente nell'Aretino. Tutti sono accusati di corruzione.
LE RIVELAZIONI
Il sistema corruttivo è stato rivelato in parte dallo stesso Marino, nelle dichiarazioni rese ai pubblici ministeri dopo l'arresto del 2016. È il funzionario a spiegare che le tangenti le prendevano tutti, non solo lui ma anche i suoi due colleghi di scrivania. Uno di questi colleghi sarebbe, appunto, quello che ieri è stato interdetto. Per l'altro, il responsabile dell'ufficio, il gip si è riservato di decidere sull'interdizione dopo un interrogatorio.
LA MAZZETTA COME PRASSI
Marino, scrive il gip Paola Belsito, fornisce «un quadro sconfortante di come in concreto funzionava l'ufficio tecnico al quale apparteneva». Per gli investigatori, la pratica delle mazzette era una prassi. Per comprarsi un appalto non ci voleva molto. Basti pensare che il funzionario che ieri è stato interdetto è accusato di aver intascato 500 euro. La mazzetta gli sarebbe arrivata dall'imprenditore Michelagnoli in cambio dell'affidamento dei lavori per le facciate dell'Agenzia delle dogane di Livorno, del valore complessivo di oltre 130mila euro. L'appalto fu affidato con procedura semplificata alla Tekna edilizia di Michelagnoli, facendo passare per urgenti lavori che non lo sarebbero stati, come dimostra il fatto che furono eseguiti solo sei mesi dopo la data di aggiudicazione.
UN CONDIZIONATORE
PER TANGENTE
Molti degli altri episodi di presunta corruzione e turbativa d'asta vedono coinvolto sempre Marino. Secondo le fiamme gialle in cambio avrebbe ottenuto due mazzette tra 2.500 e 5mila euro, l'installazione di tre split per l'aria condizionata a casa sua, lavori di falegnameria a casa del figlio, arredi per il bagno, regali per il matrimonio del figlio e alcune migliaia di euro a titolo di sponsorizzazione per la squadra di basket di cui era presidente. Gli appalti venivano pilotati a favore degli imprenditori corruttori, in alcuni casi con la tecnica dell'affidamento diretto giustificato adducendo falsi motivi di urgenza. Capitava anche che gli accertamenti tecnici per stabilire il tipo di lavori da effettuare, compito del provveditorato, venissero svolti invece agli stessi imprenditori che poi si aggiudicavano l'appalto.
LAVORI AL CARCERE DI MASSA
E A QUELLO DI EMPOLI
Tra i lavori finiti al centro dell'inchiesta, condotta dalla finanza e coordinata dai pm Luca Turco e Christine Von Borries, il ripristino di locali della casa circondariale di Massa, sostituzione degli infissi all'Agenzia della dogane di Marina di Carrara, messa a norma dei bagni e della case della casa di reclusione di San Gimignano, ripristino dell'impianto antincendio del carcere di Empoli e di quello di condizionamento della Corte dei Conti di Firenze. Ma la realtà dei fatti potrebbe superare quella giudiziaria accertata dagli investigatori. Negli interrogatori dopo il suo arresto per corruzione del 2016, per il quale ha patteggiato una condanna a un anno e 5 mesi di reclusione, Marino, scrive ancora il gip nella carte, avrebbe anche raccontato di episodi di corruzione e di turbativa d'asta che gli inquirenti non sono riusciti ad accertare, anche di epoca precedente all'inizio delle indagini.
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