Il Tirreno

Toscana

Leggi razziali: pediatra perseguitata, il figlio ottiene la pensione

di Ilaria Bonuccelli
A sinistra una immagine d’epoca di Ilda Castelli esposta in una mostra del 2015 sugli Ebrei di Livorno e fornita dall’archivio privato della famiglia Orefice
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A sinistra una immagine d’epoca di Ilda Castelli esposta in una mostra del 2015 sugli Ebrei di Livorno e fornita dall’archivio privato della famiglia Orefice

Livorno, il fascismo cancellò Ilda Castelli dall’ordine dei medici perché ebrea. A oltre 25 anni dalla morte la Corte dei Conti riconosce la discriminazioni

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LIVORNO. Un colpo di penna e Ilda Castelli scompare. Non esiste più. Peggio che costretta a nascondersi. Sparisce dall’Ordine dei medici, per ordine delle leggi razziali. Un frego e inizia la sua clandestinità. Quella della prima donna medico - pediatra, prego - di Livorno. Figlia e sorella di farmacisti, con una sorella, Rita, già costretta a rifugiarsi in Eritrea con i tre figli piccoli per evitare il campo di concentramento. Una perseguitata anche Ilda «gravemente limitata nell’attività professionale e costretta alla clandestinità», recita la sentenza della Corte dei Conti che le riconosce le sofferenze e la violenza subita. Oggi, Ilda non c’è più. La verità storica, però, la raccoglie il figlio Giuseppe Castellano. “L’orfano”, lo definisce la magistratura contabile. Che può risarcire il male inflitto dallo Stato Italiano agli Ebrei nell’unico modo possibile: con un vitalizio.

A 78 anni, Giuseppe Castellano ottiene giustizia per la madre che non c’è più e un vitalizio di “benemerenza”, un assegno (equivale a una pensione sociale, meno di 500 euro al mese) che ha il pregio della reversibilità. Può essere riconosciuto anche ai figli dei perseguitati dalle leggi razziali - semplifica l’avvocato Raffaele Pendibene - perché in un certo senso vengono equiparati agli orfani di guerra. A una condizione: deve essere riconosciuto (oltre a una situazione reddituale di un certo tipo) che gli eredi siano «inabili a qualsiasi proficuo lavoro» alla data di presentazione della domanda per l’assegno di benemerenza. E già questo fa intendere come non sia stato facile per Castellano ottenere il beneficio.

Non lo è mai. Non lo è stato per la cugina Emma Levi che ha ottenuto l’assegno (dopo un primo diniego dello Stato) per le sofferenze patite dalla madre Rita Castelli costretta all’esilio dalle leggi razziali: via da Livorno per anni, con i figli piccolissimi. Emma di due anni, appunto, la sorella Lydia di 20 giorni, il fratellino di cinque anni. Non lo è stato per Edi Bueno, livornese scacciata da scuola a 7 anni, perché ebrea.

Anche per Giuseppe Castellano la strada è stata in salita. Il 28 giugno 2012 l’orfano chiede allo Stato di riconoscergli il vitalizio di benemerenza per quanto subito dalla madre Ilda a causa delle legge razziali del 1938. Castellano ha 74 anni, la madre è morta ormai dal 1992, ma per Livorno è ancora un’istituzione. Per anni, è stata l’unica pediatra. Oltretutto una donna: l’altro medico dei bambini, l’ebreo Roberto Funaro, era già emigrato in America durante il conflitto, per evitare la persecuzione. E la popolazione le si era affidata con la massima fiducia.

A maggior ragione, il figlio vuole un riconoscimento per la discriminazione subita dalla madre. Ma lo Stato non sembra essere d’accordo. Infatti, in prima battuta il ministero delle Finanze respinge la richiesta. Non entra neppure nel merito. Sostiene che Giuseppe Castellano non abbia i requisiti richiesti dalla legge: non sarebbe “inabile a qualsiasi lavoro proficuo”. Quindi scattano i ricorsi, mentre si chiede anche di sollevare la questione di fronte alla Corte costituzionale per una disparità di trattamento rispetto agli ebrei deportati nei campi di sterminio e ai loro familiari per i quali sono state riconosciute «specifiche provvidenze» relativamente agli atti persecutori subiti. Ma il 22 gennaio 2016, il ministero delle Finanze ribadisce: 1) l’insussistenza dei requisiti per concedere l’assegno di benemerenza a Castellano; 2) il «diverso contenuto normativo previsto per i deportati nei campi di sterminio». Il figlio di Ilda non si arrende. A novembre 2016 presenta una memoria; ottiene dalla Corte dei conti di Firenze la nomina di un perito e l’Ufficio Medico Legale del ministero della Salute a maggio 2017 deposita il proprio parere sulla “inabilità a proficuo lavoro” di Giuseppe Castellano. Un parere positivo: l’orfano, dunque, ha i requisiti per ottenere l’assegno. E la Corte dei Conti di Firenze riconosce all’orfano di Ilda Castelli il diritto di riscuotere l’assegno di benemerenza. Il riconoscimento della discriminazione. Il timbro sulla vergogna razziale.

 

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