Attenzione
Nel 2017 ci sono stati 72 decessi: la maggior parte in ditte esterne
La denuncia della Fiom Cgil: "E' una strage silenziosa, una guerra sotterranea. Intervenga la Regione"
FIRENZE. «Lo scorso anno in Toscana sono morte 72 persone sul lavoro, lo stesso numero del 2016: è una strage silenziosa, una guerra sotterranea. Da anni ci battiamo contro questa piaga, ma i problemi aumentano: sta crescendo il fenomeno degli incidenti non denunciati per paura».
A lanciare l’allarme è Massimo Braccini, segretario generale della Fiom Cgil Toscana, che interviene così sul caso dell’operaio morto ieri in un cantiere navale della darsena pisana. Il sindacalista pone l’accento sul ricorso sempre più frequente da parte delle aziende, della nautica e non solo, alle ditte in appalto. «Nei cantieri navali, Azimut in primis, i dipendenti addetti alla produzione sono ridotti all’osso, e chi lavora direttamente nelle imprese si occupa per lo più di amministrazione e servizi – dice Braccini – Il rapporto tra dipendenti ed esterni va da 1 a 3 fino a 1 a 6, a seconda delle aziende e della mole di lavoro da sbrigare. Ed inevitabilmente il numero di infortuni lievita tra gli operai in appalto. I datori di lavoro hanno gravi responsabilità per la mancata applicazione delle norme di sicurezza. E sul caso di Pisa chiediamo che sia fatta piena luce sulla dinamica e che vengano accertate le responsabilità».
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Il ricorso all’esternalizzazione deriva dalla volontà di risparmiare sul costo del lavoro. «È un circolo vizioso: pagare meno la manodopera vuol dire avere minore professionalità e soprattutto livelli inferiori di sicurezza: turni che si sovrappongono, orari non rispettati, scarsi controlli – nota il dirigente Fiom – E anche quando non ci sono infortuni mortali, il problema delle cattive condizioni di lavoro resta: la sicurezza peggiora e i diritti arretrano. Le aziende si lamentano della mancanza di professionalità, ma sono loro che le hanno distrutte negli anni, depotenziando il personale». Il sindacalista spiega che il sistema degli appalti e dei subappalti è esploso fino al 2008, quando gli affari giravano bene. Poi la situazione è precipitata. «Le ditte esterne ci sono sempre state, ma mai in così alte percentuali – dice Braccini – Per esempio, a Livorno ad Azimut su circa 1600 addetti, i dipendenti sono solo 300, le variabili sono legate ai picchi lavorativi. Credo che sia fondamentale sensibilizzare di più a questi temi i cantieri committenti, che hanno la responsabilità del lavoro, e spronarli a imporre un sistema diverso».
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Uno degli aspetti su cui riflettere, per la Cgil, è anche la contraddizione che si crea nella nautica da un punto di vista economico: «Stiamo parlando di un settore dove girano grandi soldi, in Toscana viene realizzato il 25% degli yacht del mondo. Ma poi dietro c’è uno sfruttamento fortissimo». Il sindacato evidenzia un altro fattore importante: tutti i terreni dei cantieri sono demaniali, ma le istituzioni non hanno più un ruolo chiaro. «Delle autorità portuali fanno parte Comuni e Regione che devono darsi da fare – dice Braccini – Le concessioni devono essere date a fronte di vincoli sociali, con garanzie di investimenti e sviluppo nell’interesse della collettività. Anche quando si parla di nautica a Viareggio ci si sciacqua la bocca con grandi progetti e poi…». Infine il tema degli infortuni non denunciati: «Molti operai in subappalto sono stranieri, sottopagati, e non denunciano gli incidenti per paura di perdere il lavoro: ciò è intollerabile».
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