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Cirinnà: "La sentenza sui due papà di Livorno colma il vuoto lasciato dal Parlamento"
La promotrice della legge sulle Unioni civili: "Se la politica non decide i cittadini per fortuna non si fermano"
LIVORNO. E che famiglia sia. Nei fatti e anche per la magistratura. Due bimbi con due padri: una sentenza, quella del tribunale livornese, che si pone sulla scia di casi già visti a Bologna, Milano e non solo. «Per fortuna, queste buone pronunce proseguono, una dopo l’altra. Ed è un bel segnale», dice Monica Cirinnà, senatrice Pd, promotrice della legge che riconosce le Unioni civili.
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Perché è il tribunale a intervenire su questioni che spetterebbero al parlamento?
«Quando la politica decide di non decidere che cosa succede? Che i cittadini per fortuna non si fermano. La Costituzione prevede tre poteri: il parlamento, che ha deciso di non decidere sui bambini delle famiglie arcobaleno, il giudice e l’esecutivo. Quando un diritto viene negato dal potere legislativo, le famiglie si rivolgono al tribunale. I magistrati, dal canto loro, valutando caso per caso, applicano le leggi. E continuano a riconoscere che quei due papà e quelle due mamme hanno piena capacità genitoriale. Che quei bimbi debbono avere due genitori ed essere più protetti e tutelati».
Secondo lei per quale motivo il Legislatore è assente in questo senso?
«Il parlamento ha di fatto abdicato. E la colpa è del Movimento 5 Stelle, che ha tradito il patto sul voto: il 16 febbraio di due anni fa, noi del Pd fummo costretti ad ritirare l’emendamento con cui avremmo salvato l’adozione coparentale del figlio del partner, ritrovandoci obbligati, pur di tutelare la legge, a rinunciare all’adozione. Questa responsabilità è esclusiva dei 5 Stelle».
In questa campagna elettorale, per il momento, si sente parlare poco o niente del tema dell’adozione del figlio del partner, è un tema scomodo?
«È nel programma del Partito democratico, c’è scritto chiaramente: riforma delle adozioni e riconoscimento di tutti i bambini e di ogni tipo di famiglia. Per il Pd è una priorità: io ne parlo tutti i giorni (Cirinnà è candidata nel Lazio, ndr). Ma per esperienza, e sono giunta alla mia settima campagna elettorale, posso dire che si entra nel vivo e nei temi più caldi solo negli ultimi 15 giorni prima del voto».
Che messaggio si sente di mandare alla "nuova" famiglia livornese?
«Questa famiglia è nuova solo per la parte più oscurantista del Paese. Per tutti gli amici e i conoscenti, sono già un nucleo integrato, amato, conosciuto e accettato dalla società. Sono una famiglia uguale alla mia che sono etero e ho quattro figli. E come membro del potere legislativo chiedo scusa a questi genitori per aver dovuto chiedere il riconoscimento dei propri diritti a un magistrato. Siamo usciti dal Medioevo, be’ usciremo anche da queste resistenze».
C’è chi parla di fare un passo indietro anche rispetto alle Unioni civili. Che ne pensa?
«Il centrodestra non è mai stato campione di diritti. E a chi come Berlusconi, Salvini e Meloni parla di questi temi in termini critici, dico che ogni volta che l’Italia ha fatto un passo in avanti non è mai tornata indietro. Penso al divorzio e all’aborto, ad esempio».
Secondo lei il Parlamento riuscirà a cambiare passo in tema di adozioni?
«Lo sapremo il 5 marzo, solo allora vedremo se l’Italia saprà svegliarsi o se guarderà al passato. Io credo nelle adozioni per single, per famiglie arcobaleno, per conviventi, cose già presenti in altri Paesi. L’Europa non va inseguita solo su euro e finanza, ma anche sui diritti».
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