Il Tirreno

Toscana

M5S, tra pacifisti e NoTav in Toscana si candida la "sinistra" del movimento

di Mario Neri
Il consigliere regionale M5S Giacomo Giannarelli
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Il consigliere regionale M5S Giacomo Giannarelli

I capilista usciti dalle Parlamentarie in Toscana hanno quasi tutti radici "rosse". Dal n.1 Bonafede alla volontaria delle Ong, dal blogger all'esperta di migranti

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LIVORNO. Fino a sei anni fa, prima di diventare un colonnello Cinque stelle, Alfonso Bonafede era l’avvocato dei NoTav fiorentini. Per stoppare la maxi fresa che scaverà un tunnel da 6 chilometri nel sottosuolo della città a favore dei supertreni, ogni cittadino preoccupato per la tenuta della propria casa veniva indirizzato da lui. Toc toc, bussate a Bonafede, vi avrebbe detto il leader locale Tiziano Cardosi, ex ferroviere e una vita passata a canticchiare Pietrangeli e Guccini. Non c’era storia. «Andate da Alfonso, è il legale del comitato», e il comitato oggi è una delle costole di Potere al Popolo a Firenze, ridotta dei centri sociali, scampoli di Rifondazione e gli irriducibili dell’antagonismo rosso.

I volti dei candidati "rossi" del Movimento 5 Stelle

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Non bisogna andare neppure troppo indietro nel tempo con Gianluca Ferrara, appena imbarcato. Napoletano trapiantato a Viareggio, racconta di essere «uno dei blogger più seguiti» del Fatto Quotidiano, dove non fa che bacchettare il neo-militarismo italiano, l’imperialismo Usa e «la fabbrica del consenso main stream» al «servizio dei potentati economici» che ha raccontato il socialista venezuelano Maduro come un dittatore violento e affama-popolo. Insomma, altro che Fatto, il nuovo capolista al senato della Toscana nord sembra scriva per il Manifesto. Per non parlare degli altri. Volontari in cooperazione umanitaria, europeisti, insegnanti, inflessibili difensori dei “beni comuni”.

Tipo Donella Bonciani, seconda al senato nel Toscana sud. Avvocato, 56 anni, di Bucine, è anche grazie ai suoi esposti che è partita l’inchiesta contro gli appalti dell’Ato sud sui rifiuti. A scorrerle tutte le liste appena uscite dalle Parlamentarie sembrerebbero quelle di una “ditta” d’altri tempi, scampoli di un retroterra che sa di Social forum, disobbedienza e cultura no global. Sì perché nei collegi proporzionali per camera e senato in Toscana ha vinto la “sinistra” Cinque stelle. Mentre in Lombardia domina il sovranismo padano di Gianluigi Paragone, i “pretoriani” di Danilo Toninelli, e l’ombra di un’alleanza sotterranea post voto con Matteo Salvini, qui da sempre in consiglio regionale pentastellati e leghisti si annusano ma non si prendono.

Non è un caso che quasi tutti i capilista dei sei collegi proporzionali usciti dalla democrazia del clic siano “vicini” al dominus delle liste, il consigliere regionale Giacomo Giannarelli, carrarese, formazione e interessi proiettati su battaglie ecologiste, legalitarie, insomma quelle della vecchia sinistra movimentista. È stato lui, la notte prima del via alla consultazione online, a imporre la chiusura del gruppo Facebook “Toscana a 5 stelle”. «Era un nido di cordate», dicono dal quartier generale. La lucchese Laura Giorgi ha pubblicato lo screenshot della mail-epurazione. S’è rivoltata mezza base.

In Toscana ha prevalso l’ala meno populista. O meglio, meno fascio friendly. Non almeno nei nomi che hanno buone probabilità di agganciare un seggio. Intendiamoci, è ancora il Movimento anti-austerity, anti-banche, magari pure anti-euro, ma non quello che strizzerebbe l’occhio a Putin o a Casa Pound come a Ostia. «Qui l’avversario è il centrosinistra, Renzi e il suo falso riformismo, non Berlusconi».

La natura camaleontica M5s è diventata una strategia. Difficile immaginare così una Giulia Torrini, 33enne cecinese, operatrice in un centro migranti e un passato da candidata a Casale Marittimo in una lista civica filo-dem, sbracciarsi a Montecitorio contro i «clandestini» e le «ong taxi dei profughi» (copyright Luigi Di Maio). O che lo faccia Riccardo Ricciardi, 36 anni, regista e consigliere comunale a Massa. Primatista nel plurinominale alla camera, nelle chat lo chiamano il guevarista massese.

Prima nel listino senatoriale anche la sacerdotessa dell’alterità grillina Laura Bottici, radici nella Carrara anarchica e un presente da condottiera anti-casta. Stremata dall’agonia della sinistra, si sarebbe arruolata anche Gloria Vizzini, insegnante lucchese. E tuoni e fulmini trumpisti non li vedrete sferrare da Chiara Yana Ehm, italo-tedesca di Reggello con esperienza nelle ong dei diritti umani in corsa con Bonafede sul proporzionale fiorentino. Men che meno da Francesco Berti, 26 enne livornese, laurea in legge a Pisa, studi da criminologo in Belgio e un’esperienza da assistente al parlamento europeo; o da Luca Lauricella. Nella faida pisana fra i due meetup, lui ha fondato quello progressista.

Se c’è una “destra” 5 stelle nelle liste toscane è fatta di seconde file, volti per cui l’elezione sarà una missione quasi impossibile. Due esempi: Valeria Marrocco, quarantenne pisana, vicina a Toninelli, è quarta nel Toscana sud; o Luigi Maio, operaio elettrotecnico fiorentino, anima rautiana, terzo posto in lista per quella quasi omonimia confusa per refuso. E poi, ovvio, c’è “l’anomalia” Gregorio De Falco, l’inflessibile ufficiale anti-Schettino, un tempo chiacchierato montiano. Ma a volerlo è stato lo stesso Di Maio.

Il leader Cinquestelle oggi e domani torna in Toscana. Chissà se lui, figlio di un ex missino, si è accorto della natura “rossa” del M5s nostrano. Certo, il colore dominerà la tappa del suo “rally” elettorale. Che pare sulle orme di Matteo Renzi. Un mese e mezzo fa lui fu sommerso dalle proteste dei lavoratori piombinesi: «Per un sorso di Sassicaia ha svenduto la classe operaia», gridarono al segretario dem che si fece fotografare con una coppa di vino a Bolgheri. Oggi il capo politico grillino visiterà due cantine nel Chianti senese. Il moderatismo bianco ama il rosso intenso.


 

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