Il Tirreno

Toscana

Toscana inquinata: serve un miliardo contro i veleni, ci sono solo 128 milioni

di Mario Neri
L’ex fabbrica di concimi Sitoco vicino alla laguna di Orbetello, uno dei pochi siti che verranno bonificati
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L’ex fabbrica di concimi Sitoco vicino alla laguna di Orbetello, uno dei pochi siti che verranno bonificati

La Regione individua 377 siti da bonificare con urgenza. Sono ex miniere fabbriche, industrie vicine alle case. La province più inquinate Livorno e Grosseto.

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LIVORNO. Giosuè Carducci iscritto nel destino, la pieve romanica, la montagna come coperta verde sul paese. «Valdicastello per i pietrasantini è sempre stato il lusso della distanza edenica dal caos a cinque minuti dal caos - dice Luigi Pelliccioni - adesso non c’è notte di pioggia che non ci risvegli affacciati ai nostri incubi». Uno spettro che incendia il letto del Baccatoio ad ogni temporale. «Ogni volta l’acqua diventa rossa e dalla montagna scende nel torrente una nuova ondata di paura». E in questo paesino arroccato sulle colline della Versilia la paura si chiama tallio.

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IL PIANO IRREALIZZABILE
I primi a scoprirlo sono stati a primavera 2014 i geologi dell’Università di Pisa: la vecchia miniera di pirite abbandonata nei boschi da anni intossica pozzi e falde. Il veleno usato da Agatha Christie come motore narrativo in uno dei suoi romanzi si è attaccato ai tubi delle case, è diventato un valore fisso nelle analisi del sangue di mille residenti. Donne, uomini, bambini ora attendono soprattutto una cosa: «Che qualcuno ripulisca quel posto e ci salvi», dice il presidente del comitato. Invece Valdicastello per ora è uno dei tanti spicchi di Toscana destinati a galleggiare su propri veleni ancora per anni, una delle tante «emergenze» ecologiche appena inserite dalla Regione nel nuovo piano di indirizzo sulle bonifiche ambientali. La giunta di Enrico Rossi l’ha varato il 27 dicembre, ma rischia di rimanere un libro dei sogni.

FOTOGALLERIA - LE IMMAGINI DELLE BOMBE ECOLOGICHE CHE ASPETTANO LA BONIFICA

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LE EMERGENZE
Sono 377 i siti inquinati di «competenza pubblica» da ripulire in tutto il territorio: le falde inquinate da vecchie fabbriche petrolchimiche a Massa attendono un riconversione da 20 anni; la bonifica sotto i piazzali degli altiforni è diventata l’unico spiraglio di reale rigenerazione economica per Piombino; chilometri di pozzi contaminati dalla trielina, iniettata nel suolo in anni di ciclo industriale dalle concerie di Poggio Gagliardo a Montescudaio (Pisa), stanno spezzando il filo della fiducia fra un pezzo di società e le istituzioni a Cecina. C’è di tutto nella mappa delle “bonifiche” tracciata dagli uffici regionali. Per la prima volta nella sua storia, la Toscana mette a nudo le sue ferite ambientali, prova a diagnosticare i virus che la ammorbano. Con un effetto paradossale: ammette di non avere le forze per curarsi.

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SOLDI? SOLO BRICIOLE
Per bonificare tutto servirebbe 1 miliardo di euro. Per ora, soprattutto grazie ai trasferimenti del governo, Regione e Comuni possono contare su appena 128 milioni. Hanno una speranza i Sin, i siti di interesse nazionale, cioè Piombino, Massa, Orbetello e pochi altri angoli. Per il resto, buio totale. «Tutti quei soldi non li abbiamo, – dice l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni – La Regione ha acquisito le competenze sulla materia per effetto della legge Delrio nel 2016, credo sia importante aver stilato una mappa e una lista delle priorità. Nei prossimi anni sapremo dove intervenire». Come? Per ora attingendo alla speranza di altri finanziamenti statali e all’ecotassa, che però drena appena 12 milioni all’anno. Briciole. Eppure sono 5 le zone “rosse” e 16 quelle da allerta “arancione” indicate come urgenze dalla Regione. Tutte senza coperture finanziarie.

2000 BOMBE ECOLOGICHE
Non solo. In molti casi si sa che in un angolo di Toscana c’è una bomba ecologica da disinnescare, ma non ancora quale l’origine dell’inquinamento, e dunque quale la portata dei rischi per chi ci vive vicino. «Non solo – aggiunge Fratoni – spesso si tratta di vecchi siti industriali abbandonati da società fallite. E prima di poter essere noi ad intervenire, dobbiamo accertarci che ci sia un soggetto a cui poter chiedere i danni». Non una cosa da poco. L’elenco della Regione fotografa solo una fetta di contaminazione. Quei 377 siti sono solo una piccola percentuale di quelli registrati in un portale digitale elaborato da Arpat, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente. Si chiama Sisbon e racconta di una regione in cui anno dopo anno si allarga la geografia del rischio ambientale. Oggi, fra pubblici e privati, sono 2075 i siti inquinati, nel 2015 erano 1.625.

UNE FERITA OGNI 5,7 KM
Quattro anni fa c’erano 14,3 potenziali detonatori ecologici ogni 100 chilometri, oggi nello stesso raggio d’azione ce ne sono 17,3. Un’area malata ogni 6 chilometri. Vero, molti (805) sono vecchi distributori di benzina, ma fanno impressione i dati sulle discariche (608), sulle ex miniere (89) da riconvertire, magari in luoghi cruciali per la nostra economia turistica come le colline metallifere o Rio Marina all’Elba; o quelli che raccontano di 705 scheletri industriali, 968 sulle rovine edilizie o altri tipi di attività diventate cariche tossiche, e soprattutto che parlano di 751 luoghi per cui un inquinamento è stato accertato senza però che si sia ancora rintracciata la sua origine.

I PIÙ INQUINATI
Dai report di Arpat emerge anche una classifica delle province più cariche di veleni. In testa c’è Livorno con 274 siti inquinati e 5.319 ettari da salvare. Segue Grosseto con 172 luoghi a rischio e 3.072 ettari coinvolti, poi Firenze (583 siti ma 957 ettari). Aree immacolate non esistono, ma Prato e Siena con 25 e 176 ettari sembrano le meno maltrattate. E i numeri aprono uno spiraglio. Oggi sono più di 11 mila gli ettari di Toscana da bonificare. Tre anni fa erano 13 mila. Magari con lentezza, ma ogni tanto curiamo la nostra terra. Negli ultimi anni abbiano risanato 1.883 aree avvelenate.

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