Il Tirreno

Toscana

Toscana inquinata: i fondi bastano a salvare poche zone, e per ora restano pure sulla carta

di Mario Neri
Una vista delle acciaierie di Piombino, uno dei Sin da bonificare
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Una vista delle acciaierie di Piombino, uno dei Sin da bonificare

Il governo ha finanziato le bonifiche ambientali per i Sin, i siti di interessa nazionale: Piombino, Massa e Orbetello le emergenze ecologiche con le coperture economiche, ma non c'è certezza sui tempi

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LIVORNO. In una terra di sommersi, loro sembrano gli unici salvati. Per loro, sulla carta, i soldi ci sono. Ma quasi in tutti i casi siamo ai protocolli di intesa, alle fasi preliminari, in cui nessuno ha il coraggio di sbilanciarsi sui tempi. «Cinque, dieci, quindici anni - confida un tecnico della direzione Ambiente della Regione - Impossibile saperlo. Eseguire una bonifica ambientale non è come costruire una strada, dove anche i ritardi causati dagli intoppi burocratici sono calcolabili». Anche per le grandi ferite ecologiche della Toscana che lo Stato si è deciso a curare mancano ancora progetti esecutivi, gare di appalto, soggetti attuatori, perfino le analisi che stabiliscano con certezza chi ha inquinato e dove.

LA FALDA DELL'ACCIAIO

Il Cipe (e cioè il Comitato interministeriale per la programmazione economica), guidato da Luca Lotti, ha stanziato ad esempio i 47 milioni di euro necessari al recupero e alla bonifica di terra e falde sotto i vecchi altiforni delle acciaierie di Piombino. Per ora Invitalia, la controllata del ministero dell’Ambiente, ha affidato gli appalti per i primi studi di fattibilità. Pochi giorni fsi è tenuta la prima riunione operativa per stabilire un primo cronoprogramma e il piano delle caratterizzazioni, cioè i test utili a fissare con certezza di cosa si siano ammalati sottosuolo e falda in decenni di interramento di scarti della lavorazione dell’acciaio. Eppure da quando il sistema delle acciaierie è entrato in crisi non c’è analista che non scorga nella salvezza ambientale di quegli 800 ettari l’unica vera speranza di riscatto economico, l’ultimo vero spiraglio per una conversione industriale che dia una speranza a più di duemila lavoratori e alle loro famiglie.

I CONCIMI SULLA LAGUNA

Per liberare la laguna di Orbetello dallo scheletro della vecchia Sitoco, governo, Regione, Provincia e Comune discutono da anni. E sebbene dal 2002 al 2012 sia rimasto in carica un commissario di nomina statale con a disposizione 4,3 milioni di euro, l’ultimo accordo di programma per far partire la riqualificazione della maxi fabbrica dei concimi affacciata allo specchio d’acqua più famoso della Maremma risale a settembre scorso. Proprio da qualche settimana è arrivata la conferma dal Cipe. Il governo ha messo sul piatto i 30 milioni che servono a portare a termine il lavoro. La società immobiliare Laguna Azzurra, la nuova proprietaria dell’area, ha gi presentato un masterplan di riconversione edilizia. Al posto dei vecchi capannoni fatiscenti, una volta completata la bonifica, potranno nascere case di lusso con vista sulla bellezza dei fenicotteri. Tempi? Anche qui nessuno in Regione si sbilancia. Per scongiurare il pericolo di una contaminazione proprio a due passi da un gioiello naturale potremmo dover attendere anni.

I VELENI APUANI

Un capolinea non c’è neppure per il Sin di Massa, anche se proprio il governo ha assegnato i 21 milioni utili a far partire davvero i progetti e poi i lavori per riqualificare un quadrilatero enorme di territorio inquinato dall’industria chimica. Dalla Bario Solvay, all’ex Farmoplant fino alla Ferroleghe, dopo trenta anni è arrivata gran parte delle risorse utili a ripulire ettari e ettari di falde e terre contaminate e su cui sono lievitate paure e preoccupazioni di una popolazione con la percentuale più alta delle patologie gravi in tutta la regione. Molte zone individuate dalla Regione fra le priorità negli anni scorsi avevano ricevuto qualcosa, magari per partire con i progetti o con i piani di caratterizzazione. In tutto circa 10 milioni. Ad esempio 1,5 milioni erano andati alle ex miniere sul bacino del Cecina, 2,4 a quelle di Abbadia San Salvatore sull’Amiata, 1,6 all’ex area metallurgica di Scarlino, 1,4 alle miniere dell’Elba, 1,5 a Montescudaio. Ma è capitato pure che quei rivoli finanziari si siano esauriti nelle fasi preliminari, senza che una ruspa abbia davvero messo i cingolati sul posto. Per questo dall’ultima tranche da 62 milioni staccata dal Cipe la Regione ha chiesto che una parte venisse stralciata per risolvere alcune emergenze. Così ad esempio c’è una speranza per una ex discarica all’Isola del Giglio, un sito a Volterra, per le vecchie concerie di Montescudaio, per Follonica e Scarlino. Certo, una goccia nel mare.

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