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Nardella assume la figlia della pm che archiviò Renzi

Nardella assume la figlia della pm che archiviò Renzi

La madre chiese di non andare avanti SU un’indagine che coinvolgeva l'ex premier quando era presidente della Provincia di Firenze. Fratelli d'Italia: "Intervenga l’Anac". Il sindaco: "Solo fango"

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FIRENZE. Ci prova Dario Nardella. Su quell’assunzione «abbiamo rispettato tutte le regole» e dunque la gragnola di critiche che sta piovendo sul sindaco di Firenze non è altro che «un attacco vergognoso - si difende - segno di una campagna elettorale che qualcuno vorrebbe trasformare in denigrazione delle persone».

Sarà, ma l’assunzione negli uffici della Città metropolitana per chiamata diretta di Celeste Oranges da due giorni imbarazza il Pd e mette in allarme perfino i big del Giglio magico, preoccupati per un caso (l’ennesimo) che rischia di precipitare ancora più in basso il consenso del partito a poche settimane dal voto. Ventotto anni, laurea in legge, Celeste infatti è la figlia di Acheropita Mondera Oranges, il giudice alla guida della Procura della Corte dei Conti della Toscana. Non una qualunque - ha scoperto il Fatto Quotidiano - perché da viceprocuratore generale, nel 2014, chiese l’archiviazione per Matteo Renzi in un procedimento aperto a suo carico. E, come era prevedibile, è scoppiato il caos. Movimento Cinque stelle e lopposizioni compatte chiedono le dimissioni di Nardella, che della Città metropolitana è presidente.

«L'assunzione decisa da Nardella è il simbolo dell'illimitata spregiudicatezza del metodo renziano», dice il leader toscano di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, «chiediamo l'intervento all'Autorità anticorruzione e di Raffaele Cantone perché valuti quanto accaduto e intervenga secondo i termini di legge». Due giorni fa, contro il sindaco ultrarenziano, erano arrivate scudisciate. «Imbarazzante, Nardella non ne fa una giusta», ha detto il deputato pentastellato Alfonso Bonafede. «Avrebbero dovuto evitare di assumere la figlia del giudice che ha stralciato dal processo le accuse a Renzi», l’affondo di Tommaso Grassi, consigliere comunale di opposizione. E se non bastasse, ieri è saltato fuori che Celeste Oranges a settembre era stata esclusa da un concorso pubblico del Comune di Firenze. Insomma, perché Nardella avrebbe dovuto ritenere «una figura specializzata in ambito giuridico» utile alla Città metropolitana se non lo era per il Comune? Una domanda che ieri, con una lettera aperta pubblicata dal Fatto, gli ha posto anche una giovane cecinese.

«Mi presento: mi chiamo Carolina Martelli: non sono nata a Montevarchi ma a Sassetta», ha scritto raccontando di essersi laureata in Giurisprudenza con il massimo dei voti eppure di essere costretta ad una vita accidentata da lavori precari e poco in linea con la sua formazione. Ma soprattutto rievocando, con quel riferimento a Montevarchi, Maria Elena Boschi. Sì perché è proprio dopo il caso Banca Etruria che il Pd ha cambiato rotta: dal rigore etico che impose le dimissioni ad ex ministri come Annamaria Cancellieri, Maurizio Lupi e Paola Guidi, i renziani sono passati al garantismo sempre e comunque. «Anche quando, per nomine inopportune come questa - dice Grassi - si fa presto a pensar male».
 

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