Sicurezza
Logli, la scrivania vuota e alle 11 il lavoro è già finito
I primi giorni in ufficio, a sei anni dalla scomparsa della moglie Roberta Ragusa, taciturno come sempre. I colleghi: lo vediamo sereno, fa ciò che gli viene chiesto
SAN GIULIANO TERME. L’altro giorno, quando in Comune è andata via la luce, i dipendenti hanno pensato subito a lui. Al marito di Roberta Ragusa, la donna svanita nel nulla a Gello di San Giuliano nella notte fra il 12 e il 13 gennaio del 2012. Credendo di risolvere i problemi chiamando proprio Antonio Logli.
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Peccato che l’ex elettricista della Geste – la società interamente partecipata dall’amministrazione – dopo aver vinto un contenzioso è stato promosso impiegato amministrativo. Varcando l’ingresso del palazzo civico. Categoria B, ufficio lavori pubblici e gestione del patrimonio. È per questo che stavolta, i fili, Logli proprio non li poteva toccare. Così al suo posto è intervenuta l’Enel.
Il marito di Roberta Ragusa è entrato in ufficio proprio in settimana: da elettricista della municipalizzata, lunedì ha fatto le visite mediche e martedì si è seduto alla scrivania. Ma dove abbia passato il sesto anniversario dalla scomparsa dell’ex coniuge – per la cui vicenda è stato condannato a 20 anni per omicidio volontario e distruzione del cadavere – non si sa. Ieri non era con i colleghi, visto che il sabato il municipio è chiuso. Logli, fra l’altro, fa un part-time di 18 ore a settimana e al lavoro c’è solo la mattina, di solito fino alle 11.
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Martedì, dopo aver dribblato le decine di giornalisti che lo aspettavano all’uscio, ha trovato la nuova scrivania completamente vuota. Senza nemmeno il computer, installato (in ritardo) solo il giorno dopo. Ma lui doveva fare solamente una ricerca e incrociare alcuni dati per verificare una pratica. Un compito che ha potuto svolgere tranquillamente senza bisogno di tastiera, mouse e monitor.
L’ingresso di Logli, apparentemente, in Comune non ha alimentato alcun chiacchiericcio. Ma nei bar, fuori da palazzo civico, sì. Eccome. Tanto che non si parla d’altro. «Si comportava tale e quale a quando faceva l’elettricista – dicono alcuni colleghi – sempre in modo riservato e taciturno. Alcune persone le conosce meglio, perché ci aveva già lavorato. Altre meno».
Sì, perché il coniuge di Roberta Ragusa non è alla prima esperienza in Comune. Prima di andare alla Geste, già lavorava in municipio. Ma sono passati talmente tanti anni che ormai la sua formazione da impiegato pubblico deve ripartire da capo. Per questo i compiti gli vengono assegnati di volta in volta. Quelli di domani, ad esempio, ancora dovranno essere concordati con i responsabili. «Lo vedo sereno – dice un altro impiegato statale – una persona tranquilla, sempre disponibile a lavorare. Sa usare il computer ed esegue ciò che gli viene assegnato».
La sua scrivania è ancora vuota. Almeno nei primi giorni, l’ex elettricista non ha portato foto, nessun oggetto che potesse personalizzare il suo nuovo territorio lavorativo. Il tavolo e le pareti della stanza, che condivide con dei colleghi, sono sgombre. Rispetto al primo giorno, in più, c’è solo il computer. Quello che si erano dimenticati di installargli martedì e che è stato posizionato, in fretta e furia, 24 ore più tardi. Altrimenti l’ex operaio, in quelle tre ore e poco più di part-time al giorno, non avrebbe potuto far nulla.
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