Il Tirreno

Toscana

De Falco al Giglio «Qui ho lasciato parte della mia vita»

di Francesca Gori
De Falco al Giglio «Qui ho lasciato parte della mia vita»

Celebrazioni per il sesto anno dal naufragio della Concordia il capitano accolto come un eroe dagli abitanti dell’isola

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ISOLA DEL GIGLIO. L’isola lo ha accolto a braccia aperte, come aveva già fatto ogni volta che era sceso dal traghetto al porto. Al Giglio, le polemiche sull’opportunità o meno di quel «Salga a bordo, cazzo», intimato al comandante Francesco Schettino, subito dopo il naufragio della Concordia, sembrano non essere mai arrivate. Così come le voci di una sua probabile candidatura nelle file del Movimento 5 Stelle hanno provocato alcuna reazione rispetto alla sua presenza sull’isola.

Il capitano di fregata Gregorio De Falco non è più in sala operativa, a dirigere le operazioni della guardia costiera ma siede al comando logistico della Marina militare, a Nisida, vicino a Napoli. Ieri mattina è arrivato al Giglio con il traghetto. Non era nella lista degli invitati, De Falco. Ma nessuno ha avuto nulla da eccepire rispetto alla sua presenza: il capitano di fregata, la notte del naufragio, si è trovato a interpretare il ruolo dell’ “eroe”, a indossare “il volto buono” della marineria italiana in contrapposizione a quel “capitan codardo” che non aveva eseguito il suo ordine di tornare a bordo.

De Falco è entrato nella chiesa dei santi Lorenzo e Mamiliano, quella stessa chiesa dove la notte del naufragio furono accolti i naufraghi. «Qui ho lasciato una parte della mia esistenza - ha detto - della mia vita professionale e questa chiesa ha accolto in quella notte i naufraghi». De Falco ha partecipato alla messa in commemorazione del naufragio della Costa Concordia. «Per me è un’emozione essere qui - ha detto - anche se naturalmente ci sono state 32 vittime. Ma quando posso ritorno sempre perché per me questo luogo è diventato importante». Al Giglio, De Falco c’è stato più e più volte nel corso degli anni e non soltanto per la vicenda legata alla Costa Concordia. Fu lui, nell’estate di quattro anni fa, a coordinare le ricerche (e a trovare) un ragazzo che era disperso in mare con la sua barca.

«Lei ha salvato l’onore della marineria italiana nel mondo», gli hanno detto alcuni abitanti del Giglio che gli sono andati incontro per stringergli la mano, una volta sbarcato dal traghetto al porto e prima di confondersi tra la folla che sull’isola ha preso parte alle celebrazioni.



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