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M5s: «Azzerare il bando» Rossi: «Indico chi voglio»

M5s: «Azzerare il bando» Rossi: «Indico chi voglio»

Oggi in consiglio regionale confronto sulla manager scelta a selezione aperta Il governatore non fa retromarcia: «Monica Calamai la più adatta per l’incarico» 

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FIRENZE. Azzerare e ricominciare. Ripartire da capo con la selezione per individuare il direttore del dipartimento Coesione sociale. La richiesta di Andrea Quartini, consigliere regionale di M5S, è indirizzata a Eugenio Giani, ma è rivolta (in realtà) a Enrico Rossi, presidente della Regione. È il governatore - anticipa venerdì Il Tirreno che annuncia la nomina di Monica Calamai a dirigente della Coesione sociale, quando la selezione per l’incarico è ancora in corso.

Per M5S in questa nomina anticipata, a selezione ancora aperta, si potrebbero ravvisare violazioni di vari principi, contenuti nelle norme sulla trasparenza amministrativa (legge 241 del 1990) e sull’ordinamento del lavoro nelle pubbliche amministrazioni (decreto legislativo 165 del 2001). Da qui la richiesta di ripetere l’avviso «per una serenità nello svolgimento della selezione », nel rispetto dei «principi di corretta amministrazione che fanno riferimento in maniera stringente ai termini (di scadenza) come elementi essenziali della certezza della procedura e della nomina che ne consegue». E ai fini della «scadenza dei termini - insiste Quartini - fa fede la consegna della candidatura per via telematica. Inoltre il direttore è nominato con decreto del presidente della Regione fra coloro che hanno presentato la propria candidatura e che risultano in possesso dei requisiti richiesti». Fra l’altro proprio a Il Tirreno Monica Calamai ha dichiarato di non aver né presentato domanda per questo posto, ma di essere stata contattata da Rossi e di avergli confermato la «propria disponibilità» a ricoprire l’incarico. E Rossi conferma quanto già dichiarato a Il Tirreno: considera Monica Calamai la manager più adatta a questo ruolo, rivendica il diritto a nominare chi vuole. «È mia prerogativa e responsabilità esclusiva, per legge - scrive Enrico Rossi- procedere alla nomina del direttore generale e dei direttori delle direzioni regionali della sanità. Senza ipocrisia e in trasparenza ho reso pubblica, con un comunicato condiviso con il rettore dell'Università di Firenze e con l'assessora regionale alla Salute (Stefania Saccardi), la mia intenzione di nominare la dottoressa Calamai che, per la sua competenza, esperienza e conoscenza del sistema sanitario toscano, allo stato, ritengo la più adeguata per questo incarico». Fra l’altro, Rossi ribadisce che quello in corso è un avviso «non un concorso. L’ho pubblicato anche se non è previsto, per verificare se ci fossero candidature migliori. Questo comportamento è cristallino; non ho negato ciò che penso e con scrupolo ho voluto allargare lo sguardo ad altre eventuali possibilità. Tutto alla luce del sole, che evidentemente acceca alcuni. Mi riservo quindi di procedere alla nomina appena chiuso l'avviso».

Ma questa soluzione non piace a M5s. Che vuole capire quale sia la posizione del dirigente che ha seguito l’avviso - «la selezione farsa» e che si aspetta scuse da Rossi. Già oggi in consiglio regionale. «Il consiglio deve dare un mandato chiaro: la selezione pubblica ci dev’essere sempre, dev’essere a norma di legge e i cittadini devono poterla monitorare. Cioè devono sapere prima i criteri di scelta, poi avere accesso ai curriculum dei candidati e poter leggere perché chi vince ha presentato la miglior soluzione possibile secondo i criteri indicati». E se Giovanni Donzelli di Fdi paragona l’atteggiamento «sprezzante» di Rossi a quello del «marchese del Grillo», Paolo Sarti e Tommaso Fattori di Sì Toscana considerano la «girandola di sostituzioni ai vertici della sanità un'ammissione del fallimento della riforma sanitaria. La nomina della manager annunciata a bando ancora aperto è stata del tutto inopportuna: anche la rimozione di Niccolò Pestelli dalla direzione generale dell'Estar (dove andrà Monica Piovi, che lascia la direzione della Coesione sociale) significa che non è più gradito a Rossi e Saccardi, dopo le critiche mosse in commissione Sanità». (il.bo.)

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