Il Tirreno

Toscana

La vita è un viaggio infinito: Giovanna e Carlo da Pisa al mondo

Nicola Maranesi
La vita è un viaggio infinito: Giovanna e Carlo da Pisa al mondo

Carlo e Giovanna: da Cisanello al mondo, tra parole scritte e nozze contrastate

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La motocicletta Matchless sulla quale Carlo viaggia si ferma improvvisamente, nel bel mezzo di una notte di fine agosto dell’anno 1948, nella campagna calabrese che circonda l’abitato di Amantea, provincia di Cosenza. Con quella motocicletta quel ragazzo di 23 anni è partito da Cisanello, Pisa, località introvabile sulle mappe perché coincidente con la tenuta della sua nobile famiglia, i Tealdi. Ha già percorso circa 900 chilometri e ancora molti ne deve macinare per raggiungere la meta prefissata, la Sicilia, dove intende villeggiare e visitare le bellezze dell’isola. La cosa bizzarra è che porta con sé un passeggero di nome Flush, un esemplare da esposizione di cocker spaniel nero che non viaggia però, come vorrebbe una certa iconografia da poster anni ’70, seduto sul vano passeggero di un sidecar.

Flush ha attraversato l’Italia insieme al suo padrone restando accucciolato, impettito sopra al serbatoio, fendendo l’aria tra le braccia di Carlo. La cosa insolita è che a prestare soccorso a quella strana coppia di viaggiatori arriva anche una ragazzina, di nome Giovanna, non ancora maggiorenne. La cosa straordinaria è che Giovanna riconosce negli occhi blu intensi di Carlo quelli dell’uomo che sogna ininterrottamente da anni. La cosa incredibile è che Carlo e Giovanna si sposeranno di lì a qualche anno, dopo aver superato mille traversie, vivranno una vita da romanzo di avventura tra Giava, l’Inghilterra, la Somalia, la Persia, la Giordania e l’Indonesia, mettendo al mondo quattro figli. E che ancora oggi, 93 anni appena compiuti lui e 86 anni lei, fanno coppia nella loro casa di Trezzano sul Naviglio, Milano. Fino al giorno del loro incontro, Carlo e Giovanna hanno vissuto vite molto diverse, che resteranno tali fino al matrimonio.

Lui è un ragazzo libero di vivere la propria vita, di muoversi e di viaggiare, di determinare il proprio futuro: sta per laurearsi in agraria e pianifica di andare a lavorare in Africa. La libertà di lei è invece tutta nella fervida immaginazione che possiede e le permette di spaziare ben oltre i rigidi confini imposti dalla famiglia. È figlia del nobiluomo calabrese Pasquale Cavallo e di "una sua contadinella", Antonia Scrivano: così Giovanna definisce la madre in una lettera confessione a Carlo, un anno dopo l’incontro, per rivelargli la sua vera storia. Il padre per salvare il buon nome della famiglia ha accettato un patto crudele con i genitori: non sposare la donna amata perché "indegna" di lui, non riconoscerne i figli e rinunciare alla primogenitura. Così Giovanna appena nata è affidata a contadini, poi ripresa in casa come frutto di concubinaggio e "figlia di N.N". La sua infanzia viene marchiata come quella di una "bastarda".

È una vicenda che intenerisce Carlo e che avvicina ancor più i due giovani. "Tutta quella che è stata e che è la tua vita dovrebbe suscitare in me (dici tu) nientemeno che disgusto!" ribatte lui da Cisanello "Nemmen per sogno! Ti sarò sempre più vicino con la speranza di rivederti su questa terra". E si rivedranno negli anni seguenti, benché di rado, tanto che il loro amore resta veramente appeso alle lettere che si scambiano, invece, con frequenza. L’equilibrio è reso ancor più precario dai viaggi di lavoro di Carlo, specializzato in progetti di sviluppo idroagrario, e dal suo definitivo trasferimento in Somalia il 10 marzo del 1951. Non è però la lontananza l’ostacolo principale al coronamento del loro amore, quanto più l’avversione che il padre di Giovanna manifesta subito verso l’ipotesi di un matrimonio con quel ragazzo venuto da lontano, e andato a vivere ancor più lontano da Amantea. Pasquale non disprezza Carlo, ma per la figlia ha già individuato i giusti pretendenti tra i rampolli delle migliori famiglie locali e, di certo, non vuole vederla partire per l’Africa. Ci vorrà molto tempo e una lunga opera di mediazione tra le due famiglie per fargli cambiare idea.

Nel frattempo il rapporto tra Carlo e Giovanna, alimentato solo da fugaci momenti di condivisione, vacilla ma non crolla, sospinto da una forza di coesione innata e potente. Al termine di un’estenuante catena di compromessi, accordi, preparativi, si arriva alla definizione di un rito nuziale celebrato per procura. Giovedì 19 novembre 1953, a più di 5 anni dal loro primo incontro, Giovanna può scrivere sul suo diario: "Ecco il gran giorno, sono sposata, sposata al mio Carlo, quanta gioia e quanta malinconia. Il mio sogno, le mie speranze sono diventate realtà, ma anche così lui non c’è".

L’ulteriore attesa sarà breve. Il 24 dicembre gli sposi possono finalmente abbracciarsi a Chisimaio, in Somalia, prima tappa di una nuova vita insieme e di un lungo viaggio coniugale che si rinnova, ancora oggi, ogni giorno.

Dal diario di GIOVANNA CAVALLO

Dalla foto mostra 17-18 anni... è bellissimo, come nel sogno.

Amantea, venerdì 23 agosto 1948.

Tornando a casa ho saputo che il signore delle foto aveva scritto. Ho dovuto fare uno sforzo per nascondere la gioia. Son tornata di volata a casa ma ivi giunta ho fatto l’indifferente. Ha mantenuto la promessa mandandomi la mia foto. Il sogno prende un nome: Carlo Tealdi.
Cisanello, 13 settembre 1948 Lettera di Carlo Tealdi.
Gentilissimo Don Pasquale, prima di rimettermi a studiare voglio mantenere la mia promessa. Ecco le fotografie che feci a sua Figlia durante la mia tappa ad Amantea. Purtroppo non c’era molta luce; pazienza, cercherò di far meglio un’altra volta. (Dico così, ma chissà se ci sarà un’altra volta.) Il mio viaggio è proseguito magnificamente; solo che dopo tre giorni di permanenza sul mare di Modica, Flush (il cane) ha preso un raffreddore (ironia! un raffreddore in Sicilia! ). Temendo un cimurro, son tornato di volata a casa; ora Flush sta di nuovo bene e domani, salvo complicazioni, prenderà parte alla sua terza esposizione. Voglio ancora ringraziarLa tanto per la Sua gentile ospitalità che mi ha dato modo di conoscere le mie due prime e ottime persone calabresi. Le mando anche una foto della nostra villa e sarei felice di averne una della sua. Le mie Sorelle sarebbero contentissime di conoscere sua Figlia, perciò la prego di contare in qualunque momento sulla nostra ospitalità. Cordialmente, Carlo Tealdi.
Amantea, 24 settembre 1948. Diario di Giovanna Cavallo.
Nessuno lo sa ma ho scritto a Carlo una lettera. Pochi righi, soltanto i ringraziamenti dovuti alla sua gentilezza.
Amantea, 20 settembre 1948. Lettera di Pasquale Cavallo.
Gentilissimo Signor Carlo, giorni fa ricevetti il suo espresso con le fotografie di mia figlia Giovanna e quella di Villa Tealdi. La ringrazio unitamente a mia figlia. Non le ho risposto subito perché occupatissimo con la vendemmia che quest’anno è abbondante. Ho appreso con rincrescimento del suo ritorno quasi precipitoso che non le ha permesso una più lunga permanenza in Sicilia e una nuova tappa in Amantea. Sempre e quando le verrà voglia di ritornare da queste parti non trascuri di passare da casa mia dove spero di accoglierla meglio che l’altra volta. Non le posso mandare per ora la fotografia della casa perché esteticamente non è degna di una fotografia. Spero che Flush si sia completamente rimesso e abbia ben figurato nella terza esposizione. L’eventualità che le sue sorelle possano fare la conoscenza di mia figlia non è troppo probabile; a ogni modo la ringrazio della sua gentile offerta di ospitalità. Aggiungo però che solo i monti non s’incontrano! Alla sua famiglia e a lei distinti saluti Pasquale Cavallo.
Amantea, 21 settembre 1948. Lettera di Giovanna Cavallo.
Signor Tealdi; ieri le ha scritto a mio padre ma io sento di doverla ringraziare personalmente. Non so perché ma da quella sera mi è sembrato un amico. Strano caso perché non sono una donna molto socievole perciò difficile a stringere amicizia. Mi dispiace per Flush poverino, il raffreddore è brutto ma spero che adesso stia completamente bene. Ho visto la fotografia della sua villa, mi è molto piaciuta. In quanto alla nostra non è una villa ma una semplice casa di campagna non degna di essere fotografata. Le sue sorelle sono molto gentili a voler fare la mia conoscenza. Ma questo è difficile se non impossibile. Sono sicura che vedrò Pisa ma in cartolina. Però se le sue sorelle vogliono possiamo scriverci e scambiarci le foto, chissà, il caso potrà metterci di fronte. Mi facciano il piacere di mettere il proprio nome dietro le rispettive fotografie, altrimenti farò confusione. Sono sicura signor Tealdi che la riconoscerei sebbene ricordo solo l’inconfondibile celeste dei suoi occhi: Mio padre non sa che io le ho scritto perciò mi farebbe molto piacere se quando gli scrive tacesse di questa lettera. Le sue sorelle possono scrivere come se fossero loro le prime a mettersi in comunicazione con me. Signor Tealdi mi scusi se non so esprimermi chiaramente ma è la mia prima lettera e poi sono abituata tra contadini. Parlare il dialetto e scrivere in dialetto sarebbe una bella cosa. La ringrazio moltissimo per la sua gentilezza e ringrazio le sue sorelle della loro bontà. Tanti saluti alle sue sorelle e ai suoi genitori. cordialmente Giovanna.
Lunedì 25 ottobre 1948. Diario di Giovanna Cavallo.
È un mese che aspetto inutilmente risposta alla mia lettera. Strano, mi sento attratta verso di lui. L’amo, non l’amo, questo non lo so perché non so cosa vuol dire amare, ma so che sarei felice di divenire sua moglie. Prima rifiutavo per un sogno ora rifiuto per un uomo. Aspetterò.
Venerdì 29 ottobre 1948. Diario di Giovanna Cavallo.
Sono proprio felice, ho ricevuto una lettera dalla sorella di Carlo, si chiama Gabriella. Anche la sua fotografia mi è piaciuta.
Domenica 31 ottobre 1948. Diario di Giovanna Cavallo.
C’è la fiera, sono andata da una chiaroveggente e mi ha detto che con tutta probabilità viaggerò molto, sposerò lontano, sarò povera ma felice. Nel ’49 ci sarà una novità: c’è un giovane che mi pensa e aspetto una notizia.
Cisanello, 18 novembre 1948. Lettera di Carlo Tealdi.
Cara Giovanna, mi permetti di contarti trai miei amici? Sai, io di amici ne ho molto pochi, benché l’amicizia sia una cosa piacevolissima. Dunque, se sì, te ne sarò grato; anche Flush sarà contento (ogni tanto mi dice in un orecchio «com’erano buoni quei fichi secchi che rubai in una cesta alla casa di Giovanna!» e io non posso che sorridere e accarezzarlo). Dunque sto per rimettermi a studiare. Infatti, finiti gli esami di ottobre, mi sono preso una vacanza e sono andato a caccia. Son andato a spasso per la Toscana, in giro da amici, con la moto, Flush e il fucile. È stata una vita girovaga, dove una fucilata si alternava con un brindisi e una stretta di mano. Ora è circa una settimana che son ridiventato sedentario e passo il mio tempo tra Pisa e Cesanello. Giro per la campagna, discorro con i contadini e osservo come vanno le cose. La sera, quando è buio, mi metto in camera mia (una piccola cameretta tutta piena di fucili, pugnali, cartucce e cose strane), accendo la radio e leggo o scrivo, come ora. Accanto a me sta Flush che dorme e sogna starne e lepri. Ogni tanto prendo delle fotografie e me le riguardo, piano piano. Mi piace tanto ricordarmi di gite, cacciate e pesche memorabili (o meno). E tu, non credi che sia divertente? Così rivedo la tua casa e penso quella strana sera quando tuo padre per poco non mi prendeva per un brigante, moderno ma brigante. (E aveva di ben che crederlo, con quella specie di arsenale che mi portavo dietro! ). E così mi ricordo dei fichi e dell’uva che mi portasti e della panca che non voleva star ferma, e dei contadini che venivano a vedere cosa c’era di nuovo. BEI RICORDI! Per favore, vuoi ringraziare tuo padre della sua cortese risposta? Mi è giunta in un periodo di studio particolarmente intenso e mi ha fatto un grande piacere. Ciao, Giovanna, rispondimi, se n’hai voglia. Carlo. Ossequi a tuo Padre.
Amantea, 18 novembre 1948. Lettera di Giovanna Cavallo.
Caro Carlo La tua lettera mi è giunta inaspettata. Dunque puoi contarmi tra i tuoi amici, tanto siamo lontani e non possiamo nuocerci. Vorrei proprio sapere se sei felice andando qua e là, io lo sono nella mia calma solitudine. Per essere felici bisogna avere la coscienza pulita, cioè non aver cose da nascondere a nessuno. Adesso però c’è qualche cosa che mi rende colpevole, cioè lo scrivere e ricevere le tue lettere. Credi tu all’amore? Spero di no, io non ci credo e credo che, sebbene nessuno lo vuol confessare, nessuno ci crede. Mi pare che il vedere e rivedere fotografie sia una malattia di tutti, io pure faccio come te. Papà non sa nulla delle tue lettere, tutto è permesso eccetto corrispondere con uomini perciò non te lo posso ringraziare. Salutami Flush e dì che lo perdono per la sua cattiveria. Ciao Carlo, certamente sei seccato delle mie chiacchiere. Studia molto, basta con le cacce e i divertimenti, fai in modo di essere promosso a giugno.
Venerdì 11 marzo 1949. Diario di Giovanna.
Mi ero da poco messa a ricamare quando mi sento chiamare, mi affaccio e vedo la mamma con una lettera in mano. "È tua", ha detto e poi me la dà, dalla scrittura mi accorgo che è quella di Carlo e che dentro c’è una foto. Al contrario delle altre volte che correvo in camera mia per leggerla, non potevo decidermi ad aprirla. Se è brutto, mi chiedevo, cosa farò? Perché è successa una cosa triste: da quando è passato Carlo, il sogno è sparito, cosa ricordo di questo che è diventato realtà? Solo due meravigliosi occhi blu, ma il resto? Finalmente l’apro e ci trovo una foto in tenuta da caccia. Sono tranquilla, non è affatto brutto come temevo e i suoi capelli sono ondulati. Dalla foto mostra 17 o 18 anni e a me sembra bellissimo. Bellissimo come il sogno.

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