Italia
Cibi senza etichette e a km zero... dalla Polonia
di Libero Red Dolce
Da Livorno a Carrara, nessuno si siede più alla mensa dei pompieri da 4 giorni Balleri (Uil): «Ci arriva della carne macinata che non darei neppure ai miei cani»
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LIVORNO. Il macinato, la carne macinata per il sugo, sembra legno. Legno trattato: i pezzettini di pellet per le stufe che non inquinano. Almeno quello. L’appalto da quasi 5 milioni per nutrire i vigili del fuoco della Toscana dice con chiarezza che il cibo deve essere “biologico”, possibilmente a chilometro zero. Lo scrive perfino il prefetto Parisi nella lettera con cui annuncia la gara nazionale da quasi 80 milioni, ad aprile 2017. Ma la carne macinata diretta a Livorno arriva dalla provincia di Modena. Sempre meglio delle bistecche congelate che arrivano dalla Polonia. Un po’ più che a chilometro zero.
Forse è anche per questo che nelle cucine di caserme e distaccamenti dei vigili del fuoco da tre giorni si accumulano petti di pollo rinsecchiti nel cellophane, vaschette senza etichette. L’appalto per la mensa è cambiato dal 1°gennaio e i vigili sono sul piede di guerra. «La frase d’amore più vera è: hai mangiato?». Lo diceva la scrittrice Elsa Morante e a darle retta sembra che ai vigili del fuoco non voglia più bene nessuno.
Ore 14.30 di un giorno qualsiasi degli ultimi quattro. L’uomo porta il furgone sotto il cancello del distaccamento. Siamo a Carrara ma la scena si ripete simile da Pescia a Grosseto. L’addetto alle cibarie tira fuori due scatoloni di polistirolo, alcune buste della spesa e sparisce all’interno. È il pasto in differita: quello che va mangiato l’indomani arriva il giorno prima. L’orario di consegna è simile per i distaccamenti più piccoli della Toscana, tra le 14 e le 15. Secondo le disposizioni previste dal nuovo appalto, vinto dalla campana Ri.Ca srl, nelle strutture con più di 15 persone i pasti saranno ancora preparati dalle cuoche, come in passato. Discorso diverso per i distaccamenti dove i pompieri sono meno: da lì sono sparite le cuciniere e con loro utensili, piani cottura e forni a microonde. La ditta che aveva gestito l’appalto fino al 31 dicembre li ha portati via. E non c’è più modo di riscaldare quel che arriva.
Il problema in realtà non si è posto. Fin dal primo giorno i vigili del fuoco accolgono i corrieri, ritirano gli alimenti, ringraziano e lasciano tutto nelle buste. Quel cibo lì non lo mangiano. Grazie.
Così i comandanti provinciali hanno dovuto organizzarsi in qualche modo. D’altronde la richiesta dei loro uomini non era irragionevole. Nelle sedi distaccate i pompieri sono andati a mangiare al ristorante a spese dell’amministrazione. Il delegato regionale Usb di Viareggio Silvano Lazzarini spiega: «Bisogna andare in divisa, magari sporchi tra la gente che mangia. Se succede qualcosa tocca scappare e magari si riesce a tornare solo quando il ristorante è ormai chiuso. E c’è anche il problema del rimborso di queste spese, che non si sa se la Ri.ca vorrà rimborsare»
Per ogni alimento ci sono etichette con provenienza e scadenza, ma sono comparse solo dal secondo giorno di nuova mensa. Dopo le proteste. La prima consegna, arrivata il 31 dicembre per Capodanno, era priva di ogni riferimento. Neppure riferimenti a ingredienti e allergeni. Ora spunta un allegato. «In pratica per evitare rischi dobbiamo studiare prima di mangiare. L’altro ieri ci hanno portato il pesto alla ligure e tra gli allergeni non figuravano pinoli. Era un pesto leggero per la digestione o hanno dimenticato di scriverli?», dice Omar Prata, vigile a Massa e delegato Fp Cgil.
Il primo menu prevedeva ravioli con il ragù di carne e pollo con le patate al forno. La scelta è rigida, presa senza consultare chi mangia. «Se io sono vegetariano o mangio solo in bianco per problemi sanitari mi tocca digiunare», dice Prata. Esagerazioni, si potrebbe pensare. «No, i nostri turni sono di 12 ore. Dalle 8 alle 20 e dalle 20 alle 8 – risponde Claudio Mariotti, vigile a Pisa e delegato Usb – se capita un’emergenza dobbiamo andare. Non abbiamo una pausa pranzo vera e propria, se una casa brucia si va, mica possiamo dire “finisco la frutta e poi parto”». Le sedi più in difficoltà sono le piccole: Aulla, Cecina, Orbetello, Montecatini, Pescia, Pietrasanta, San Marcello Pistoiese, Viareggio. Qui addio cucine. Ma non va meglio nelle sedi centrali.«Io lavoro a Livorno – spiega Riccardo Balleri, segretario regionale Uil Pa – abbiamo stoviglie per la metà delle persone che lavorano qui ogni giorno. È incredibile vedere i pasti consegnati 24 ore prima senza indicazioni. Nella nostra mensa è arrivata carne macinata, per il ragù, che non darei nemmeno ai cani. E carne congelata dalla Polonia. Poi nel contratto si parla di cibo biologico e dieta specifica».
Forse è anche per questo che nelle cucine di caserme e distaccamenti dei vigili del fuoco da tre giorni si accumulano petti di pollo rinsecchiti nel cellophane, vaschette senza etichette. L’appalto per la mensa è cambiato dal 1°gennaio e i vigili sono sul piede di guerra. «La frase d’amore più vera è: hai mangiato?». Lo diceva la scrittrice Elsa Morante e a darle retta sembra che ai vigili del fuoco non voglia più bene nessuno.
Ore 14.30 di un giorno qualsiasi degli ultimi quattro. L’uomo porta il furgone sotto il cancello del distaccamento. Siamo a Carrara ma la scena si ripete simile da Pescia a Grosseto. L’addetto alle cibarie tira fuori due scatoloni di polistirolo, alcune buste della spesa e sparisce all’interno. È il pasto in differita: quello che va mangiato l’indomani arriva il giorno prima. L’orario di consegna è simile per i distaccamenti più piccoli della Toscana, tra le 14 e le 15. Secondo le disposizioni previste dal nuovo appalto, vinto dalla campana Ri.Ca srl, nelle strutture con più di 15 persone i pasti saranno ancora preparati dalle cuoche, come in passato. Discorso diverso per i distaccamenti dove i pompieri sono meno: da lì sono sparite le cuciniere e con loro utensili, piani cottura e forni a microonde. La ditta che aveva gestito l’appalto fino al 31 dicembre li ha portati via. E non c’è più modo di riscaldare quel che arriva.
Il problema in realtà non si è posto. Fin dal primo giorno i vigili del fuoco accolgono i corrieri, ritirano gli alimenti, ringraziano e lasciano tutto nelle buste. Quel cibo lì non lo mangiano. Grazie.
Così i comandanti provinciali hanno dovuto organizzarsi in qualche modo. D’altronde la richiesta dei loro uomini non era irragionevole. Nelle sedi distaccate i pompieri sono andati a mangiare al ristorante a spese dell’amministrazione. Il delegato regionale Usb di Viareggio Silvano Lazzarini spiega: «Bisogna andare in divisa, magari sporchi tra la gente che mangia. Se succede qualcosa tocca scappare e magari si riesce a tornare solo quando il ristorante è ormai chiuso. E c’è anche il problema del rimborso di queste spese, che non si sa se la Ri.ca vorrà rimborsare»
Per ogni alimento ci sono etichette con provenienza e scadenza, ma sono comparse solo dal secondo giorno di nuova mensa. Dopo le proteste. La prima consegna, arrivata il 31 dicembre per Capodanno, era priva di ogni riferimento. Neppure riferimenti a ingredienti e allergeni. Ora spunta un allegato. «In pratica per evitare rischi dobbiamo studiare prima di mangiare. L’altro ieri ci hanno portato il pesto alla ligure e tra gli allergeni non figuravano pinoli. Era un pesto leggero per la digestione o hanno dimenticato di scriverli?», dice Omar Prata, vigile a Massa e delegato Fp Cgil.
Il primo menu prevedeva ravioli con il ragù di carne e pollo con le patate al forno. La scelta è rigida, presa senza consultare chi mangia. «Se io sono vegetariano o mangio solo in bianco per problemi sanitari mi tocca digiunare», dice Prata. Esagerazioni, si potrebbe pensare. «No, i nostri turni sono di 12 ore. Dalle 8 alle 20 e dalle 20 alle 8 – risponde Claudio Mariotti, vigile a Pisa e delegato Usb – se capita un’emergenza dobbiamo andare. Non abbiamo una pausa pranzo vera e propria, se una casa brucia si va, mica possiamo dire “finisco la frutta e poi parto”». Le sedi più in difficoltà sono le piccole: Aulla, Cecina, Orbetello, Montecatini, Pescia, Pietrasanta, San Marcello Pistoiese, Viareggio. Qui addio cucine. Ma non va meglio nelle sedi centrali.«Io lavoro a Livorno – spiega Riccardo Balleri, segretario regionale Uil Pa – abbiamo stoviglie per la metà delle persone che lavorano qui ogni giorno. È incredibile vedere i pasti consegnati 24 ore prima senza indicazioni. Nella nostra mensa è arrivata carne macinata, per il ragù, che non darei nemmeno ai cani. E carne congelata dalla Polonia. Poi nel contratto si parla di cibo biologico e dieta specifica».
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