Sicurezza
Razzismo, la battaglia vinta di Jean Jacques
La vicina gli disse “sporco negro”, è stato risarcito con 2100 euro: «Per mia figlia vorrei un mondo diverso»
CECINA. «Sei solo uno sporco negro di merda». Quella frase se l’è sentita vomitare addosso. Una, due, tre volte. Motivi futili, problemi di vicinato. Una serie di parole che dal baratro dell’ignoranza arrivano al cuore di quel ragazzo simbolo di un amore senza limiti e confini. Padre italiano, emigrante dalla Basilicata a Parigi, e madre francese di origini caraibiche. Lui bianco, lei nera. «Come un Puma, come dice mio padre». Ora anche Jean Jacques Pantuosco, parrucchiere trentaquattrenne cresciuto a Cecina, in provincia di Livorno, è un padre. E anche per questo quelle frasi di odio non le ha lasciate cadere nel vuoto. Si è rivolto ad un avvocato e ha deciso di denunciare l’episodio. E alla fine per quelle offese razziste, pochi giorni fa, si è visto riconoscere dal giudice di pace di Cecina un risarcimento di oltre 2.000 euro.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.16301494:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/offese-razziste-dalla-vicina-risarcito/94856/96420]]
«Tutti soldi che, come avevo detto quando iniziai la causa, andranno in beneficenza – racconta Jean Jacques -. Mi è capitato in altre occasioni di essere offeso per il colore della mia pelle. Ma questa volta ho deciso di andare fino in fondo. L’offesa era gratuita, ripetuta più volte, un affronto alla mia famiglia».
Il bonifico di 2.171,72 euro è arrivato in banca il 28 dicembre. Una vittoria che il parrucchiere di Cecina ha “celebrato” sul proprio profilo Facebook. «Giustizia è fatta, dopo l’episodio del marzo 2016 finalmente posso dire che ogni tanto la ruota gira dalla parte giusta». E poi la foto dell’accredito bancario. Sotto una lunghissima serie di commenti a sostegno di Pantuosco.
Uno che a Cecina è conosciutissimo, anche per la sua attività. Jean Jacques fa il parrucchiere come suo padre, che aprì la prima attività in città nel 1976, e come il fratello Jean Louis scomparso nel 2002 in un incidente stradale. «Dopo quell’episodio tragico ho dovuto cambiare la mia vita. Da ragazzino spensierato, un po’ irrequieto, ho mollato tutto per diventare un uomo». Azzerare la vita e ripartire da zero. Con la passione per le forbici e anche della musica ereditate da padre e fratello maggiore.
«Forse è proprio il senso di responsabilità, anche nei confronti di mia figlia Louise, ad avermi convinto a contattare il mio avvocato, Giovanni Porta – racconta Jean Jacques -. Ho pensato che se c’è così tanta ignoranza al mondo ancora oggi almeno bisogna provare a combatterla. Ho fatto sport e giocato a calcio per tanti anni e le offese razziste non sono mancate. Ma a una certa età, vuoi anche per la foga agonistica, da un ragazzo della mia età potevo far finta di non sentire. In altri casi sono il primo a ridere di certi episodi: una volta ero in ospedale. A una signora anziana caddero dei fogli, io li raccolsi e la rincorsi per darglieli. Mi cacciò quasi via credendomi un venditore ambulante. Su certi casi mi limito a sorridere. Ricevere offese pesanti da una persona della quale potrei essere figlio, invece, era intollerabile».
Essere intolleranti con chi non è tollerante. Un paradosso che Karl Popper ha trasformato in teoria scientifica. E Jean Jacques ha applicato a quanto ha vissuto in prima persona. «Io sono orgoglioso della mia famiglia, delle mie origini, del colore della mia pelle e delle mie trecce afro – racconta il parrucchiere e musicista cecinese -. Sono cresciuto in Italia e forse la maggiore immigrazione, abbinata a una crisi economica, ha provocato divisioni e spaccature sociali che non si vedevano forse da prima che nascessi. La società nella quale vorrei veder crescere mia figlia, però, credo debba indignarsi e non accettare sempre l’intolleranza in silenzio. La mia, credo sia solo una piccola dimostrazione che si può. In più la mia vittoria servirà ad aiutare chi ha bisogno».
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.16301430:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16301430:1652370027/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Trasformare quello «sporco negro di merda» in un gesto di solidarietà. Per Jean Jacques, questo, è il modo migliore per salutare il 2017 e lasciarsi alle spalle quell’offesa rigurgitata dalle tenebre dell’ignoranza. «Ora ci sorrido, anche perché chi mi ha ingiuriato mi aveva pure detto di tornare al mio paese. Ma il mio paese è tra Marina e Palazzi, due luoghi del cuore in cui sono nato e cresciuto nella mia Cecina. Questa è la mia casa, qui è la mia vita. E qui, se il destino vorrà, ci sarà quella di mia figlia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
