Il Tirreno

Toscana

Uccide la moglie, poi tenta il suicidio

di Matteo Leoni
Rosario Giangrasso
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Rosario Giangrasso

Tragedia familiare a Scandicci: Rosario Giangrasso aveva più volte compiuto gesti eclatanti, salendo anche sul Duomo di Firenze

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SCANDICCI. I soldi non bastavano mai, la vita familiare andava a rotoli. Lui non ce l’ha fatta più, e ha deciso di farla finita portando con sé la moglie e lasciando al loro destino i due figli, una ragazzina di 16 anni e un ragazzino di 14. La tragedia si è consumata venerdì 29 dicembre mattina all’alba a Scandicci, in un appartamento al piano terra di un condominio popolare alle porte di Firenze. Rosario Giangrasso, disoccupato di 56 anni, ha ucciso la moglie Dao, una quarantatreenne della Thailandia, e poi ha tentato il suicidio tagliandosi le vene. Non ce l’ha fatta perché la figlia più grande, che dormiva al momento dell’omicidio, lo ha trovato e ha chiamato i carabinieri.

Adesso l’uomo si trova nel carcere di Sollicciano, in stato di arresto per omicidio. Giangrasso ha aggredito la moglie mentre lei si trovava nella stanza dove si era trasferita a dormire da quando le cose tra loro non andavano più bene. L’ha sorpresa probabilmente nel sonno, e l’ha strangolata con una fascetta da elettricista, poi per essere sicuro di averla uccisa ha infierito su di lei colpendola alla testa con la gamba di legno di una sedia. Solo l’autopsia, disposta dalla pm Christine von Borries, potrà dire quale sia stata la ferita risultata mortale. Giangrasso ha poi trasportato il cadavere in quella che era stata la loro camera da letto. Ha steso la moglie sul letto, ma non ne ha retto la vista e l’ha coperta col piumone. Poi le si è steso accanto e ha aspettato la morte dopo essersi tagliato le vene con due coltelli presi dalla cucina. A salvarlo è stata la figlia, entrata nella camera per cercare la madre. Ha visto il padre ferito e sanguinante. Non si è accorta della sagoma sotto le coperte. «Mio padre è ferito – ha detto chiamando i carabinieri – e mia madre non so dov’è» .

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I militari della Compagnia di Scandicci, arrivati in pochi minuti, hanno fatto la macabra scoperta. Sul posto sono intervenuti anche la scientifica dei carabinieri e gli investigatori del reparto operativo dei comando provinciale di Firenze, guidati dal colonnello Carmine Rosciano. La famiglia viveva nell’appartamento da due anni, grazie a un affitto di favore ottenuto grazie all’intermediazione al sacerdote della pieve di Giogoli, una frazione del Comune di Scandicci. Ma anche 300 euro al mese erano troppi, e spesso le rate venivano saltate. Fino a che, il 12 dicembre scorso, non è arrivato l’avviso di sfratto. È stara questa, forse, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Lui lavorava al nero, faceva lavoretti come giardiniere, lei tirava avanti facendo la donna delle pulizie» raccontano i vicini di casa, increduli per l’accaduto. Dao, o Stella come si faceva chiamare, nel quartiere tutti la conoscevano e avevano imparato ad amarla. Lei che a Scandicci era arrivata per amore di Rosario, trasferendosi in Italia dal suo paese. «La bara deve essere abbastanza grande per tutti e due» ha scritto nel biglietto lasciato in casa, nel quale annuncia l’intenzione di compiere l’omicidio suicidio.

Nel documento se la prende con quanti non lo hanno aiutato, compresi rappresentanti delle istituzioni, e ringrazia quanto invece gli hanno dato sostegno nei momenti di difficoltà, tra cui il sacerdote di Giogoli. La sua situazione era ben nota ai servizi sociali, che da tempo seguivano la famiglia. In passato il suo grido di aiuto era arrivano fino ai giornali. Giangrasso si era infatti reso protagonista di gesti eclatanti, pur di attirare l’attenzione sulle sue difficoltà economiche. Solo lo scorso luglio si era arrampicato su un’impalcatura del Duomo di Firenze, convincendosi a scendere solo dopo aver parlato col sindaco di Scandicci Sandro Fallani. Nel 2012 era salito su una gru, disperato dopo aver perso il lavoro. Nel 2013 salì su un traliccio, perché temeva di perdere la camera che il Comune di Scandicci gli aveva messo a disposizione presso un affittacamere. Poco tempo dopo, per paura che i servizi sociali gli togliessero i figli, affisse un cartello all’ospedale Torregalli, dichiarandosi disposto a vendere un rene per mantenere la famiglia.
 

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