Sicurezza
Prestito ai Renzi, in Regione è scontro fra Giani e Donzelli
Fdi espone i cartelloni sulla Chil post negli spazi pubblici Il presidente del consiglio toscano: «Era vietato. Sanzionerò»
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FIRENZE. Eugenio Giani, il presidente del consiglio regionale, lo aveva avvertito. «Falla pure la tua mostra. Ma dentro le tue stanze. Dentro gli spazi di Fratelli d’Italia». Giovanni Donzelli, che di Fratelli d’Italia è capogruppo in Regione, non ci ha pensato neanche un minuto a dargli retta. Per presentare la sua mostra sui soldi che la famiglia Renzi avrebbe preso grazie alla garanzia di Fidi Toscana - finanziaria partecipata dalla Regione - ha spostato i pannelli sul ballatoio delle scale. Non è riuscito ad arrivare nella sala del consiglio regionale, ma ha occupato (simbolicamente) uno spazio comune. E tanto basta per far scoppiare un battibecco che si trasformerà in una punizione. «Un provvedimento ai sensi del regolamento dell’assemblea», dice il presidente Giani.
Nessuna fretta. «Riunirò l’ufficio di presidenza dopo le festività natalizie» dice Giani. Ma anche con tutto l’aplomb che lo contraddistingue dice con chiarezza che questa volta non passerà sopra alla marachella. Giamburrasca Donzelli è andato oltre: «Di fronte alla richiesta di organizzare una mostra nella Sala del Gonfalone ero stato chiaro con Donzelli: gli spazi pubblici del palazzo del consiglio regionale possono essere usati solo per fini e iniziative istituzionali. Non di partito. Al tempo stesso, non avrei potuto impedire al collega di organizzare un’iniziativa negli spazi assegnati al suo gruppo. Invece, mi sono ritrovato i cartelloni fuori, vicino alle scale “per presentarli alla stampa”. E con durezza gli ho annunciato provvedimenti, anche se li ho fatti rimettere dentro la stanza di FdI. Non so ancora quali, anche perché non ci siamo mai trovati in una situazione del genere».
Altrettanto secco Donzelli: «Giani e il Pd non possono gestire il palazzo del consiglio regionale come se fosse casa loro. Intanto io non ho mai ricevuto alcuna risposta ufficiale rispetto alla richiesta di allestire una mostra in sala consiliare. Inoltre, la mia non è un’iniziativa partitica come sostiene Giani, ma istituzionale: i miei pannelli non fanno altro che sintetizzare la mia interrogazione consiliare sul prestito alla società Chil Post della famiglia Renzi, le risposte ricevute e la corrispondenza collegata. Si tratta di atti pubblici e pubblicati che chiunque può leggere sul sito della Regione. Io sono stato fantasioso e li ho stampati su cartelloni perché fossero più visibili, ma non mi si può mettere sotto accusa perché sono fantasioso».
In realtà Donzelli, per quanto sostenuto in questa interrogazione è rinviato a giudizio per diffamazione (prima udienza il 14 maggio 2018), visto che ha tirato in ballo non solo Tiziano Renzi ma anche Marco Lotti (padre del ministro) per aver firmato il mutuo concesso dalla Bcc di Pontassieve a Chil post e garantito da Fidi Toscana. E infatti Antonio Mazzeo, vicesegretario regionale del Pd, ricorda che Donzelli «farebbe meglio a prepararsi a rispondere in tribunale delle accuse che muove, invece di fare un uso strumentale degli spazi istituzionali». Ma Donzelli insiste: «Capisco che il Pd si innervosisca ogni volta che si parla di Renzi, ma non possono certo impedirmi di usare gli spazi pubblici del consiglio regionale perché sono stato eletto dalla destra».
Nessuna fretta. «Riunirò l’ufficio di presidenza dopo le festività natalizie» dice Giani. Ma anche con tutto l’aplomb che lo contraddistingue dice con chiarezza che questa volta non passerà sopra alla marachella. Giamburrasca Donzelli è andato oltre: «Di fronte alla richiesta di organizzare una mostra nella Sala del Gonfalone ero stato chiaro con Donzelli: gli spazi pubblici del palazzo del consiglio regionale possono essere usati solo per fini e iniziative istituzionali. Non di partito. Al tempo stesso, non avrei potuto impedire al collega di organizzare un’iniziativa negli spazi assegnati al suo gruppo. Invece, mi sono ritrovato i cartelloni fuori, vicino alle scale “per presentarli alla stampa”. E con durezza gli ho annunciato provvedimenti, anche se li ho fatti rimettere dentro la stanza di FdI. Non so ancora quali, anche perché non ci siamo mai trovati in una situazione del genere».
Altrettanto secco Donzelli: «Giani e il Pd non possono gestire il palazzo del consiglio regionale come se fosse casa loro. Intanto io non ho mai ricevuto alcuna risposta ufficiale rispetto alla richiesta di allestire una mostra in sala consiliare. Inoltre, la mia non è un’iniziativa partitica come sostiene Giani, ma istituzionale: i miei pannelli non fanno altro che sintetizzare la mia interrogazione consiliare sul prestito alla società Chil Post della famiglia Renzi, le risposte ricevute e la corrispondenza collegata. Si tratta di atti pubblici e pubblicati che chiunque può leggere sul sito della Regione. Io sono stato fantasioso e li ho stampati su cartelloni perché fossero più visibili, ma non mi si può mettere sotto accusa perché sono fantasioso».
In realtà Donzelli, per quanto sostenuto in questa interrogazione è rinviato a giudizio per diffamazione (prima udienza il 14 maggio 2018), visto che ha tirato in ballo non solo Tiziano Renzi ma anche Marco Lotti (padre del ministro) per aver firmato il mutuo concesso dalla Bcc di Pontassieve a Chil post e garantito da Fidi Toscana. E infatti Antonio Mazzeo, vicesegretario regionale del Pd, ricorda che Donzelli «farebbe meglio a prepararsi a rispondere in tribunale delle accuse che muove, invece di fare un uso strumentale degli spazi istituzionali». Ma Donzelli insiste: «Capisco che il Pd si innervosisca ogni volta che si parla di Renzi, ma non possono certo impedirmi di usare gli spazi pubblici del consiglio regionale perché sono stato eletto dalla destra».
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