Il Tirreno

Toscana

I giudici bocciano 8mila maestri toscani

di Stefano Taglione
I giudici bocciano 8mila maestri toscani

Niente più ruolo per chi ha solo il diploma magistrale preso prima del 2002: si dovrà accontentare della supplenza

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FIRENZE. Avevano vinto il ricorso al Tar e alcuni di loro erano anche stati assunti. Ma ora il Consiglio di Stato ha deciso che se ne devono andare a casa: retrocessione in seconda fascia (ovvero meno possibilità di poter insegnare) e, per chi ce l’aveva, il contratto a tempo indeterminato che all’improvviso diventa carta straccia.

“LICENZIAMENTO” DI MASSA

Secondo le stime dei sindacati solo in Toscana sono circa ottomila gli insegnanti che a fine anno saranno licenziati. Tutti maestri delle scuole primarie e dell’infanzia che si sono diplomati alle magistrali entro l’anno scolastico 2001/2002 e che negli anni scorsi avevano vinto il ricorso al Tribunale regionale amministrativo di Roma (la vertenza era nazionale e contro il ministero) per entrare nelle “Gae” – le graduatorie a esaurimento – la lista che prima o poi dava loro diritto al ruolo, alla cattedra fissa: l’assunzione a tempo indeterminato nel mondo della scuola. Un sogno che ora, per decine di migliaia di insegnanti di tutta Italia, si è trasformato in dramma.

UNA VICENDA CHE DURA DA ANNI

Il nodo del contendere è l’insegnamento con il diploma di scuola magistrale. Come si faceva un tempo, mentre ora serve la laurea in Scienze della formazione primaria. Chi si è diplomato entro il 2002, però, negli ultimi anni ha fatto ricorso, vincendolo. Inizialmente al giudice del lavoro, con diverse sentenze passate in giudicato e ormai inappellabili, mentre dal 2014 in avanti il Consiglio di Stato – spiegano i sindacati – ha dato ragione ai tanti insegnanti che si erano riuniti nei ricorsi collettivi, non una ma ben sette volte. Poi, tre giorni fa, il cambio di rotta. «Ora non rimane altro che una soluzione politica, che noi caldeggiamo fortemente – sostiene Daniele Monticelli, segretario generale della Federazione dei lavoratori della conoscenza della Toscana, la branca della Cgil che segue la scuola – perché nei prossimi mesi, quando il Tar del Lazio valuterà tutti i casi seguendo le indicazioni del Consiglio di Stato, i nostri colleghi perderanno il lavoro». La seconda fascia, a differenza della prima (la “Gae”) non dà diritto all’assunzione. I docenti che ne fanno parte possono solo sperare nella chiamata da parte di un istituto della loro provincia; possibile, ma al massimo con un contratto annuale, quindi precario.

RICORSO ALLA CORTE EUROPEA

Il Consiglio di Stato ha tracciato la strada. Ma ora – spiegano i sindacati – il Tar entrerà nel merito di ogni vicenda, bocciando inevitabilmente tutti quei ricorsi degli insegnanti che fra il 2014 e il 2016, forti del loro diploma magistrale, avevano chiesto l’ingresso nella “Gae” (dove si viene assunti quando si sale in testa) quando questa veniva riaperta per consentire le integrazioni di documentazione a chi ne aveva diritto, come loro pensavano. «Non è la scuola che vogliamo – sottolinea Giovanni Vannucci, segretario generale di Cisl Scuola Toscana – e pensiamo di fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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