Il Tirreno

Toscana

Forteto, il “profeta” Fiesoli torna in cella

La Cassazione conferma la condanna a 15 anni per violenza sessuale e maltrattamenti per il guru della comunità di Vicchio

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PONTASSIEVE. Per la terza volta nella sua vita Rodolfo Fiesoli, il fondatore della comunità Il Forteto di Vicchio, ha passato nel tardo pomeriggio di ieri le porte del carcere. La prima volta era stata nel 1978, anche se la condanna definitiva fu del 1985. In carcere lui rimase poco tempo, tornando ben presto a guidare la comunità fiorentina fondata un anno prima insieme a Luigi Goffredi. Qui venivano accolti piccoli e adolescenti in difficoltà, quasi sempre inviati dal tribunale dei minori o dai servizi sociali. Nel 2011 Fiesoli venne nuovamente arrestato e poi scarcerato dopo qualche giorno.

La sentenza della Cassazione, venerdì, ha confermato la condanna inflitta dai giudici della Corte d’appello di Firenze a oltre 15 anni di carcere per violenza sessuale e maltrattamenti. Il 76enne è stato arrestato dai carabinieri di Pontassieve, che sono andati a prelevarlo a Pelago dove viveva da quando i giudici lo avevano allontanato da Vicchio. Alla caserma di Pontassieve, dov’è stato portato, il “profeta” – così si faceva chiamare – ha accusato un malore. Prima del trasferimento in carcere è stato quindi portato al pronto soccorso di Ponte a Niccheri, a Firenze. I medici lo hanno sottoposto a ogni controllo possibile, ma dopo quattro ore non hanno trovato niente che impedisse la sua reclusione. Fiesoli è stato sorpreso dall’arrivo dei militari. Forse la decisione della Corte di accogliere il ricorso della Procura generale per un singolo episodio, lo aveva illuso di poter attendere il nuovo processo libero.

Così non è stato perché i 14 anni, 7 mesi e 17 giorni che gli restano da scontare sono una pena certa e ormai determinata, con il nuovo processo che al massimo potrà aggiungere un allungamento della sua reclusione, ma non diminuirla. Non la pensano così i suoi difensori, gli avvocati Oliviero Mazza e Lorenzo Zilletti, che proporranno un incidente di esecuzione contro l’ordine di carcerazione e annunciano ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Quella de Il Forteto, insomma, è una storia che potrebbe non chiudersi neppure con la Cassazione, che pur confermando quasi tutte le condanne per gli altri 22 imputati al processo, vedrà molti di loro, compreso Goffredi, restare fuori dal carcere grazie alla prescrizione intervenuta in molti degli episodi raccontati dai tanti giovani che hanno frequentato la comunità e che solo molti anni dopo hanno trovato la forza di denunciare le violenze subite in quello che per loro doveva essere un rifugio sicuro e anzi assicurare un lavoro per il futuro nella Cooperativa agricola che produce ed esporta all’estero e che anche oggi ha preso le distanze dal fondatore.

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