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Toscana

MORTI IN OSPEDALE A PIOMBINO, LA REPLICA IN UN VIDEO 

La difesa: quella perizia non inguaia Fausta Bonino

LIVORNO . L'avvocata di Fausta Bonino, l'infermiera indagata per la morte di quattordici pazienti del reparto di Rianimazione dell'ospedale di Piombino, replica all'anticipazione pubblicata sul...

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LIVORNO . L'avvocata di Fausta Bonino, l'infermiera indagata per la morte di quattordici pazienti del reparto di Rianimazione dell'ospedale di Piombino, replica all'anticipazione pubblicata sul Tirreno di mercoledì nella quale si dava conto dell'esito della perizia firmata da cinque esperti e chiesta dal giudice per accertare le cause dei decessi sospetti avvenuti tra il 2014 e il 2015 nella struttura di Villamarina.

Una precisazione, quella di Cesarina Barghini, almeno nei modi, insolita.

L'avvocata ha scelto di affidare la sua posizione a un video caricato la sera di mercoledì sulla sua pagina Facebook. L'avvocata, con il Tirreno sulla scrivania dello studio, racconta di essersi consultata con i propri periti e di sentire la necessità di proteggere l'integrità della sua assistita.

Cesarina Barghini nel video parla di «travisamento clamoroso» della perizia e si dice certa che «passeremo a un ridimensionamento della notizia fatto dai nostri periti», già nell’udienza del 12 gennaio, aggiungendo che non si fanno i processi sul giornale.

In particolare Barghini spiega come a suo avviso la perizia non inguai Fausta Bonino.

Il fatto è che i cinque esperti nominati dal giudice per le indagini preliminari Fabrizio Nicoletti in sede di incidente probatorio, per la prima volta chiariscono un punto nodale sul quale accusa e difesa in oltre un anno e mezzo si erano scontrati: sulle quattordici morti sospette almeno dieci sono dovute a un’emorragia causata dalla somministrazione di dosaggi più o meno alti di farmaci anticoagulanti.

Dunque in quel reparto qualcosa di molto strano è accaduto.

E in quattro di questi dieci casi - aggiungono - è stato possibile accertare come il decesso sia riconducibile a una iniezione di una dose massiccia di eparina.

Inoltre, sempre secondo gli esperti, in tutti e quattro i casi la somministrazione della dose letale è avvenuta nell'arco temporale nel quale l'unica sempre di turno era la Bonino, al momento anche la sola ad essere indagata. Fino al deposito di questa perizia non c'era mai stato un parere super partes di ciò che l'indagine ipotizza e la difesa cerca di smontare.

Addirittura il Tribunale del Riesame aveva scarcerato l'infermiera descrivendo l'indagine come lacunosa, mentre la Cassazione, alla quale si era rivolta la stessa Procura, aveva ribaltato la decisione.

Adesso l'inchiesta riparte dai dati emersi nella perizia.



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