Sicurezza
Quel saluto al re dei militari pisani «Ma è solo rispetto»
di Mario Neri
L’Aeronautica: «Non è stato un picchetto d’onore» A Cuneo applicato il codice «per queste missioni di Stato»
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PISA. Ne hanno subito gioito i monarchici, ovvio. Quei «ragazzi» sull’attenti con la mano alzata sotto il basco «sono l’Italia migliore», hanno scritto sul blog due giorni fa i membri della Delegazione toscana degli Ordini dinastici della Real Casa di Savoia. Domenica mattina sono arrivati fino a Cuneo per accogliere il feretro di «sua maestà», fedelissimi di un mondo che non esiste più. E forse neanche immaginavano di poter scattare quella foto: sulla pista brumosa di Levaldigi si vedono tre militari della 46esima Brigata Aerea di Pisa allineati ad omaggiare il passaggio della salma di Vittorio Emanuele III con il saluto militare. Il gesto non è nemmeno coordinato, simultaneo. Qualcuno tiene le braccia tese lungo il corpo. La doppia fila di soldati sembra perfino un po’ sfrangiata. Da lì, la bara con i resti del penultimo re d’Italia si è poi diretta al Santuario di Vicoforte tirandosi dietro una scia di polemiche per un rientro dall’esilio mortuario di Alessandra d’Egitto che ancora non riesce a sfumare.
E nessuno ha ancora capito se l’Italia alla fine deciderà di far spazio accanto i grandi del Pantheon anche al re che consentì l’ascesa di Benito Mussolini e proprio a San Rossore controfirmò le leggi razziali. «La solennità e il volo di Stato» riservato al Savoia, aveva tuonato il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia, «urtano le coscienze». La Comunità ebraica italiana da giorni ricorda che Vittorio Emanuele fu «complice del regime». «È un traditore», ha ribadito ieri la presidente Noemi Di Segni. In Parlamento Liberi e Uguali ha chiesto al governo di chiarire, il deputato grillino Paolo Romano s’è rivolto perfino al presidente Sergio Mattarella, da cui vorrebbe sapere «da che parte sta?».
Il bisnipote Emanuele Filiberto, invece, non si sa bene perché, si appella al Papa. «Sia lui a decidere se ci deve stare». Ecco, nessuno però aveva ancora visto questa foto, pubblicata ieri da Il Giornale. «Non è una fake news», conferma al Tirreno il ministero della Difesa. «Ma nemmeno uno scandalo», precisano dal dicastero di Roberta Pinotti. Dall’Aeronautica precisano meglio: «Non è un picchetto d’onore ma un gesto di rispetto dovuto in questi casi - dicono - Fa parte del codice di comportamento del corpo, e viene applicato ogni qualvolta lo Stato ci affidi una missione come questa. I militari salutarono così anche la salma di Valeria Solesin, la ragazza vittima della strage del Bataclan. E lo hanno fatto molte altre volte».
Ma gli uomini dell’aviazione italiana onorerebbero così anche un dittatore? «Si tratta di un codice di comportamento, una prassi usuale - ripetono dall’Aeronautica - E con quale diritto potremmo scegliere a chi riservare il saluto? La valutazione di opportunità sul trasporto è stata fatta dal Capo dello Stato». Dunque, spiegano dalla Difesa, i militari non potrebbero contraddire una scelta politica presa dai vertici delle istituzioni repubblicane.
Per i monarchici toscani, quel saluto è «l’onore più grande che sua maestà potesse ricevere» in «assenza di bandiere, picchetto d’onore e di rappresentanti dello Stato» (ma non vogliono la monarchia i monarchici?). Per Vittorio Mosseri, presidente della Comunità ebraica livornese, invece non è altro che «un’offesa alle coscienze di tutti i cittadini», per tutti coloro che si sono battuti e credono nella libertà e nello Stato laico e democratico», dice, augurandosi che nessuno decida davvero di «dare un posto a Vittorio Emanuele al Pantheon, a meno che con lui non vi si voglia seppellire anche la memoria del Paese».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E nessuno ha ancora capito se l’Italia alla fine deciderà di far spazio accanto i grandi del Pantheon anche al re che consentì l’ascesa di Benito Mussolini e proprio a San Rossore controfirmò le leggi razziali. «La solennità e il volo di Stato» riservato al Savoia, aveva tuonato il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia, «urtano le coscienze». La Comunità ebraica italiana da giorni ricorda che Vittorio Emanuele fu «complice del regime». «È un traditore», ha ribadito ieri la presidente Noemi Di Segni. In Parlamento Liberi e Uguali ha chiesto al governo di chiarire, il deputato grillino Paolo Romano s’è rivolto perfino al presidente Sergio Mattarella, da cui vorrebbe sapere «da che parte sta?».
Il bisnipote Emanuele Filiberto, invece, non si sa bene perché, si appella al Papa. «Sia lui a decidere se ci deve stare». Ecco, nessuno però aveva ancora visto questa foto, pubblicata ieri da Il Giornale. «Non è una fake news», conferma al Tirreno il ministero della Difesa. «Ma nemmeno uno scandalo», precisano dal dicastero di Roberta Pinotti. Dall’Aeronautica precisano meglio: «Non è un picchetto d’onore ma un gesto di rispetto dovuto in questi casi - dicono - Fa parte del codice di comportamento del corpo, e viene applicato ogni qualvolta lo Stato ci affidi una missione come questa. I militari salutarono così anche la salma di Valeria Solesin, la ragazza vittima della strage del Bataclan. E lo hanno fatto molte altre volte».
Ma gli uomini dell’aviazione italiana onorerebbero così anche un dittatore? «Si tratta di un codice di comportamento, una prassi usuale - ripetono dall’Aeronautica - E con quale diritto potremmo scegliere a chi riservare il saluto? La valutazione di opportunità sul trasporto è stata fatta dal Capo dello Stato». Dunque, spiegano dalla Difesa, i militari non potrebbero contraddire una scelta politica presa dai vertici delle istituzioni repubblicane.
Per i monarchici toscani, quel saluto è «l’onore più grande che sua maestà potesse ricevere» in «assenza di bandiere, picchetto d’onore e di rappresentanti dello Stato» (ma non vogliono la monarchia i monarchici?). Per Vittorio Mosseri, presidente della Comunità ebraica livornese, invece non è altro che «un’offesa alle coscienze di tutti i cittadini», per tutti coloro che si sono battuti e credono nella libertà e nello Stato laico e democratico», dice, augurandosi che nessuno decida davvero di «dare un posto a Vittorio Emanuele al Pantheon, a meno che con lui non vi si voglia seppellire anche la memoria del Paese».
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