Il Tirreno

Toscana

Morti sospette in corsia, la perizia: "Maxi dosi di eparina"

di Federico Lazzotti
Morti sospette in corsia, la perizia: "Maxi dosi di eparina"

Piombino: per i periti del Tribunale ci fu sovraddosaggio del medicinale che scatenò le emorragie mortali. Il cuore della perizia chiesta dal giudice per le indagini preliminari a un pool di esperti per cristallizzare, in sede di incidente probatorio, le prove che riguardano l’inchiesta

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LIVORNO . Quattro pazienti uccisi da una maxi dose di eparina. Ma esiste un nesso causale tra il decesso di dieci dei quattordici pazienti morti all’ospedale di Piombino e una emorragia dovuta alla somministrazione, con dosaggi più o meno alti, di farmaci anticoagulanti. E addirittura in sei di questi episodi quel tipo di terapia non risulta tra quelle effettuate sulle persone ricoverate nel reparto di Rianimazione di Villamarina tra il 2014 e il 2015.

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È questo il cuore della perizia chiesta dal giudice per le indagini preliminari Fabrizio Nicoletti a un pool di esperti per cristallizzare, in sede di incidente probatorio, le prove che riguardano l’inchiesta sulle morti sospette in corsia. Un’indagine delicatissima che nel marzo del 2016 ha portato all’arresto di Fausta Bonino, l’infermiera che ancora oggi risulta l’unica indagata nell’indagine coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci.

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Proprio le conclusione dei periti, inguaiano l’infermiera che da quasi due anni grida la propria innocenza. Il motivo? Nei quattro decessi in cui è stata accertata la somministrazione di una bomba di eparina come causa della morte, la Bonino risulta l’unica sempre presente nell’arco temporale in cui è stata effettuata l’iniezione letale.
La relazione firmata dalla professoressa Emanuela Turilazzi, ordinaria di medicina legale all’università di Foggia, dei colleghi Pier Mannuccio Mannucci, Gaetano Serviddio, Luigi Cipolloni e Vittorio Fineschi, è stata depositata al Tribunale di Livorno i primi di dicembre e sarà presentata e discussa in aula il prossimo 12 gennaio.

Un lavoro, quello del pool, lungo oltre un anno, al termine del quale è stato possibile rispondere agli otto quesiti del giudice, nonostante diverse difficoltà. In particolare nel reperire volumi biologici elevati che permettessero di effettuare le analisi, visto che anche la riesumazione delle salme non ha portato ai risultati sperati. E dunque lo studio – e questo potrebbe essere un limite – si è basato su metodi indiretti, in particolare sulle prove di coagulazione eseguite dal laboratorio dell’ospedale di Careggi.


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Nelle 853 pagine di cui è composta la relazione, i medici hanno ripercorso la storia ospedaliera e sanitaria delle quattordici persone scomparse, più quella di Mario Dilo Canessa considerato dagli investigatori un sopravvissuto.
Gli esperti riguardo all’ex operaio della Magona ricoverato nella stessa di Marco Fantozzi (deceduto il 19 gennaio 2014) spiegano come anormalità acquisite nei test di coagulazione non siano attribuibili alle somministrazioni terapeutiche e riportate in cartella di eparina a basso peso molecolare, ma siano invece compatibili con la presenza in circolo di elevate dosi di eparina somministrata poco prima del prelievo di sangue effettuato alle 7 del 14 gennaio 2014.

I periti, inoltre, per semplificare la comprensione del loro lavoro hanno diviso le vittime in quattro diversi gruppi.

Del primo fanno parte Bruno Carletti, Angelo Ceccanti, Mario Coppola e Franca Morganti. E si parla per loro di casi in cui ci sono eventi emorragici causalmente rilevanti del determinismo del decesso e in cui vi è anche una oggettività laboristica della presenza di elevate concentrazioni di eparina nelle provette di sangue inviate a Careggi.

Nel secondo gruppo dove sono stati inseriti altri sei pazienti (Marise Bernardini, Terside Milianti, Lilia Mischi, Aldo Peccianti, Adriana Salti ed Elmo Sonetti) sono stati riscontrati eventi emorragici causalmente rilevanti del determinare il decesso, ma non è stato possibile raggiungere alcuna oggettività laboristica della presenza di elevate concentrazioni di eparina.

C’è poi un terzo gruppo (Marco Fantozzi e Alfo Fischi) in cui sono segnalati emorragie che appaiono però causalmente ininfluenti del provocare la morta. Infine l’ultimo (Marcella Ferri e Sergio Ghini) in cui non sono stati riscontrati eventi emorragici nel memoriale clinico.



 

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