Sicurezza
Inchiesta rifiuti: cavalli e calcio, le passioni di "Mr. Scarti"
Chi è Emiliano Lonzi, l’imprenditore livornese che ha creato un impero sulla monnezza
LIVORNO. «Viviamo alla Magnifica e abbiamo un allevamento di cavalli da salto ad ostacoli. Amiamo la natura e gli animali. Soprattutto la nostra terra». È con questo messaggio che Emiliano Lonzi e la sua famiglia danno il benvenuto agli ospiti della loro tenuta a Fauglia. «Sessantadue ettari di verdi paddock nella meravigliosa campagna toscana dove i puledri possono crescere al meglio».
Ha diversificato l’imprenditore livornese, 61 anni, astro di una dinastia di origini umilissime. Erano cenciai, i suoi antenati, raccoglitori di ferri vecchi e stracci, e questo ha permesso loro di capire prima di tutti che la spazzatura prodotta dagli altri equivaleva a soldi.
Ma nella diversificazione esplode come un paradosso la contraddizione dell’uomo che alle porte di Livorno mescola i rifiuti pericolosi con quelli ordinari, che a Piombino e Rosignano avvelena le discariche con toner e vernici, oli esausti e filtri, mentre a Fauglia alleva cavalli Hannover e apre le porte del suo castello a chi vuole provare un’esperienza a contatto con la natura.
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È lì, in via Pugnano 9, che i carabinieri forestali hanno bussato all’alba di giovedì. Ed è lì che Lonzi, sua moglie Anna Mancini e suo cognato Stefano Fulceri stanno passando queste ore agli arresti domiciliari.
Sono stati anche i cavalli a unire Lonzi e Mauro Palandri, da cui il primo rilevò anni fa l’azienda dei rifiuti Rari (mantenendo però una quota e uno stipendio). Lonzi li alleva, li fa crescere e li vende. Sul suo sito vanta 14 fattrici, 2 stalloni e 15 puledri. Vittorie a concorsi in tutta Europa. Palandri invece ama l’ippica, le scommesse, gli ippodromi.
In azienda Lonzi è la mente, il deus ex machina dell’attività, anche di quella illecita evidenzia la Procura. Palandri è il braccio. Un braccio di ferro, come testimoniano molte intercettazioni. Raccontano alcuni lavoratori che Palandri non si sia peritato più volte a rispondere con una frase sibillina a coloro che si lamentavano di una strumentazione inadeguata a livello di sicurezza all’interno dello stabilimento Rari e chiedevano ad esempio maschere pressurizzate per operare nei capannoni: «O così o quello è il cancello».
Quando una ventina d’anni fa Emiliano Lonzi ha ricevuto la Lonzi Metalli dal padre Leonetto, oggi 84enne, ha sottoscritto un patto di sangue: il sostegno al Picchi, la seconda squadra di calcio della città, uno dei migliori settori giovanili della Toscana, di cui il babbo era stato tra i fondatori, per lunghi anni presidente, ed è tuttora socio col 20%. Non a caso anche quest’anno sulle maglie biancoamaranto compaia lo sponsor Rari
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