Il Tirreno

Toscana

Pensioni: assegni più robusti a 1,5 milioni di toscani

di Cinzia Chiappini
Pensioni: assegni più robusti a 1,5 milioni di toscani

Dal 1° gennaio adeguamenti all’inflazione, fino a 260 euro all’anno. E questo grazie a un meccanismo tecnico che nulla ha che vedere con le scelte politiche

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LIVORNO. Buone notizie per i pensionati italiani, inclusi i 1.588.458 titolari di un assegno Inps che vivono in Toscana. Sì perché dopo due anni di magra, il loro reddito tornerà a salire, anche se – è bene precisarlo – non si tratterà di un’impennata ma di una crescita contenuta. Gli aumenti varieranno a seconda della fascia di reddito e saranno inversamente proporzionali all’entità della pensione, dunque più cospicui per gli assegni più bassi e più leggeri per i ceti abbienti. Tutti, comunque, percepiranno un po’ di soldi in più. E questo grazie a un meccanismo tecnico che nulla ha che vedere con le scelte politiche, un dettaglio da precisare con chiarezza, soprattutto in tempi di campagna elettorale.

L’ADEGUAMENTO

Sì perché l’aumento è figlio dell’adeguamento all’inflazione e più precisamente all’indice Istat dei prezzi al consumo, la “stella polare” in base alla quale vengono calcolate prestazioni previdenziali e assistenziali. Questo significa che a beneficiare dell’incremento saranno tutti i pensionati: da quelli che percepiscono l’assegno sociale agli invalidi civili, inclusi i titolari di un vitalizio. L’adeguamento delle pensioni all’inflazione avviene all’inizio di ogni anno, in via provvisoria rispetto ai tassi dei 12 mesi pregressi e in via definitiva sulla base dell’anno ancora precedente, con un conteggio che parte dai valori indicati dal ministero dell’Economia e delle Finanze nel mese di dicembre.

GLI SCAGLIONI DI REDDITO

I più avvantaggiati, come detto, saranno i cittadini che percepiscono gli assegni più leggeri e l’aumento diminuirà con l’aumentare del reddito. Chi percepisce una pensione tra i 448 i 1.505,67 euro avrà un incremento del 1,10%, dunque tra i 4,9 e i 16 euro al mese; gli assegni tra i 1.505,67 e i 2.007,56 aumenteranno dell’1,045%, dai 15 e ai 20 euro al mese; la fascia tra i 2.007,56 e i 2.509 prenderà lo 0,825% in più, quindi tra i 16 e i 20 euro al mese; le pensioni tra i 2.509 e i 3.011 euro cresceranno invece dello 0,550%, dai 13 ai 16 euro in più al mese, mentre i pensionati più ricchi – quelli che prendono più di 3.011 euro al mese – avranno un incremento dello 0,495% quindi a partire dai 14 euro.

GLI ESEMPI

I benefici dell’adeguamento al tasso di inflazione riguarderanno tutte le tipologie di pensioni: la minima Inps salirà da 501,89 a 507,92 euro mensili, la sociale (erogata a chi ne era titolare al 31 dicembre 1995), arriverà a 373,69 euro, mentre l’assegno sociale (riforma Dini, legge n. 335/1995) salirà da 448,07 euro a 453,45 euro. A festeggiare di più, una volta tanto, saranno i pensionati “più poveri”, fino a 2.000 euro al mese: operai, commercianti, artigiani, postali e tutto il mondo dei lavoratori della scuola. Ad esempio, un postino che nel 2017 aveva un assegno mensile lordo di 1.600 euro, l’anno prossimo prenderà 16,72 euro in più al mese, pari a 217,36 euro in più all’anno (importi lordi). Un insegnante con una pensione da 2.100 euro avrà 17,33 euro in più al mese per un gruzzolo annuo da 225,29 euro. L’aumento massimo, non in termini percentuali ma di “contanti”, sarà di 260 euro all’anno per le pensioni fino a 3.000 euro.

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FUTURO NERO

L'annuncio di un aumento delle pensioni ha già destato un notevole interesse. E così, qualcuno, ha già iniziato a informarsi: «Un po’ di persone si sono presentate ai nostri sportelli: soprattutto cittadini che prendono la pensione di invalidità», conferma Luca Andreozzi, responsabile di Inas Cisl Lucca. Per farsi trovare pronto, il suo ufficio si è “armato” di tabelle e proiezioni. «Per anni le pensioni sono rimaste al palo ed è normale che la notizia dell’aumento oggi faccia muovere le persone. Lo si attendeva da anni», spiega Andreozzi, ricordando però che si tratta di un meccanismo tecnico e che la politica, in questo caso, non ha alcun merito. «Come Cisl abbiamo lanciato una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di affrontare il nodo delle pensioni. I giovani di oggi percepiranno assegni calcolati in base al solo metodo contributivo, che saranno dunque molto, molto più bassi rispetto a quelli dei loro genitori, che hanno beneficiato del sistema misto retributivo e contributivo. Il risultato è che le pensioni più piccole, quelle assistenziali e di invalidità, saranno inferiori al minimo vitale». Ma quanto più basse? «Prima del ’95, la minima equivaleva agli attuali 500 euro, indipendentemente dai contributi versati. Con il nuovo sistema saranno erogate anche pensioni da 80 euro», risponde preoccupato il rappresentante sindacale.

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